«Cui prodest», a chi giova il ritorno all’«arco (in)costituzionale» proposto da Provenzano?

Una sinistra che non ha idee su come costruire il futuro, s’abbarbica al passato, nella speranza che questo l’aiuti a sopravvivere

«Cui prodest?» Ovvero a chi giova in questo nostro strano Paese, continuare a marciare in avanti, ma con la testa saldamente rivoltata all’indietro? Probabilmente a quella sinistra che non ha idee su come costruire un futuro possibile, e cerca di nasconderlo – non sapendo liberarsene e andare avanti – a rifugiandosi dietro i fantasmi del passato (fascismo e antifascismo, semitismo e antisemitismo, razzismo e via di questo passo) che ancora continuano ad affollargli la mente e utilizzandoli come arma di distruzione di massa, contro gli avversari politici.

Nella convinzione che ciò possa tornarle utile per conservare poltrona e potere. E il peggio è che non si fa alcuno scrupolo a farlo e con l’appoggio della buona stampa che da «cane da guardia del potere in difesa dei cittadini» si è trasformata in «cane di compagnia del potere», pronto a difenderlo da quei cittadini che ancora si ostinano a pensare con la propria testa senza lasciarsi condizionare dai «sacri» dogmi del pensiero unico.

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E così in conseguenza dell’assalto alla Cgil, in occasione della manifestazione «no green pass», da parte di militanti di Forza Nuova – capeggiati da Roberto Fiore, Giuliano Castellino e l’ex Nar Luigi Aronica (ma come mai, pur essendo stati più volte arrestati e ‘daspo’ forniti, per cui in quella piazza non dovevano neanche arrivare, sono sempre in circolazione?) – insieme ad anarchici e «no a tutto», la Cgil ha deciso di organizzare (per carità solo una combinazione) per il giorno prima del Ballottaggio una manifestazione di protesta (in pieno silenzio elettorale, per cui: mentre Michetti dovrà tacere, Gualtieri sarà sul palco) contro il fascismo. Un pericolo che il presidente della Repubblica Sergio Mattarella si è fatto carico di smentire.

Pd, 5S e Leu hanno deciso di presentare in Parlamento una mozione per lo scioglimento di Forza Nuova

La ciliegina sulla torta, però, l’ha messa l’ex ministro Provenzano, vicesegretario del Pd, riportando l’Italia indietro di almeno 30 anni, rilanciando agli onori della cronaca, quel vituperato «arco costituzionale», che si pensava cancellato per sempre da quel martedì 20 giugno del 1991, quando il presidente picconatore Francesco Cossiga, intervistato da ‘il Giornale’ lo dichiarò ufficialmente «defunto». In verità, era un recinto dal quale, ieri, era escluso il Msi e da domani, dovrebbe essere escluso, e mai più ammesso nelle stanze del potere, FdI, indipendemente dai risultati elettorali.

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Insomma, più che un «arco costituzionale» un solido «recinto incostituzionale» per liberarsi, una volta per sempre del partito della Meloni. Che ha detto di non voler partecipare all’iniziativa cigiellina (cui pure aveva espresso la propria solidarietà, per la violenza subita) perché, nel caso, dovrebbe essere la Magistratura e non il Governo a sciogliere un partito e nello specifico Fn.

E perché non anche: centri sociali, anarchici ed estremisti di sinistra, che hanno partecipato all’assalto (forse perché nessuno lo ha detto?). Ma che bella pensata, onorevole Provenzano!!! Capito, cari lettori, «cui prodest» ovvero a chi giova? Purtroppo, non certo all’Italia che grazie a lorsignori continua a marciare in avanti, con la testa rivoltata all’indietro e, quindi, ad arretrare. E neanche a Fratelli d’Italia.

E intanto nella giornata di ieri al corteo dei sindacati Usb e Si Cobas a Torino, cui hanno partecipato studenti «no green pass», esponenti dei centri sociali, No Tav e anarchici, hanno pensato bene di bruciare la foto di Draghi e la bandiera dell’Unione europea.

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