I riformisti accusano la segretaria: cedimento alle posizioni del M5S
Elly Schlein salva il compromesso con Giuseppe Conte sulle spese militari, ma perde, ancora una volta, l’unità del Pd. Alla Camera l’area riformista si smarca dalle indicazioni del partito e denuncia un nuovo cedimento alle posizioni del M5s. Il riarmo torna così a dividere i democratici. Ieri alcuni esponenti riformisti hanno votato diversamente non soltanto dal resto del gruppo parlamentare, ma anche dalle altre forze del campo largo. Un nuovo ostacolo nel percorso della coalizione verso le elezioni del 2027, dopo i botta e risposta tra la segretaria dem e il presidente del M5s sulle primarie e sul sostegno all’Ucraina.
Dopo ore di trattative, Pd, M5s e Avs erano riusciti a presentare una risoluzione unitaria sullo scostamento di bilancio, chiedendo che non fosse destinato «a impegni di spesa militare». Per i riformisti, tuttavia, il documento risultava troppo vicino alle posizioni del Movimento 5 Stelle e di Alleanza Verdi e Sinistra, soprattutto per l’assenza di qualsiasi riferimento al Safe, il prestito europeo per la difesa. «Se la metteranno ai voti così noi diremo no», aveva avvertito in mattinata il senatore Pd Filippo Sensi.
Il nodo Safe divide il Pd
Per qualche momento lo scontro è sembrato evitabile: a causa di una questione regolamentare, la risoluzione comune non sarebbe stata sottoposta al voto. L’Aula, però, è stata chiamata a esprimersi sui documenti di Italia viva e Più Europa, che chiedevano al governo di accedere al Safe. Pd, M5s e Avs hanno scelto l’astensione, mentre Lorenzo Guerini, Lia Quartapelle, Virginio Merola, Nicola Carè e Piero Fassino hanno votato a favore. Una nuova divisione è emersa anche sulle richieste di Azione, bocciate da Pd, M5s e Avs e sulle quali i riformisti dem si sono invece astenuti.
«Ho saputo del testo solo dalle agenzie. Qualcosa non ha funzionato nella comunicazione», si è lamentato Guerini, che in Transatlantico ha avuto anche un faccia a faccia franco con un paio di colleghi. Ancora più netta Quartapelle: «Un cedimento inspiegabile alle posizioni populiste del M5S allontanerebbe la coalizione dalla costruzione di una alternativa credibile alla destra».
Il pranzo Schlein-Conte e i malumori nel campo largo
Le tensioni emerse in Aula si sono intrecciate con le polemiche dei giorni scorsi sulle primarie e con gli strascichi del pranzo tra Schlein e Conte, che non è servito ad avvicinare le rispettive posizioni sul sostegno a Kiev. «Il buco del Safe… nella giornata dell’incontro con Conte», ragionava un riformista, suggerendo un collegamento tra il contenuto della risoluzione e il faccia a faccia tra i due leader.
L’incontro ha creato malumori anche tra gli altri esponenti della coalizione rimasti esclusi. Pur evitando una polemica aperta, qualcuno ha lasciato trapelare un certo fastidio per quello che viene considerato un eccessivo «dualismo» tra la segretaria del Pd e il presidente del M5s. A rendere ancora più teso il clima è stato anche il tono di alcuni interventi, a partire da quello del capogruppo del Movimento 5 Stelle Riccardo Ricciardi, che ha fatto storcere più di una bocca nel Pd: «La Russia ci sta minacciando davvero? Verrà qui ad invaderci? Verrà a fare la guerra a Roma? Ci siamo mai chiesti se siamo dalla parte dei buoni? State investendo in morte». Conte ha confermato la contrarietà del Movimento: «Non chiedeteci un euro per il riarmo. Non avete trovato risorse contro il carovita e ora ci chiedete 20 miliardi per la difesa, è una follia».
La linea del Pd e il giallo sull’avverbio
A spiegare il senso della risoluzione unitaria è stato il responsabile Esteri del Pd, Peppe Provenzano: «Contrarietà agli aumenti di spesa militare per raggiungere il 5% di Pil deciso in sede Nato. Siamo contrari alla corsa al riarmo dei singoli Stati mentre sosteniamo la necessità di costruire una vera difesa europea».
Il clima delle trattative è stato restituito anche dal confronto sull’avverbio «esclusivamente», inserito per chiedere che lo scostamento di bilancio fosse utilizzato per la sanità e contro il caro bollette. Secondo alcuni, quella parola sarebbe servita, in base al regolamento, a determinare la preclusione del voto; per altri sarebbe stata invece uno dei principali terreni di scontro nel negoziato con Italia viva. Un giallo che si aggiunge alla frattura politica ormai emersa nel Pd.




