Raffaele Imperiale all’origine della fortuna degli Amato-Pagano

Il dossier semestrale della Dia: la figura del broker connota in senso globale la dimensione dei traffici illeciti

L’analisi della Dia sullo stato della criminalità napoletana nella Relazione semestrale che analizza il secondo semestre 2023. «Nella città di Napoli e nell’immediata provincia – si legge – coesistono fenomeni criminali eterogenei, con differenti livelli evolutivi. Ad un livello più elevato si collocano due principali cartelli camorristici antagonisti che dominano il capoluogo e aree limitrofe: da un lato l’Alleanza di Secondigliano, composta dalle famiglie Mallardo, Contini-Bosti e Licciardi, le prime due legate anche da vincoli di parentela; dall’altro il clan Mazzarella».

Organizzazioni definite «maggiormente insidiose» poiché, oltre a perseguire i più classici interessi illeciti, prevalentemente attraverso gruppi minori a loro federati, che godono di propria autonomia in una circoscritta area territoriale, «ricorrono anche a più sofisticate strategie di infiltrazione del tessuto economico e sociale napoletano». Al livello più basso, infine, si registra la presenza di formazioni criminali di ridotte dimensioni che, costituendo la vera e propria manovalanza di attività di spaccio di stupefacenti, rapine ed estorsioni, «in una condizione di conflittualità permanente si contendono con modalità violente piccoli spazi cittadini».

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L’hinterland nord

Nei territori dell’hinterland nord sono radicati numerosi altri clan, alcuni storici e con strutture organizzative consolidate, altri ridimensionati dagli arresti o dalle faide. Il riferimento è alle tre guerre di camorra dal 2004 al 2012, che hanno interessato i territori di Scampia e Secondigliano, tra il clan Di Lauro, un tempo leader nel traffico di stupefacenti, e i gruppi camorristici da esso distaccatisi, per questo detti Scissionisti, con a capo il clan Amato-Pagano, federato con le famiglie Abete, Abbinante, Notturno, Leonardi e Marino di Scampia, ma anche con il gruppo Vanella Grassi di Secondigliano e gli Aprea di Barra.

Furono gli scissionisti a vincere e i Di Lauro furono confinati nella zona del cosiddetto Terzo Mondo ove tuttora esercita un controllo del territorio, «nonostante la detenzione o la morte per cause naturali di alcune sue figure apicali», grazie soprattutto alla indiscussa solidità economica derivante dai profitti accumulati nel corso degli anni nella gestione delle attività illecite.

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Il clan Amato-Pagano

A seguito di fratture interne al cartello degli scissionisti, il clan Amato-Pagano, costretto a ritirarsi dai territori di Scampia e Secondigliano, ha ripiegato nel comune di Melito, dove continua ad esercitare il controllo delle locali piazze di spaccio. Ma anche nella zona di Arzano.

Il clan Amato-Pagano si presenta oggi come un’organizzazione dotata di una solida struttura militare e notevole capacità di infiltrazione del tessuto economico e di condizionamento della pubblica Amministrazione. Secondo le ricostruzioni giudiziarie, l’ascesa del clan Amato-Pagano nel mercato di stupefacenti partenopeo è strettamente legata alla storia criminale di un broker del narcotraffico internazionale di origini napoletane, arrestato a Dubai, negli Emirati Arabi, nel 2021, con cui aveva stabilito un rapporto privilegiato per la fornitura di droga. Parliamo naturalmente di Raffaele Imperiale.

«La figura del broker, già riscontrata in altre matrici criminali – si legge nel dossier – è sintomatica del livello di pericolosità raggiunto dai clan camorristici poiché connota in senso globale la dimensione dei traffici illeciti e quindi dei relativi flussi di capitali che gestiscono».

Il clan Moccia

Proseguendo nell’analisi di alcune delle organizzazioni criminali, un riferimento particolare va rivolto al clan Moccia di Afragola, tuttora operativo sebbene oggetto di costanti azioni repressive che hanno già portato alla condanna di numerosi elementi di vertice e gregari e indotto taluni di essi ad intraprendere la via della collaborazione con la giustizia.

Il clan Moccia rappresenta un «aggregato criminale di considerevoli dimensioni (per numero di affiliati e per vastità del territorio controllato), attivo nelle aree dell’hinterland settentrionale di Napoli (Afragola, Casoria, Crispano, Caivano, Frattamaggiore, Frattaminore, Cardito ed Arzano), che si è evoluto nel tempo in una sorta di confederazione di numerosi gruppi minori, dotati ciascuno di propria autonomia e competenza territoriale».

Nel 2018, l’operazione Leviathan, conclusa dalla Dia di Napoli, ha consentito, tra l’altro, di delineare la struttura “piramidale” dell’organizzazione che viene descritta come «aggregato di plurimi gruppi criminali locali, ciascuno dei quali guidato da un ‘senatore’. I rapporti con la base del gruppo sono curati da ‘luogotenenti’, legati al ‘senatore’ da un vincolo fiduciario. I ‘senatori’sono tenuti a rendere conto del proprio operato ad un superiore, che funge da ‘coordinatore’ nominato direttamente dalla famiglia Moccia e loro referente diretto».

Nonostante il radicamento territoriale a nord della provincia napoletana, la famiglia Moccia, infatti, è riuscita ad estendere la sua sfera d’influenza ben oltre il territorio di origine come documentato da talune indagini che hanno messo in evidenza le loro solide e funzionali relazioni con altri gruppi, anche non camorristici.

La dimensione imprenditoriale dei Moccia

L’enorme disponibilità finanziaria ha permesso al clan di assumere una vera e propria dimensione imprenditoriale grazie ad una diversificazione degli investimenti in molteplici settori dell’economia nonché ad una spiccata attitudine a stringere relazioni con qualificati soggetti del mondo economico e della politica locale che gli ha consentito di effettuare numerosi investimenti patrimoniali finanche nel Lazio e, in particolare, a Roma

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