Al centro dell’ordinanza anche l’omicidio di Rosario Coppola
Diciassette persone sono state arrestate dai Carabinieri su delega della DDA di Napoli nell’ambito dell’inchiesta sul clan attivo ad Arzano. Al centro del provvedimento ci sono anche l’omicidio di Rosario Coppola e il sistema delle estorsioni usato per sostenere i detenuti.
Rosario Coppola fu ucciso perché si trovava a bordo di un’auto bianca simile a quella su cui viaggiava un boss del clan 167 di Arzano. È questa, secondo la ricostruzione investigativa, la circostanza che avrebbe portato al delitto del 4 febbraio scorso, ritenuto dagli inquirenti un omicidio per errore di persona.
Oggi, per delega del Procuratore Distrettuale di Napoli, i Carabinieri del Nucleo Investigativo del Gruppo di Castello di Cisterna hanno eseguito un’ordinanza di custodia cautelare emessa dal Tribunale di Napoli. Il provvedimento è stato disposto in sede di conferma e rinnovazione, da parte del gip competente, del decreto di fermo di indiziato di delitto della Direzione Distrettuale Antimafia, già eseguito il 21 aprile scorso.
I destinatari della misura sono soggetti raggiunti da gravi indizi di colpevolezza in ordine ai reati di associazione di tipo mafioso, estorsione continuata ed aggravata, omicidio volontario, detenzione e porto illegale di arma comune da sparo.
Il fermo del 21 aprile e il nuovo provvedimento
La misura cautelare trae origine dall’esecuzione del fermo di indiziato di delitto disposto il 21 aprile scorso nei confronti di 11 soggetti gravemente indiziati di appartenere a una associazione camorristica operativa nel territorio di Arzano e nei comuni limitrofi.
In quel contesto erano state ricostruite anche le circostanze che, il 4 febbraio scorso, avevano portato all’omicidio di Rosario Coppola. Un delitto che, secondo l’impianto accusatorio, sarebbe maturato per uno scambio di persona legato alla somiglianza tra l’auto della vittima e quella riconducibile a un boss del clan 167 di Arzano.
Nell’odierna ordinanza, il gip competente ha confermato il quadro indiziario a carico di 7 soggetti già raggiunti dal fermo e ha avvalorato i gravi indizi di colpevolezza nei confronti di altri 10 indagati.
Le estorsioni e la «mesata» ai detenuti
Tra i nuovi destinatari del provvedimento figurano anche i vertici della consorteria criminale. Secondo quanto emerso dalle indagini, pur essendo sottoposti a regime di detenzione, avrebbero continuato a impartire ordini ai sodali liberi sul territorio.
Gli accertamenti hanno inoltre permesso di ipotizzare che il gruppo, grazie agli introiti economici garantiti dall’egemonia sulla gestione delle richieste estorsive nell’area di riferimento, abbia continuato a sostenere i detenuti attraverso il pagamento della «mesata».




