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Nadef 2022: «Tutto va bene madame la marchesa». Anzi va meglio, basta attendere il 2030

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Purtroppo noi italiani non riusciamo ad accorgerci che l’Italia sta crescendo, colpa della nostra ignoranza e dei buchi presenti nelle nostre tasche

Col solito cipiglio napoleonico decisamente trionfalistico, condito di un po’ di sicumera montiana e di non challenge Contiana, ieri – con la tacita connivenza della stampa di regime e dei partiti di governo – SuperMario Draghi ci ha informati di aver approvato la nadef (nota di aggiornamento al Def) che contiene le previsioni del governo sull’andamento dell’economia e della finanza pubblica «per il 2022».

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E, giustamente ha colto l’occasione per farci sapere che – peccato solo che gli italiani continuano a non rendersene conto – ovviamente colpa di Draghi, ma della loro ignoranza in materia e dei troppi buchi presenti nelle nostre tasche – «tutto va bene madame la marchesa», anzi meglio. «Il quadro economico è di gran lunga migliore di quello che noi stessi pensavamo potesse esser cinque mesi fa». Ha esordito.

E naturalmente, dal momento che l’unica e vera inversione di marcia – per cui per la Conferenza Episcopale Italiana è, ormai «l’uomo della provvidenza» e per Confindustria «l’uomo della necessità» ha comiciato proprio da lì, informandoci che «La situazione sanitaria ed economica è nettamente migliorata negli ultimi mesi».

E che «nel nostro Paese, ciò è avvenuto grazie a misure preventive ben calibrate, al grande sforzo del personale sanitario, alla consapevole disciplina dimostrata dai cittadini, alle misure di sostegno economico attuate dal Governo e, in misura crescente, all’avanzamento della campagna di vaccinazione contro il Covid-19». Almeno così si legge nella premessa alla Nota di aggiornamento al Documento di economia a finanza, firmata dal ministro dell’Economia Daniele Franco.

E se lo dicono loro, bisogna crederci o no? Probabilmente, no

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Uno studio dell’Università di Pavia apparso sul «Journal of medical virology ha ufficialmente confermato, infatti, che il Paracetamolo aumenta il rischio di evoluzione negativa del covid. E in particolare nei pazienti anziani, può aggravere le condizioni e portare al ricovero per polmonite intersistiziale».

Sarà anche vero ciò che dicono questi scienziati, ma il superscienziato Roberto Speranza e i suoi amici del Cts le cui competenze sono ancora tutte da verificare, prefericiscono la cura «tachipirina e vigile attesa», di cosa? Come di cosa, che la situazone peggiori. Non sarebbe il caso che la magistratura cominciasse a metterci il naso, per provare a sentire se c’è un po’ di puzzetta?

Ed ora veniamo ai contenuti economici del nadef. Ebbene stando a quanto vi si legge, nel 2021 il Pil si attesterà a +6% e nel 2022 segnerà un +4,7% programmatico. Nel documento si prevede, quindi che gli interventi in programma per il prossimo anno spingeranno la crescita di mezzo punto percentuale: si parte infatti da +4,2% tendenziale. Nello scenario programmatico la crescita del Pil sarà poi del 2,8 per cento nel 2023 e 1,9 per cento nel 2024.

Vi state chiedendo da dove verrà tutta questa ricchezza? È presto detto

Dall’aumento delle bollette energetiche di luce e gas che tra gennaio e settembre di quest’anno sono già cresciute di ben l’83,6% (e scusate se è poco) e le tasse soprattutto quelle sulle case; grazie alla riforma sugli estimi catastali. Con salasso assicurato sulle seconde abitazioni e meno sconti per milioni di famiglie. Eppure, l’ex uomo della Bce, oggi premier con aspirazioni quirinalizie, se non ora, di sicuro fra 7 anni, aveva assicurato che questo non era il momento di prendere, ma di dare agli italiani.

E, ovviamente, per completare la festa, non poteva mancare la correzione in positivo dei contenuti del Def approvato dal consiglio dei ministri il 15 aprile scorso. «Il più alto livello di Pil e il minor deficit fanno anche sì che il rapporto tra debito pubblico e prodotto non salga ulteriormente quest’anno, come previsto nel Def, ma scenda invece al 153,5 per cento, dal 155,6 per cento nel 2020». Eureka, che notizia. Ma sarà vera? Che dire se son rose fioriranno. Non mancano nel nadef, naturalmente, come in tutti i documenti di economia e finanzie che si rispettino, le previsioni futuribili.

Tant’è che «ipotizzando che il grado di restrizione delle attività economiche e sociali legato al Covid-19 si vada via via riducendo, l’intonazione della politica di bilancio resterà espansiva fino a quando il Pil e l’occupazione avranno recuperato non solo la caduta, ma anche la mancata crescita rispetto al livello del 2019. Si può prevedere che tali condizioni saranno soddisfatte dal 2024 in avanti», si legge ancora nella bozza della Nadef in cui si precisa che «a partire dal 2024, la politica di bilancio mirerà a ridurre il deficit strutturale e a ricondurre il rapporto debito/PIL intorno al livello precrisi entro il 2030».

Così parlò Zarathusta nel 500 avanti Cristo, ma anche Monti, Letta, Renzi, Gentiloni e Conte, più recentemente. Ma non è successo niente!

Ebbene, la dico tutta e senza infigimenti: se questi sono i risultati dalla presenza di Forza Italia e Lega, nel governo Draghi: metterci la faccia, ma solo per farsela riempire di schiaffi da Mattarella, che non parla, ma tira le fila, SuperMario, Pd, 5S e perfino Leu, fossi in loro, me ne torerei a casetta mia.

A meno che, delle due l’una: o sono dei masochisti o prima dell’Italia e degli italiani, per loro viene la poltrona. E siamo all’ennesima dimostrazione che in fondo aveva ragione la leader Fratelli d’Italia, Giorgia Meloni, quando giustificò il suo no, al governo della grande ammucchiata, disse. «Ma a che servirebbe, quando non dovessimo essere d’accordo, si rifuggeranno dietro i numeri ed essendo loro di più, avremmo sempre torto». E, per dirlo alla Pappagone, «ho detto tutto».

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