No alla deroga dei due mandati. Tanti big del M5S costretti a lasciare

Da Roberto Fico ad Alfonso Bonafede, chi resta fuori

Passa la linea di Beppe Grillo nel M5s. Non si deroga al limite dei due mandati, quindi non saranno più candidati big del partito come il presidente della Camera Roberto Fico, l’ex ministro della Giustizia Alfonso Bonafede, la vicepresidente vicaria del Movimento Paola Taverna e l’ex capo politico Vito Crimi. «Per fare politica non serve necessariamente una poltrona», ha chiarito Giuseppe Conte, che per settimane ha lavorato cercando di capire se ci fossero margini per qualche eccezione.

Ora deve risolvere in fretta un altro rebus, legato alla compilazione delle liste. I tempi sono stretti per le parlamentarie e si va, secondo quel che filtra dai vertici, verso un sistema ibrido, alcuni posti assegnati con consultazioni online, altri decisi dal partito. «Non cambia la regola che il Movimento si è imposto dalla prima ora come forma di garanzia affinché gli eletti possano dedicarsi al bene del Paese, senza lasciarsi distrarre dai propri destini personali», ha annunciato Conte, a sei giorni di distanza dal video con cui Grillo ha ribadito l’importanza del principio fondativo del limite dei due mandati («la luce nella tenebra»), che dovrebbe applicarsi anche per l’ex sindaco Virginia Raggi, impegnata nella terza consiliatura comunale a Roma.

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Una settimana di tensioni, in cui Conte ha dovuto smentire l’aut aut del garante, irremovibile su questo fronte. Fra i circa cinquanta parlamentari interessati, fino all’ultimo qualcuno ha sperato nelle deroghe, altri come Laura Bottici, non appena sciolte le Camere, hanno iniziato il trasloco. Agli esclusi dalle candidature, Conte ha chiesto un impegno, non solo nella breve ma intensa campagna elettorale già iniziata: «Abbiamo bisogno della loro esperienza, della loro competenza, della loro inguaribile passione».

Gli impegni futuri degli esclusi

Potrebbe mantenere un incarico nel partito Taverna («Forse l’eco delle mie urla contro il sistema e le sue storture continuerà a sentirsi ancora per qualche tempo a Palazzo Madama»). Luigi Gallo promette un contributo con il suo libro ‘Il manifesto della società del ben-essere’ («Può aprire un bel dibattito culturale, politico e sociale e spero riesca ad uscire prima delle elezioni»).

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Roberta Lombardi, assessora M5s della Regione Lazio assicura: «Non vi libererete di me perché io ho intenzione di vincere con la coalizione di centrosinistra». Poi c’è chi tornerà a fare l’ingegnere come Angelo Tofalo e chi come Giuseppe Brescia è tranquillo, convinto di far fruttare la sua laurea con il massimo dei voti in pedagogia. Altri, invece, non appena Mario Draghi si è dimesso, hanno iniziato a preoccuparsi, e qualche scontento potrebbe lasciare il Movimento.

Il rebus ricandidature nel M5S

Fra chi ha solo una legislatura alle spalle, c’è almeno un’altra dozzina di parlamentari in odore di ricandidatura, con l’obiettivo di conquistare uno dei 30-40 seggi stimati per il M5s dopo le elezioni del 25 settembre. Fra questi, il ministro Stefano Patuanelli, i vicepresidenti Michele Gubitosa, Riccardo Ricciardi, Mario Turco e Alessandra Todde, viceministro al Mise.

Ma anche la capogruppo al Senato Mariolina Castellone, Francesco Silvestri, appena eletto capogruppo alla Camera dopo le dimissioni di Davide Crippa (che ha registrato il simbolo di una nuova associazione politico-culturale e lunedì terrà una conferenza stampa con Federico D’Incà e Alessandra Carbonaro), Leonardo Donno, Davide Aiello, Ilaria Fontana, Ettore Licheri, Luca Sut e Vittoria Baldino. Fra le potenziali new entry in Parlamento Chiara Appendino, ex sindaco di Torino, salva per il ‘mandato zero’ da consigliera comunale: ha una condanna per i tragici fatti di piazza San Carlo, ma per un reato colposo e non doloso, fattispecie che invece preclude la candidatura nel codice etico del Movimento.

Non si registrano ancora contatti con Alessandro Di Battista, ma molti nel Movimento invocano un suo ritorno. Sembra tramontata l’ipotesi di un’alleanza con Sinistra italiana. Altre interlocuzioni ci sono state con Luigi de Magistris, un avvicinamento che però pare subordinato alla raccolta delle firme con il simbolo di Unione Popolare.

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