Ballottaggi, nei capoluoghi finisce pari: Schlein esulta, Meloni frena i trionfalismi

La premier: «Confermata la forza del centrodestra»

Il secondo turno non produce scossoni, ma offre al centrodestra una lettura positiva: tre capoluoghi conquistati, una coalizione compatta nelle sfide decisive e un equilibrio generale che lascia poco spazio ai trionfalismi avversari.

Il bilancio dei ballottaggi amministrativi si ferma a un sostanziale pareggio nei sei capoluoghi di provincia chiamati alle urne. Il centrodestra si afferma a Macerata, Lecco e Arezzo; il centrosinistra conferma Chieti e Trani e conquista Agrigento. Un risultato che non consegna una vittoria nazionale netta, ma consente alla coalizione di governo di rivendicare tenuta e radicamento nei territori.

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Il secondo turno, che ha coinvolto 42 comuni italiani, arriva due settimane dopo la consultazione di 6 milioni di elettori in 750 comuni. L’affluenza scende ancora: rispetto al primo turno perde altri 8 punti e si attesta al 52%. In Sardegna, dove i comuni al voto erano 148, si registrano invece punte superiori al 60% e al primo turno vengono confermati i sindaci uscenti.

Il voto amministrativo conferma una dinamica già emersa nella prima fase: nei territori pesano candidati, alleanze locali, liste civiche e specificità comunali. Per questo il risultato complessivo non incorona un vincitore unico. Nei comuni sopra i 15 mila abitanti, tra primo turno e ballottaggio, le civiche avanzano in modo netto: i sindaci passano da 17 a 28. Il centrodestra scende da 42 a 40 primi cittadini, mentre il centrosinistra cala da 59 a 50.

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Sommando questo dato alla valanga di nuovi sindaci eletti nei comuni piccoli e medi, il quadro resta quello di un pari e patta. Ma la premier Giorgia Meloni sottolinea il valore politico della tornata: i risultati «confermano ancora una volta la forza del centrodestra, la solidità della coalizione e il suo radicamento nei territori». La presidente del Consiglio rivolge poi complimenti e auguri di buon lavoro ai sindaci «di ogni schieramento», chiamati a lavorare «con serietà e concretezza».

Le letture politiche dopo il voto

Sul fronte opposto, Elly Schlein respinge la lettura della maggioranza e parla, «al di là della propaganda», di una «chiara affermazione della alleanza progressista». Il Partito democratico rivendica il risultato complessivo nei capoluoghi, sintetizzato nella formula «10 a 6 per noi».

Il campo largo prova così a rafforzare la propria prospettiva nazionale e interpreta il voto come «un segnale al governo che siamo un’alternativa solida». Giuseppe Conte, da Genova, invita ad andare avanti con l’agenda progressista e torna a frenare sulle primarie. Matteo Renzi e Angelo Bonelli insistono invece su un messaggio politico: la destra non è invincibile.

Da Fratelli d’Italia arriva una valutazione opposta. Giovanni Donzelli parla di «una debacle» della sinistra, mentre Matteo Salvini può tirare un sospiro di sollievo davanti al sostanziale pareggio. Per il leader leghista il risultato arriva in ore delicate, segnate dall’incognita Zaia e dal passaggio di altri leghisti nel partito di Roberto Vannacci.

Proprio le attese sul generale si ridimensionano. A Vigevano non determina la partita: vince il candidato di Forza Italia Paolo Previde Massara, sostenuto anche da metà dei vannacciani, che non seguono l’indicazione all’astensione arrivata dal capo. Forza Italia festeggia il successo e altre conferme arrivate dalla tornata.

Arezzo e Lecco al centrodestra, Agrigento al centrosinistra

Tra i casi simbolo del voto c’è Arezzo, dove Marcello Comanducci, inventore dei Mercati di Natale e appassionato di Ai, vince con il sostegno compatto del centrodestra e con l’apporto decisivo dei voti di Azione. A Lecco il centrodestra completa la rivincita e riconquista Palazzo Bovara con Filippo Boscagli.

Il centrosinistra mette a segno il colpo di Agrigento con Michele Sodano, classe 1989, ex grillino e concorrente di XFactor, che rilancia l’area progressista insieme al movimento di La Vardera. A Chieti il nuovo sindaco è il dem Giovanni Legnini, ex vicepresidente del Csm. Nel quadro politico entra anche il caso Foggia, dove si dimette la sindaca progressista Maria Aida Episcopo, esponente del campo largo ed eletta nel 2023 con una delle prime intese tra Schlein e Conte.

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