Movida a Napoli, gli esercenti contro le ordinanze: «Così si uccidono imprese e centro storico»

I ristoratori: Comune vuole discutere solo di chiusure e limitazioni

Un documento durissimo contro il sistema delle ordinanze anti-movida del Comune di Napoli è stato presentato dall’avvocato Roberta Valmassoni durante la seconda seduta della Commissione Legalità presieduta da Pasquale Esposito, a cui hanno partecipato l’associazione NAgorà, che riunisce i locali dei Decumani, Confcommercio, Confesercenti, Aicast e Roberta Valmassoni, delegata da alcuni esercizi commerciali per rappresentare le esigenze dei locali del centro storico e zone limitrofe, colpiti dalle ordinanze. Presenti anche gli assessori Teresa Armato, Vincenzo Santagada e Antonio De Iesu, oltre a numerosi consiglieri comunali.

L’incontro rappresentava il secondo appuntamento del ciclo di confronti promosso dall’amministrazione dopo il contenzioso esploso tra residenti ed esercenti del centro storico sul tema del rumore antropico e della vita notturna. Il primo tavolo si era svolto il 19 maggio con una delegazione di rappresentanti dei giovani, mentre l’ultimo confronto è previsto con i residenti. Il Comune è stato condannato a risarcire i cittadini e ad adottare misure per prevenire il rumore antropico.

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Le accuse

Nel documento, intitolato «Linee di indirizzo per la sopravvivenza alle ordinanze», gli esercenti accusano Palazzo San Giacomo di voler discutere soltanto di «auto-chiusure» e «autolimitazioni» nelle aree di Vico Quercia e Piazza Bellini, senza affrontare il problema in modo strutturale. Le ordinanze vengono definite «repressive» e adottate più per difendersi da sentenze e giudizi pendenti che per risolvere le criticità del territorio.

Uno dei punti centrali riguarda i controlli fonometrici previsti dalle stesse ordinanze. Secondo gli operatori, il Comune avrebbe imposto restrizioni senza effettuare i rilievi Arpac necessari a verificarne l’efficacia. Da qui l’accusa di procedere senza dati oggettivi, mentre le attività commerciali subirebbero pesanti danni economici.

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Gli esercenti sostengono inoltre che le ordinanze non abbiano ridotto né rumore né affollamento, ma abbiano aggravato degrado e microcriminalità, limitandosi a spostare i flussi di persone da una zona all’altra del centro storico.

Forti critiche anche sul rinnovo delle ordinanze: secondo gli operatori, il Comune avrebbe già annunciato la proroga del provvedimento su Vico Quercia prima ancora dell’avvio del confronto ufficiale del 19 maggio, trasformando il tavolo in una formalità. Nel documento viene citato anche il comandante della Polizia Locale, Ciro Esposito, per alcune dichiarazioni sulla carenza di organico della municipale, che avrebbe favorito il ricorso alle ordinanze localizzate invece di un regolamento generale valido per tutta la città.

Le proposte sulla delibera

Gli esercenti contestano inoltre l’impianto delle misure sul piano costituzionale, sostenendo che violino l’articolo 41 sulla libertà d’impresa. Per questo non avanzano «proposte» sulla delibera, ma indicano condizioni considerate indispensabili per la sopravvivenza delle attività.

Tra le richieste: stop all’asporto non prima della mezzanotte e chiusura di plateatici e somministrazione non prima dell’una nei feriali e delle due nei fine settimana. Limiti più rigidi, sostengono, porterebbero alla chiusura dei locali.

Gli operatori chiedono inoltre che eventuali ordinanze durino massimo due mesi, rinnovabili una sola volta nell’arco di un anno e solo dopo doppi controlli Arpac, durante e dopo il periodo di applicazione. Contestata anche la dicitura «somministrazione per asporto», ritenuta giuridicamente errata.

Una seconda proposta presentata è stata avanzata dalla neonata associazione di categoria e prevede il divieto di vendita per asporto di bevande alcoliche dopo la mezzanotte anche per minimarket, supermercati, distributori automatici e delivery; la possibilità di consumare alcolici dopo le 24 solo all’interno dei locali o nelle aree esterne autorizzate; nessun limite generalizzato agli orari di apertura dei pubblici esercizi salvo casi di violazioni accertate; musica consentita ai locali con regolari autorizzazioni acustiche; introduzione di servizi di vigilanza privata finanziati dagli esercenti nelle aree più affollate; istituzione di un reparto dedicato della Polizia Municipale contro schiamazzi e degrado urbano

Entrambi i documenti si chiudono con la richiesta di un tavolo permanente tra Comune, residenti ed esercenti per costruire una regolamentazione condivisa della movida, superando la logica delle ordinanze emergenziali.

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