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Muscarà: «Lite tra Conte e Di Maio? È solo una sceneggiata. Il M5S è finito»

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La consigliera regionale: «Stanno tentando di ritagliarsi il proprio piccolo spazio per le elezioni politiche»

Dopo la lite tra Conte e Di Maio, oggi è intervenuto anche il presidente della Camera Roberto Fico e la tensione nel M5S sembra essere arrivata a un punto di non ritorno. Si vocifera sempre di più di una possibile ‘cacciata’ del ministro degli Esteri. Per Maria Muscarà però si tratta solo di «una sceneggiata».

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Intervistata da ilSud24 la consigliera regionale, che da un po’ ha abbandonato il Movimento, ha spiegato il suo punto di vista. «Una sceneggiata – ha detto – che stanno mettendo in piedi perché, specialmente dopo gli ultimi risultati elettorali, quelli che hanno ridotto il Movimento dal 33 al 3%, adesso ognuno sta tentando di ritagliarsi il proprio piccolo spazio per le elezioni che ci saranno di qui a poco e chiaramente ognuno usa le proprie armi».

«Conte spara la botta del vincolo del secondo mandato – sottolinea – sperando di avere con se tutti quelli che hanno un altro mandato da spendere e Di Maio si finge atlantista dopo aver per anni professato un altro pensiero tentando di agganciarsi a Draghi. Fa sorridere che in tutto ciò entrambi utilizzino il tema della guerra, degli armamenti e quindi del prossimo invio delle armi, schierandosi da una parte e dall’altra, fingendo di far credere che sia quello l’argomento centrale di cui non se ne fregano niente perché altrimenti avrebbero votato in massa il primo invio delle armi. Non avrebbero dato mandato al consiglio dei ministri di procedere al secondo e terzo armamento senza sentire il Parlamento. È una sceneggiata alla quale ormai ci siamo abituati».

Maria Muscarà: «Attendevano la decisione del Tribunale sul Movimento 5 Stelle»

Altra cosa strana per Maria Muscarà è che «questi signori prima che il Tribunale di Napoli si esprimesse, non parlavano. Perché non sapevano. Magari Conte avrebbe perso il ruolo, sarebbe stato sfiduciato, avrebbe fatto anche la cattiva figura di non saper redigere uno statuto e un regolamento e allora stavano zitti. Adesso che il tribunale si è espresso. Parlano, ma io credo che la storia del Tribunale non sia terminata».

Il silente Roberto Fico

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Le accuse di Di Maio a Conte di voler imitare Salvini «fanno parte sempre della stessa commedia» ha ribadito. «Il Movimento era un’altra cosa, come era nato non dovevamo imitare nessuno. Dovevamo ascoltare la base. Prima di procedere alla votazione sulla giustizia italiana, prima di cacciare Petrocelli hanno ascoltato la base? Hanno chiesto quale fosse il pensiero degli italiani rispetto a quella sventura che ci toccherà pagare lungamente? Prima di decidere del 2% del pil per la guerra e che non ci fosse l’iva sulle armi hanno sentito la base? Sono sceneggiate, ma tra i due quello che fa più sorridere, è Fico che per tanto tempo è stato alla finestra aspettando tempi migliori. Oggi si è svegliato».

«Il silente Fico che è da anni muto, adesso che l’argomento anche per lui diventa imbarazzante, decide che è arrivato il momento di cominciare a parlare. Vorrei capire come mai non ha parlato fino ad adesso. Cioè quando si è parlato del voto per l’invio delle armi, il 2% del pil, l’iva sulle armi, lui era in aula o no?»

«Del resto – aggiunge – se guardiamo le ultime elezioni amministrative in provincia di Napoli un occhio più attento si accorge come la linea di Fico sia completamente annullata, e il risultato di Portici e Pozzuoli ne è la dimostrazione, mentre quella di Di Maio ha fatto eleggere a Somma e Nola perfetti sconosciuti»

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Di Maio, Fico e la ricandidatura

Il problema del terzo mandato potrebbe però essere un “cappio” per molti leader. Di Maio e Fico accetteranno di non essere ricandidati? Fonderanno un nuovo partito? Che faranno? «Questo è da vedere. Adesso vogliono discutere, ma perché? Già questo è l’interrogativo che dovremmo cominciare a porci. Perché discutere questa cosa? Se non per un fatto strumentale. Perché riguardano l’uno o l’altro per accaparrarsi un numero di eletti che li può sostenere. È un fatto assolutamente strumentale».

Però se rimane il vincolo Di Maio non si potrà ricandidare. «Questa la vedo un’ipotesi lontana, secondo me serve per vedere chi si mette da una parte e chi dall’altra. Un po’ di braccio di ferro. Ma è soltanto una sceneggiata. Anche perché Di Maio, in modo particolare durante il periodo della sua reggenza, ha sistemato tante e tante di quelle persone che sicuramente gli arriverà dopo una risposta positiva. Vuoi vedere che non troveranno il modo per porre una domanda tale che dia la possibilità ad alcuni di occupare altri ruoli? Non lo troveremo eletto ma lo troveremo ministro. Non lo troveremo eletto ma lo troveremo presidente di qualche fondazione o in qualche altro ruolo. Questa è gente che non ci toglieremo mai dalle scatole».

«Da un certo punto di vista la competenza acquisita potrà essere una forza era anche una cosa ragionevole ma all’interno di un altro ragionamento: facevi i due mandati, poi tornavi a casa oppure davi la competenza che avevi acquisito ai nuovi che arrivavano stando in altri ruoli. Però tutto questo ragionamento ormai si è rotto».

Il Movimento 5 Stelle in Campania e le prospettive future

In Campania la Ciarambino sembra aver dato ragione a Di Maio. «Alla fine si è accorta che il fiume si era diviso. Io non volevo credere che ci fosse una struttura chiamata “Pomigliano d’Arcore”. Evidentemente adesso bisogna rafforzare quest’altra fase. Avrà trovato il suo utile. Del resto il fatto che non è in maggioranza in maniera formale ma nei fatti, essere servile alla maggioranza di De Luca, è la dimostrazione».

Il Movimento 5 Stelle sembra essere arrivato ai titoli di coda. «Io – dice – penso che il Movimento 5%, augurandogli il 5% perché secondo me arriverà al 2%, non esiste proprio assolutamente più. È stato mangiato e vomitato da questi bulimici di potere che non sono stati in grado di tenere fede a nessun patto di quelli che erano stati stretti e che li avevano portati lì».

Quindi i grillini rischiano alle prossime elezioni politiche di non superare nemmeno la soglia di sbarramento. «Questo poi non lo so, dipenderà da cosa decideranno. Può darsi pure che messi alle strette, dopo essersi divisi, se si divideranno, potranno utilizzare la parola responsabilità dicendo: “dobbiamo combattere la destra che avanza” perché naturalmente il ragionamento che si è sempre fatto è quello, la paura è quella destra che avanza, per riaccocchiarsi e combattere questa battaglia temporale e andare avanti. Io mi aspetto di tutto».

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