Bufera alla Camera, Silvestri insulta Meloni: «Ha indossato le ginocchiere»

Meloni: fastidio per una donna di destra a Palazzo Chigi

Il caso nasce nell’Aula di Montecitorio, durante la discussione sulle comunicazioni di Giorgia Meloni in vista del Consiglio europeo. Francesco Silvestri attacca la premier, ma il riferimento alle “ginocchiere” scatena una reazione durissima. Il deputato del Movimento 5 Stelle, capogruppo M5S in commissione Esteri, ha contestato alla presidente del Consiglio la linea sulle spese per la difesa e il rapporto con Donald Trump e Netanyahu.

L’attacco politico, però, è scivolato in una formula che ha immediatamente avvelenato il clima dell’Aula. Silvestri ha accusato Meloni di essersi vantata del fatto che si siederà davanti a Donald Trump al summit Nato dopo aver portato al 2,8 per cento del Pil le spese in difesa, con un aumento dello 0,7 per cento. Poi ha aggiunto: «Che c’è, si vergogna a dire la cifra? Gliela dico io: sono 16 miliardi in più. Evviva i patrioti».

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L’attacco di Silvestri e la frase sulle “ginocchiere”

La parte più grave dell’intervento è arrivata subito dopo, quando Silvestri ha richiamato la linea del governo dopo il referendum, sostenendo che l’esecutivo avrebbe dovuto «raddrizzare la schiena» e rialzarsi da una posizione definita «supina» nei confronti di Netanyahu e di Trump.

A quel punto il deputato pentastellato ha pronunciato la frase che ha acceso la bufera: «Lei non ha rialzato la schiena, ha semplicemente indossato delle ginocchiere per stare più comoda». Parole vergognose, perché l’immagine delle ginocchiere, rivolta a una donna e a una presidente del Consiglio, va ben oltre la polemica politica. Il riferimento al mettersi in ginocchio è già pesante sul piano istituzionale; il possibile sottinteso sessuale rende l’espressione ancora più ignobile.

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Silvestri ha chiuso auspicando per l’Italia «un leader in una condizione sociale completamente diversa», aggiungendo: «Spero che tra qualche mese arriverà». Ma ormai il punto non era più soltanto la critica alla politica estera o alla difesa. Il punto era il livello scelto per colpire Giorgia Meloni.

La replica di Meloni: «Mai indossato ginocchiere»

La presidente del Consiglio ha risposto in Aula con tono duro, richiamando anche un altro passaggio del dibattito sul rispetto delle donne. Meloni ha ricordato che Laura Boldrini si era indignata perché un collega si era rivolto a lei dicendo «signor presidente». Poi ha spostato il punto sulla frase di Silvestri.

«Mi chiedo se questo sia davvero il punto del rispetto delle donne», ha detto Meloni, «o sia piuttosto quello di ascoltare un collega che mi dice che ho indossato delle ginocchiere».

La premier ha poi replicato direttamente al deputato del Movimento 5 Stelle: «Quello che voi non riuscite ad accettare è che c’è una donna che è arrivata dove è arrivata senza mai indossare delle ginocchiere, senza favoritismi e senza scorciatoie». Alzando la voce e con tono irato, Meloni ha concluso accusando gli avversari di non sopportare che «la prima donna presidente del Consiglio sia arrivata dalla destra», perché loro «non sono stati capaci di proporla».

Ascani, Conte e la difesa che non convince

Dopo la polemica, Anna Ascani, collega di partito di Silvestri e presidente di turno dell’Aula alla Camera durante l’intervento, ha provato a spiegare il mancato intervento. «Mi scuso, non ho colto quel senso nelle parole di Silvestri. È stata una mia mancanza. Se lo avessi colto, sarei intervenuta», ha dichiarato.

Una giustificazione debole, difficilmente credibile davanti alla chiarezza dell’espressione pronunciata in Aula. Ascani ha fatto finta di niente nel momento in cui sarebbe servito fermare subito un linguaggio inaccettabile, salvo poi scusarsi quando la polemica era ormai esplosa.

Anche la controreplica di Silvestri non ha chiarito davvero il senso delle sue parole. Il deputato del Movimento 5 Stelle ha sostenuto che il termine “ginocchiere” fosse legato «ad un problema di postura politica del governo e non ad una questione sessista». Ha aggiunto che il Questore Trancassini ha deciso di aprire un’istruttoria e che andrà «con molto piacere» a difendersi, dicendo di conoscere «benissimo il gioco delle parti» e «il gioco parlamentare».

Poi ha provato a chiudere così: «Mi dispiace per qualsiasi persona in buona fede che abbia frainteso. Per chi, invece, ha voluto farlo come speculazione comunicativa, la malizia, come diceva Michelangelo, è negli occhi di chi guarda». Più che una spiegazione, è sembrata un’arrampicata sugli specchi: la difesa di chi, sentendosi in difficoltà, prova a spostare la colpa su chi ha ascoltato invece che su chi ha pronunciato quelle parole.

Non ha fatto una figura migliore Giuseppe Conte. Il presidente del M5S ha liquidato la vicenda sostenendo che non ci fosse «nessuna offesa personale» e che si trattasse di «una critica dovuta al fatto della subalternità». Anche questa lettura ignora il vero cuore della polemica: non il diritto di contestare Meloni su Trump, Netanyahu o sulle spese militari, ma il modo scelto per farlo.

Fratelli d’Italia chiede l’espulsione dal M5S e la sospensione

Durissima Augusta Montaruli, vicecapogruppo di Fratelli d’Italia alla Camera, che ha definito quelle di Silvestri «orribili parole» rivolte alla presidente del Consiglio durante la discussione sulle comunicazioni in vista della riunione del Consiglio europeo. Montaruli ha denunciato anche gli applausi dei deputati e delle deputate del Movimento 5 Stelle, chiedendo dove siano «le femministe di sinistra» e quale rispetto abbiano delle donne le parlamentari pentastellate che hanno applaudito.

La deputata di Fratelli d’Italia ha chiesto le scuse di Silvestri, la condanna netta di Elly Schlein e soprattutto la censura di Giuseppe Conte, sostenendo che il leader M5S non possa restare a guardare e debba prendere «decisioni perentorie» contro Silvestri. Per Montaruli, il deputato pentastellato «va espulso» perché quanto accaduto e detto nell’Aula della Camera è «inammissibile».

Galeazzo Bignami, capogruppo di Fratelli d’Italia alla Camera, ha annunciato una richiesta formale alla Camera dei Deputati per valutare l’applicazione delle sanzioni previste dal Regolamento e disporre la sospensione di Francesco Silvestri per la gravità delle espressioni utilizzate. Bignami ha aggiunto che un gesto di responsabilità politica imporrebbe allo stesso Silvestri di rassegnare le dimissioni.

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