Scacco al clan Contini, il pentito: quando il boss incontrò Lavezzi

Teodoro De Rosa: ero presente quando il Pocho parlò con Ettore Bosti in un campetto abusivo costruito dal clan Contini

Teodoro De Rosa è una delle «voci di dentro» del clan Contini, pur non essendo mai stato formalmente affiliato, ma solo figlio di uno storico appartenente alla cosca, Giuseppe De Rosa. Le sue dichiarazioni sono state fondamentali negli ultimi blitz che hanno riguardato l’organizzazione criminale dei Contini, che si trova al vertice dell’Alleanza di Secondigliano, insieme ai Mallardo e Licciardi. Inizia il suo percorso di collaborazione con la giustizia nel 2015.

Persona vicina a Patrizio Bosti, è stato in grado di riferire sulle attività criminali, sugli interessi economici e in generale sulla gestione del clan Contini. La procura lo ritiene un «collaboratore attendibile». Ha fatto nomi e cognomi, ha raccontato circostanze singolari.

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Come quando, nel verbale del 17 aprile 2015 fece riferimento a un ex calciatore del Napoli entrato nei cuori dei tifosi, il «Pocho» Lavezzi: «È venuto nel Rione Amicizia per parlare con Ettore Bosti – racconta De Rosa – proprio io ero con Ettore; andammo nel campo di calcio di Ettore, quello che fu costruito abusivamente da Eduardo Contini e Patrizio Bosti anni fa e che per un po’ fu abbandonato e poi Ettore ha rimesso a posto».

«È vicino alla casa della madre – spiega ancora -, al Rione Amicizia; nello stesso posto ci sono anche stalle con cavalli importanti di razza, curati da uno stalliere di cui conosco solo il soprannome, ‘O’ lione’; il fratello di quest’ultimo, deceduto, aveva lo stesso soprannome era uomo di Gennaro De Luca, ‘O muntat, un boss dei Contini. – poi specifica – Questo affiliato dei Contini era chiamato così per la sua violenza perché, quando picchiava la gente, gli piaceva afferrarla a morsi alla gola, proprio come fa il leone»

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