Eurostat lo certifica grande inflazione in Europa, Italia tra le migliori

Il ministro Urso: «Da noi nettamente più bassa della media»

Le stime di primavera della Commissione europea lo hanno attestato, Eurostat lo certifica: la grande inflazione in Europa si è ritirata. Dopo un lieve riacutizzarsi sul finire dell’anno scorso, ad aprile i prezzi al consumo nel club dell’euro sono rimasti stabili al 2,4% già registrato a marzo. E a contribuire ad abbassare l’indice medio è anche l’Italia che – con un nuovo calo allo 0,9% – è sul podio di chi presenta i numeri più bassi e ben al di sotto dell’obiettivo cardine del 2% della Bce.

I rischi però, nelle parole della componente del board dell’Eurotower, Isabel Schnabel, restano «al rialzo». Per questo, dopo un quasi ormai certo taglio dei tassi alla prossima riunione del consiglio direttivo il 6 giugno a Francoforte, una nuova sforbiciata a luglio «non sembra giustificata», ha pronosticato il ‘falco’ tedesco, smorzando le speranze delle colombe.

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Ai livelli del 2021

In forte rallentamento rispetto allo scorso anno e stabile sul mese, ad aprile l’inflazione nell’Eurozona è tornata al suo minimo – toccato per la prima volta a novembre – dal lontano luglio 2021. Un risultato significativo pensando al 7% registrato nei Venti nell’aprile dello scorso anno, ancora sulla scia della fiammata dei prezzi dell’energia alimentata dal conflitto in Ucraina scatenato da Mosca.

Oggi il contributo più rilevante all’indice dei prezzi al consumo arriva dai servizi (+1,64%), seguiti da alimentari, alcol e tabacco (+0,55%) e beni industriali non energetici (+0,23%). Mentre l’energia fa segnare -0,04% su base mensile. E se a soffrire del caro vita è in particolare il Belgio (+4,9%), tra i Paesi i livelli più bassi si registrano in Italia (in calo allo 0,9% dall’1,2 di marzo), Lituania (0,4%) e Finlandia (0,6%).

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Tutti dati accolti con soddisfazione dal ministro delle Imprese e del Made in Italy, Adolfo Urso, che già nelle ore scorse aveva messo in rilievo la frenata del carrello della spesa degli italiani. «Al momento dell’insediamento del governo, 18 mesi fa, l’inflazione era all’11,8%, il dato più alto tra le principali nazioni Ue», ha osservato, sottolineando come oggi sia invece «nettamente più bassa della media europea e di Francia, Germania e Spagna», con Parigi e Berlino appaiate al 2,4% e Madrid al 3,4%.

Palazzo Berlaymont

Nel futuro però Palazzo Berlaymont vede la corsa al ribasso proseguire a un ritmo «più lento del previsto». Portando anche la Bce a ritardare ulteriori tagli dei tassi. L’inflazione, nelle previsioni Ue, quest’anno si attesterà intorno al 2,5%. E aggancerà in modo graduale il 2% soltanto nel 2025. A pesare sono soprattutto le incognite delle due guerre in Ucraina e a Gaza: alla luce «dell’incertezza molto elevata» che perdura «dovremmo concederci tempo sufficiente per vedere cosa sta succedendo» e se l’inflazione si stabilizza attorno all’obiettivo del 2%, ha scandito Schnabel al quotidiano giapponese Nikkei, sostenendo la necessità di mantenere «un approccio cauto».

Tra le incognite vi è anche il persistere dell’inflazione negli Stati Uniti – in frenata ma ancora al 3,4% – che, ha già messo in guardia Bruxelles, potrebbe portare a «ulteriori ritardi nei tagli dei tassi» oltreoceano e «altrove, con conseguente inasprimento delle condizioni finanziarie globali». La data segnata sul calendario per la prossima stima flash di Eurostat è venerdì 31 maggio. Meno di una settimana prima dell’ora X a Francoforte.

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