Euro 2032, la candidatura di Napoli appesa a un filo: ora serve un’intesa

Cinque mesi per evitare l’esclusione

Napoli rischia seriamente di restare fuori da Euro 2032, l’Europeo che Italia e Turchia organizzeranno insieme, e il tempo per evitare l’esclusione si sta rapidamente assottigliando. L’assenza dello stadio partenopeo dall’elenco di quelli che «sono in linea con i criteri di candidatura», secondo il comunicato congiunto di Figc e Uefa, non è un dettaglio tecnico ma un segnale preciso.

«Ad oggi», specifica la Federcalcio. È un avviso formale: o si chiude un’intesa, o la finestra si chiude. La candidatura di Napoli, si apprende da un articolo di Pino Taorimina per «il Mattino», non è bloccata da carenze strutturali certificate, ma da una frattura. Senza un’indicazione congiunta dello stadio sede dell’Europeo da parte di Comune e Calcio Napoli, il dossier non può essere validato.

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Il sindaco Gaetano Manfredi, l’assessore Cosenza e il direttore generale del Comune, Granata, sostengono il rifacimento del Maradona con un investimento di almeno 200 milioni di euro. Aurelio De Laurentiis, proprietario del club, ritiene che quella soluzione non garantisca un impianto realmente funzionale ed efficiente sotto il profilo economico, spingendo per uno stadio nuovo.

Il punto, però, non è stabilire oggi chi abbia ragione sul modello di sviluppo. Il punto è che l’assenza di una decisione condivisa sta producendo un effetto concreto: Napoli è fuori dalla lista degli stadi ritenuti pronti. Nel frattempo Salerno, pur con chance ridotte, procede nel rispetto dei protocolli Uefa.

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Le regole Uefa non lasciano margini

L’Uefa non valuta dichiarazioni d’intenti ma atti formali. Anche uno scenario in cui il Napoli disponesse di uno stadio proprio, senza il nulla osta del Comune, renderebbe la candidatura inammissibile. È un requisito-chiave nella valutazione dello stato di avanzamento.

Inoltre, non si tratta solo dell’impianto. Servono garanzie su accoglienza, fruibilità, capacità infrastrutturale, sicurezza, sostenibilità e pianificazione delle cosiddette fanzone. Tutto deve essere definito entro luglio. Il progetto Maradona è ritenuto in stato avanzato e il Comune è pronto ad avviare i cantieri entro aprile 2027, come da protocolli. Ma senza convergenza istituzionale, questo elemento non è sufficiente.

La delegazione composta da Martin Kallen, Ceo di Uefa Events SA, Michele Uva, direttore esecutivo, e Andreas Schaer, direttore di Uefa Events, ha incontrato a Roma il presidente Figc Gabriele Gravina e lo staff federale guidato da Marco Brunelli. Le sedi considerate pronte sono nove, comprese due a Roma.

È il momento di assumersi una responsabilità comune

Il ministro dello Sport Andrea Abodi aveva già fissato le scadenze: «A luglio dobbiamo avere già progetti non soltanto tecnici, ma anche finanziari approvati. A settembre la Figc deve poter segnalare i cinque stadi e a ottobre la Uefa. Le regole sono chiare per tutti».

Continuare nel braccio di ferro significa esporre la città a un’esclusione che non dipenderebbe da limiti oggettivi, ma dall’incapacità di formalizzare un’intesa. Euro 2032 rappresenta un’occasione strategica in termini economici, infrastrutturali e di immagine internazionale. Perderla per rigidità reciproche sarebbe un errore politico e gestionale difficilmente giustificabile.

Comune e Calcio Napoli hanno cinque mesi per trovare una soluzione condivisa. Non per riaffermare le rispettive posizioni, ma per tradurle in un atto concreto. Il tempo delle dichiarazioni è finito: serve un accordo scritto, rapido e operativo. In caso contrario, l’esclusione non sarà una sorpresa, ma la conseguenza prevedibile di una mancata decisione.

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