«Più Libri Più Liberi», la libertà finisce all’ingresso: la sinistra mette il filtro ideologico

La richiesta agli editori appare fuori luogo e anacronistica

Prima dei libri, la dichiarazione. Prima degli editori, il certificato di conformità. La nuova domanda di adesione a «Più Libri Più Liberi» apre una polemica che va oltre la burocrazia e tocca il cuore della libertà di pensiero.

La Fiera nazionale della piccola e media editoria, promossa e organizzata dall’Aie, Associazione italiana editori, è in programma a Roma, alla Nuvola dell’Eur, dal 4 all’8 dicembre, con la 25ª edizione. Ma il caso esplode per un passaggio inserito nella nuova domanda di adesione: gli editori dovranno dichiarare anche di «riconoscere e condividere i valori antifascisti alla base dell’ordinamento democratico della Costituzione italiana».

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Il nuovo allegato per gli editori

Fino all’anno scorso il regolamento generale della manifestazione prevedeva già l’adesione ai valori della Costituzione italiana, della Carta dei diritti fondamentali dell’Unione europea e della Dichiarazione universale dei diritti umani. Il testo richiamava la libertà di pensiero e di stampa, il rispetto della dignità umana, la libertà della persona senza distinzioni e il rifiuto di ogni forma di discriminazione.

Quest’anno, però, agli editori viene chiesto un allegato in più, da sottoscrivere sotto la propria responsabilità. Nel documento si parla ancora di adesione ai principi costituzionali e ai diritti fondamentali, ma compare anche il passaggio più discusso: l’impegno a «riconoscere e condividere i valori antifascisti alla base dell’ordinamento democratico della Costituzione italiana». A questo si aggiungono il rispetto della libertà di pensiero e di stampa, il rifiuto dell’incitamento all’odio e l’obbligo di rispettare leggi e regolamenti applicabili.

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In una manifestazione dedicata ai libri, agli autori e al pluralismo culturale, l’autodichiarazione supplementare suona come una forzatura. Non sono i principi costituzionali a essere in discussione, ma la scelta di trasformarli in una verifica preventiva di conformità. In questo modo, una fiera nata per promuovere idee e confronto rischia di presentarsi con un filtro ideologico all’ingresso.

Meloni: «Sei libero solo se pensi quello che loro pensano»

Giorgia Meloni ha centrato il problema con parole nette: «Per partecipare alla fiera della piccola e media editoria “Più libri più liberi”, che si svolgerà a Roma, le case editrici dovranno ottenere quest’anno il “patentino antifascista”, sottoscrivendo un’apposita dichiarazione». La premier ha aggiunto: «È così che la sinistra concepisce la libertà di pensiero: sei libero, ma solo se dici quello che loro ti permettono di dire, se pensi quello che loro pensano, se leggi quello che loro considerano consono».

Poi l’affondo: «La cancellazione delle idee non di sinistra, camuffata da lotta antifascista, è un vecchio vizio della sinistra, ma è una storiella alla quale ormai non crede più nessuno. Si chiama, banalmente, censura. E la censura è incompatibile con qualsiasi società democratica».

Una replica che non chiude il caso

La replica della Fiera nazionale della piccola e media editoria non chiude la polemica. Gli organizzatori sostengono che chiedere ai partecipanti di sottoscrivere una dichiarazione sulla condivisione dei principi costituzionali, democratici e inderogabili «non è affatto censura», ma «un’esigenza di chiarezza e unità tra i diversi attori presenti in fiera».

La Fiera si è detta «rammaricata di quanto sta accadendo» e ha annunciato «un ulteriore attento approfondimento per rispetto istituzionale», dopo l’intervento della presidente del Consiglio e il dibattito che ne è seguito. Secondo la nota, il documento contestato sarebbe «basato su riferimenti istituzionali e universali», «privo di visioni di parte, senza accenni politici e tantomeno legami partitici». Ma la stessa Fiera ammette che «così non è stato interpretato».

Il centrodestra contro il patentino ideologico

Il ministro della Cultura, Alessandro Giuli, ha accolto «con favore e ottimismo» il preannunciato «ulteriore, attento approfondimento» da parte dell’Aie, alla luce delle osservazioni della presidente del Consiglio sulla «anacronistica richiesta di fare professione di fede antifascista per accedere a Più Libri Più Liberi». Giuli ha auspicato che le parole dell’Aie siano «l’inizio della fine d’un clamoroso equivoco suscettibile di brutali strumentalizzazioni».

Durissima anche la posizione dei deputati di Fratelli d’Italia componenti della Commissione Cultura della Camera: «“Meno libri, meno liberi”. La cultura e l’editoria non hanno bisogno di patenti, analisi del sangue e dell’inchiostro». Poi l’affondo: «Dalla richiesta di aderire a obblighi che fanno rima con censura e dittatura del politicamente corretto il passaggio successivo quale sarà? I raggi X per ogni singolo libro, autore, traduttore, tipografo o libraio?». Per i parlamentari di FdI, al «pensiero unico» della sinistra va contrapposto «il confronto, la pluralità di idee e ricerche».

Sangiuliano: «Si chieda anche la dichiarazione di anticomunismo»

Gennaro Sangiuliano, ex ministro della Cultura e capo dell’Opposizione in Regione Campania, ha definito la richiesta degli organizzatori «una perla di intolleranza» e «un comportamento degno degli eredi di Beria». Poi ha ricordato che Giorgia Meloni «ha fatto bene» a stigmatizzarla.

Sangiuliano ha richiamato anche la risoluzione approvata dal Parlamento europeo nel settembre 2019, che ha sancito «l’equiparazione piena fra comunismo e nazismo». Quindi il riferimento storico a Palmiro Togliatti, definito «uno dei più stretti collaboratori di Stalin nel Comintern», con «responsabilità dirette nella liquidazione del vertice del Partito Comunista polacco e degli anarchici in Spagna». Da qui la provocazione: «Allora si chieda anche la dichiarazione di anticomunismo. La verità è che la cultura dovrebbe essere lontana da queste scorie del Novecento».

Anche Antonio Tajani, a margine del Forum in Masseria, ha insistito sul principio della libertà di espressione: «Io credo sempre che si debba dare libertà di espressione e di pensiero. Non c’è che uno va a dire non la pensi come me sei fascista. Io non sono fascista, sono anti fascista, ma non si può dire se uno la pensa diversamente è fascista. È sbagliato. Io credo che si debba dare a tutti la possibilità di parlare, di esprimersi».

Malato: «Meloni visiti la manifestazione»

Annamaria Malato, presidente di «Più Libri Più Liberi», ha invitato Giorgia Meloni a visitare la manifestazione, spiegando che alla fiera ci sono «editori, stand, giornalisti di ogni colorazione politica e di ogni orientamento». Malato ha parlato di «un grande fraintendimento» e ha ribadito che né la Fiera né l’Aie hanno mai avuto «alcun intento censorio».

Resta però il nodo centrale: se quei principi erano già contenuti nel regolamento, l’autodichiarazione aggiuntiva appare inutile e politicamente scivolosa. In una fiera che dovrebbe difendere libri, pluralismo e libertà culturale, meno certificati ideologici e più confronto sarebbero la risposta più semplice.

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