L’autogol di Fico: propone come novità ciò che è già previsto dalla legge

Nappi: «Norma approvata quando era presidente della Camera»

Roberto Fico inciampa sulle leggi che lui stesso aveva approvato. La gaffe è arrivata durante un incontro pubblico a Morcone, in provincia di Benevento, dove il candidato del centrosinistra alla presidenza della Regione Campania ha parlato di «liste pulite» come di una sua battaglia di trasparenza. Le sue parole, però, hanno scatenato una pioggia di critiche e messo in luce una clamorosa lacuna: ciò che Fico propone come novità è in realtà già un obbligo di legge da anni — e porta persino la sua firma indiretta, quando presiedeva la Camera dei Deputati.

La promessa di “liste pulite” come atto di responsabilità

«Avere liste pulite corrisponde a qualità etica poi anche dei consiglieri regionali che andranno a comporre il Consiglio regionale — ha dichiarato Fico —. Le liste pulite tutelano i partiti politici, le liste civiche e le persone che vanno al voto. Su questo sono tutti d’accordo e io ho già chiesto a tutta la mia coalizione di iniziare a produrre carichi pendenti e casellario giudiziale». Un appello che il candidato ha presentato come gesto di responsabilità verso gli elettori: «Non è una questione di sostituirsi alla magistratura, si è innocenti sicuramente fino a prova contraria e non c’è nessun tipo di giustizialismo o questioni forcaiole — ha aggiunto — è solo un atto di responsabilità verso gli elettori. Tutto il resto è un’esagerazione che non ha senso».

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L’attacco di Severino Nappi: «Ignoranza istituzionale»

Parole che non sono passate inosservate a Severino Nappi, capogruppo della Lega in Consiglio regionale e vice coordinatore del partito in Campania, che ha colto la palla al balzo per attaccare frontalmente l’ex presidente della Camera. «Ogni volta che Fico fa una dichiarazione scopriamo la vastità della sua ignoranza istituzionale e della sua incompetenza. Ma con questa si è superato: ritenere che chiedere i casellari giudiziali ai candidati sia un principio di trasparenza e legalità, non significa soltanto ignorare che è un obbligo di legge, peraltro in vigore da molti anni, ma vuol dire non aver mai avuto a che fare con ciò che c’è dietro una semplice candidatura», ha affermato Nappi.

La legge 3/2019 approvata sotto la sua presidenza

Il leghista ha rincarato la dose, ricordando a Fico un dettaglio che rende la gaffe ancora più pesante: «Quello che dovrebbe imbarazzare ancora di più è che la legge che lo prevede (3/2019) è stata approvata sotto la sua “presidenza” della Camera. Insomma Fico non sa neppure quello che ha messo ai voti. Se non fosse una tragedia immaginare che una persona con questo spessore culturale abbia la presunzione di voler amministrare la Campania, ci sarebbe davvero da riderci su».

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Un autogol politico in piena campagna elettorale

Una stoccata che ha trasformato l’iniziativa di Fico in un autogol clamoroso: il tentativo di mostrarsi garante di moralità e trasparenza è finito per rivelare una mancanza di conoscenza basilare delle norme che regolano la presentazione delle candidature. E per chi punta a governare una Regione complessa come la Campania, la svista non è passata inosservata.

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