Bimbo accoltellato dal padre, l’infermiera: «Ci ha urlato: “Entrate, ho ucciso mio figlio”»

Il racconto della sanitaria intervenuta al rione Sanità

Un racconto drammatico, che ricostruisce i momenti concitati del salvataggio del 12enne accoltellato dal padre al rione Sanità, a Napoli. A parlare è Martina, infermiera del 118, intervenuta dopo una richiesta di soccorso arrivata come codice giallo per un dolore toracico e poi trasformata in una scena di violenza.

Secondo una prima ricostruzione, il padre del ragazzo avrebbe agito forse in preda a una crisi di astinenza. Il figlio, ferito gravemente, è stato poi trasferito all’ospedale Santobono. Nell’abitazione c’erano anche la madre del 12enne, rimasta ferita, e le altre due figlie dell’uomo, di 10 e 16 anni.

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La chiamata al 118 e la scena in casa

«Era sulla porta, armato di coltello, e ci ha detto: “entrate, ho ucciso mio figlio”», racconta Martina. «Eravamo stati chiamati per un codice giallo, per un dolore toracico e invece abbiamo trovato un uomo armato di coltello sulla porta e un bimbo in un lago di sangue, tra le braccia della madre che ci supplicava di soccorrerlo». Martina ricostruisce quei primi istanti: «Di fronte a quella scena, l’autista dell’ambulanza che era con me ha subito compreso il pericolo che stavamo correndo e mi ha afferrata per un braccio per portarmi via».

Poi la decisione di restare. «Affacciandomi ho visto quel bimbo a terra, in fondo al corridoio, coperto di sangue come la sua mamma, che ci pregava di aiutarla». Per questo, aggiunge, «non ho potuto lasciarli lì e sono intervenuta». L’infermiera racconta di avere raggiunto il 12enne mentre il padre era ancora armato: «Ho afferrato il bambino sotto lo sguardo del padre armato e a stento sono riuscita a camminare con lui, davanti, per accompagnarlo giù, in ambulanza». La fase più delicata arriva durante il trasferimento. «Ma tra me e lui c’era il padre, ancora armato», dice Martina. «Avevo paura che ci colpisse ancora».

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Il nuovo colpo e l’arresto

Arrivati all’ambulanza, la violenza non si ferma. «Riesco appena a sistemare il bimbo sulla lettiga, quando lui lo colpisce di nuovo, alla schiena, prima che il coltello gli cada». Subito dopo, secondo il racconto dell’infermiera, l’uomo avrebbe usato anche il materiale sanitario presente sul mezzo: «A questo punto, in preda a un raptus, afferra degli aghi cannula che abbiamo in dotazione e inizia a colpire il figlio, me e anche se stesso».

A bloccarlo è stato l’autista dell’ambulanza. «Solo l’intervento dell’autista, che ha dovuto letteralmente strapparlo via, ha evitato il peggio». Dopo l’aggressione, il padre avrebbe tentato anche di ferirsi ai polsi e alla gola, riportando lesioni non gravi. L’uomo è stato poi arrestato ed è accusato di tentato omicidio, lesioni personali aggravate dall’uso di un’arma e lesioni nei confronti dei sanitari del 118.

Martina dovrà sottoporsi ad analisi dopo quanto accaduto. Ma spiega di non avere avuto dubbi: «Non potevo lasciarlo lì, in quella casa, con la mamma in lacrime, anche lei era ferita». L’infermiera ha presentato denuncia. I carabinieri, dopo avere sequestrato il coltello, hanno messo sotto sequestro anche gli aghi cannula usati come arma dall’aggressore.

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