È accusata di plagio e falsa dichiarazione
La Procura di Napoli ha depositato l’atto di conclusione delle indagini sulla laurea di Maria Rosaria Boccia. Secondo i pm, l’imprenditrice di Pompei, che per un periodo è stata legata all’allora ministro della Cultura Gennaro Sangiuliano, di Fratelli d’Italia, avrebbe copiato la tesi per il 91%. L’atto, si apprende da un articolo di fanpage, è stato depositato oggi al Tribunale di Napoli, sezione Sicurezza dei sistemi informatici. Secondo l’accusa, in occasione dell’esame di laurea del corso di Economia e Management, sostenuto telematicamente il 23 gennaio 2023, Boccia avrebbe presentato una tesi intitolata: «Sistema sanitario nazionale: luci e ombre di un’eccellenza italiana stretta dai vincoli della finanza pubblica».
Il testo, però, secondo la Procura, sarebbe frutto, nel contenuto come nel titolo, della tesi di un’altra studentessa, laureatasi all’Università Luiss di Roma nell’anno accademico 2017/2018, con una tesi triennale dal medesimo titolo. Dagli accertamenti effettuati sarebbe rilevabile un tasso percentuale di plagio del 91%. E il 70% di questo 91%, secondo l’accusa, sarebbe da attribuire all’altra studentessa. La contestazione è aggravata dal fatto che a Boccia, con quell’elaborato, sarebbe derivato il conseguimento del titolo di laurea.
La dichiarazione sostitutiva
Inoltre, quale secondo capo d’accusa, la Procura contesta la presunta falsa dichiarazione sostitutiva di certificazione. Il 19 dicembre 2022, infatti, prima della laurea del 23 gennaio 2023, Boccia avrebbe sottoscritto una «Dichiarazione di originalità dell’elaborato», indirizzata all’Università Telematica Pegaso, in cui avrebbe attestato l’originalità e l’autenticità della tesi come risultato del proprio lavoro, e non trascritta né copiata da altre sorgenti, salvo eventuali parti esplicitamente citate.
La Procura, però, sostiene che tale dichiarazione fosse contraria al vero, alla luce degli accertamenti compiuti dalla Guardia di Finanza di Napoli e dalla stessa Università Telematica Pegaso, dai quali sarebbe emerso di nuovo il dato chiave: plagio al 91%, con almeno il 70% proveniente dall’elaborato dell’altra studentessa. Trattandosi della chiusura delle indagini preliminari, ora la difesa dell’imprenditrice potrà depositare memorie, produrre documenti e chiedere l’interrogatorio nel tentativo di smontare le accuse.



