Immobile, Insigne e Berrettini, con loro oggi l’Italia sogna in grande

Parafrasando Fabio Concato, si potrebbe dire che quella che ci aspetta sarà per tutti gli italiani, e non solo quelli che amano lo sport, «una domenica speciale». Una specialità che coprirà quindici chilometri.

Questa è la distanza che separa due dei maggiori, imponenti e conosciuti, impianti sportivi del mondo: lo stadio di Wembley dove alle 21 l’Italia sfiderà l’Inghilterra per la conquista del titolo di Campione d’Europa 2020 e il campo centrale di Wimbledon dove nel pomeriggio alle 15 il romano Matteo Berettini se la vedrà con il serbo Novak Djokovic, numero uno del mondo e già vincitore di 6 edizioni del più antico torneo di tennis del mondo, il Wimbledon Championship, la cui prima edizione fu disputata nel lontanissimo 1877 e vinto dall’inglese Spencer Gore che con il punteggio di 6-1 6-2 6-4 ebbe la meglio sul connazionale William Marshall.

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Matteo Berettini nella storia della racchetta

Certo, il tennista romano, non parte favorito. Ma comunque vada è già entrato nella storia della racchetta. A giugno ha vinto l’altro torneo storico londinese, anch’esso sull’erba, il Queen’s nato nel 1890, risultato che gli ha consentito di scalare il terzo posto del ranking tennistico internazionale.

È il primo tennista italiano della storia ad avere raggiunto in singolare almeno gli ottavi di finale in tutti i quattro tornei del Grande Slam (Australian Open, Open di Francia (Roland Garros), Torneo di Wimbledon (The Championships), US Open (Flushing Meadows) spingendosi fino alla semifinale negli US Open del 2019. Vanta 5 titoli ATP, unico tennista italiano ad averne vinti due sull’erba, superficie sulla quale è considerato il miglior tennista italiano di sempre, e ha disputato la finale al Masters 1000 di Madrid.

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Inutile dire che oggi i cuori di tutti gli italiani decolleranno per Londra, per essergli vicini ed aiutarlo nella conquista di questo traguardo che, a chi ama il tennis e, come il sottoscritto. qualche volta «ci ha provato», magari solo per ‘sgranchirsi’, fa venire i brividi solo a pensarci.

Alle 21 i cuori tricolori decollerano per Wembley

E senza neanche il tempo di smettere di ‘pulsare’ per Berrettini, alle 21 i cuori tricolori decollerano da Wimbledon per atterrare qualche chilometro più in là a Wembley e rimettersi nuovamente a battere, per spingere l’Italia del calcio alla conquista del titolo di campione d’Europa.

Impresa di grosso rilievo, ma non certamente unica come quella di Berrettini, se non perché un Paese come il nostro non può contentarsi di conservare in bacheca un solo titolo europeo, quello conquistato nel 1968, e 4 mondiali: 1934, 1938, 1982, 2006.

È ora, quindi, di cominciare a recuperare. Un successo che se per gli italiani tutti sarebbe davvero di grosso prestigio, per noi napoletani sarebbe addirittura un trionfo, perché nella sua conquista hanno giocato un ruolo importantissimo, due napoletani veraci: Lorenzo Insigne da Frattamaggiore e la ‘scarpa d’oro’ Ciro Immobile, mio concittadino e orgoglio di Torre Annunziata – per i risultati ottenuti, ma anche l’umiltà dinmostrata – e due napoletani adottati: Giovanni Di Lorenzo e Jorginho amatissimi dai napoletani per il sudore, le fatiche e l’amore dimostrato indossando l’azzurro partenopeo.

Dispiace che – almeno fino a mentre scrivo – Alex Meret non sia mai stato utilizzato da Roberto Mancini. Ma della festa anche lui è – meritatamente – parte. A proposito, a Wembley per sostenere gli azzurri ci sarà anche il Capo dello Stato, Mattarella. Chissà che non decida di partire qualche ora prima per assistere anche alla finale di Wimbledon. Anche Matteo meriterebbe questo onore. Forza Berrettini e Forza Azzurri, allora. E comunque vada, grazie per le emozioni regaleci in queste notti magiche.

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