Road to Tokyo, le storie italiane: Tamberi e Jacobs, strade diverse, ma un sogno comune. L’oro olimpico

Tamberi: «Una felicità di ieri e oggi, ma che sarà per sempre». Jacobs: «Pazzesco, io come Bolt, un sogno divenuto realtà».

Questa è la storia di 2 ragazzi, che provengono da percorsi biografici differenti. Percorsi che comunque, hanno avuto lo stesso minimo comune denominatore: Tokyo 2021 (pardon 2020, dato che per ragioni di marketing, vengono così definite).

Partiamo con il primo, un marchigiano, il cui nome è Gianmarco Tamberi, età 29 anni. Gianmarco è entrato nella storia olimpica, conquistando uno straordinario oro nel salto in alto; oro condiviso con il qatariota Mutaz Essa Barshim.

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Non era mai successo che nell’atletica vi fosse un ex aequo, ma domenica vi è stata un’eccezione. I 2 , (dopo una gara estenuante) hanno deciso di non proseguire con lo spareggio, in virtù di fattori non secondari, la paura di arrivare secondi (che comunque non è male, in un’olimpiade), l’amicizia che li lega da anni e lo stesso infortunio patito negli anni passati. Si perché, quest’oro, è frutto di un duro lavoro, durato 5 anni, a causa di un infortunio patito alla caviglia sinistra, che non gli ha permesso di accedere alle olimpiadi di Rio, nel 2016.

«Volevo essere più felice di tutti, questa felicità è ieri, oggi e sarà per sempre». Queste sono le parole rilasciate dal nostro Gianmarco alla tv, non appena ha vinto la gara più significativa della sua vita. Cosa importante, è che pronuncia queste parole, avendo in mano il gesso che l’ha accompagnato durante l’infortunio e su cui c’è scritto: Road to Tokyo 2021 (in origine aveva scritto  2020, ma la pandemia, l’ha costretto a cambiare data).

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Gianmarco non è stato mai solo un atleta

Nella sua carriera, Gianmarco, non è stato mai solo un atleta, ma anche uno stile, con la sua “mezza barba”, che gli divide in 2 il viso, quasi come se vi fossero, 2 Tamberi, uniti da un unico obiettivo: vincere. Ma Tamberi è anche un nesso, funzionale, a raccontare un’altra storia, quella di Marcell Jacobs. Classe 1994, nato in Texas (Stati Uniti), traferitosi con la madre dopo un mese dalla nascita in Italia.

Questo è il compendio della vita di Jacobs. O forse no? Probabile, perché nell’almanacco della sua biografia, manca un aspetto molto importante, il rapporto con il padre. La ricostruzione di quest’ultimo, è stato fondamentale, per poter vincere l’oro olimpico nei 100 metri e divenire così, l’uomo più veloce del mondo, in 9”80.

Molti suoi colleghi, hanno dichiarato di non conoscerlo o di non aver mai gareggiato con lui. Costoro, sono stati silenziati, dalle seguenti parole: «Pazzesco, io come Bolt, un sogno divenuto realtà». Parole che hanno zittito anche i giornalisti del Washington Post, i quali l’hanno definito come «l’oscuro italiano del Texas», adducendo anche, ad un eventuale uso di sostanze dopanti.

Il nesso poc’anzi citato, tra i 2 ragazzi, è stato suggellato dal loro abbraccio, coperto dal tricolore italiano. Secondo molti, questo gesto d’affetto, è simile a quello dell’opera, “Gli Amanti”, il quadro di Renè Magritte, in cui 2 persone, coperte da un velo bianco, si baciano. Tuttavia, vi è un’enorme differenza. Mentre nell’opera, il bacio dei protagonisti, rappresenta l’impossibilità del loro amore, nel caso dei nostri connazionali, segna il raggiungimento di un sogno, quindi qualcosa di possibile, tangibile, rivelabile. Un sogno divenuto realtà.

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