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La paura di sparire spinge Grillo e Conte verso l’accordo. Ora battaglia in Parlamento sulla riforma della giustizia

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Nella domenica che ha regalato all’Italia l’Europeo dopo 53 anni, il Movimento Cinquestelle annuncia l’accordo tra Beppe Grillo e Giuseppe Conte. Un miracoloso sportivo, da un alto, e, dall’altro, uno politico. Anche se in questo ultimo caso tanto ha inciso la paura di scomparire, di spaccarsi e perdersi nei mille rivoli delle scaramucce tra bande e capetti, perché in fin dei conti un consenso elettorale il M5S ce l’ha ancora.

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Un patrimonio, insomma, che non va assolutamente disperso. Senza contare che questa legislatura ha ancora due anni avanti e soprattutto la tappa più importante e cioè quella dell’elezione del presidente della Repubblica. E con un Matteo Renzi che è tornato a svariare sul fronte dell’attacco un Movimento unito e compatto, con una guida salda e definita, può continuare a far pesare il fatto di essere il partito di maggioranza relativa in Parlamento forte del consenso raccolto nelle ultime politiche.

Ecco perché alla fine il piatto della bilancia si è spostato sull’accordo. L’annuncio è stato dato da Vito Crimi in apertura dell’assemblea dei parlamentari leggendo una nota dei due grandi contendenti, appunto Grillo e Conte, che hanno definito «la nuova struttura di regole del MoVimento 5 Stelle. Il MoVimento si dota così di nuovi ed efficaci strumenti proiettando al 2050 i suoi valori identitari e la sua vocazione innovativa. Determinante è stato il contributo scaturito dal lavoro svolto dal comitato dei sette che Grillo e Conte ringraziano».

Grillo garante, Conte leader politico

«Una chiara e legittimata leadership del MoVimento 5 Stelle costituisce elemento essenziale di stabilità e di tenuta democratica del Paese. Grillo e Conte si sentiranno ancora nei prossimi giorni per definire insieme gli ultimi dettagli e dare avvio alle procedure di indizione delle votazioni». Insomma, Grillo continuerà ad essere il garante mentre Conte sarà il leader politico anche se sui dettagli dell’accordo non si sa nulla.

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Probabilmente, salvo colpi di scena i grillini voteranno su una piattaforma che non dovrebbe essere Rousseau prima sullo Statuto e poi sulla leadership di Conte, al quale dovrebbe essere riservato il ruolo di presidente del M5S.

Fico: «È il momento di metterci a remare tutti insieme»

Grande la soddisfazione della nomenclatura cinquestelle a partire da Luigi Di Maio che ha detto di aver «sempre creduto nel dialogo e nella mediazione invece che nello scontro e nella polemica» e «finalmente il Movimento può ripartire con una leadership forte». A sua volta Roberto Fico ha parlato di «un punto decisivo per il rilancio di cui tutti conosciamo bene l’urgenza. Con lo stesso spirito, con il lavoro di squadra, con la capacità di venirsi incontro possiamo fare tanto. È arrivato il momento di metterci a remare tutti insieme, con l’orgoglio per quello che siamo stati capaci di fare in questi anni e con la convinzione, anzi la certezza di poter fare ancora tanto».

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Sguardo al futuro, quindi, anche perché se non vi fosse stato l’accordo l’assemblea sarebbe stata l’occasione per i contiani per strappare. E la riforma della giustizia sarebbe stato il casus belli per passare all’attacco. Invece l’annuncio dell’intesa ha rappresentato il classico diversivo che ha evitato lo showdown anche se le critiche non sono mancate. A partire dall’ex ministro Alfonso Bonafede che senza troppi giri di parole nel corso della riunione avrebbe spiegato che «la prescrizione non è una bandierina ma un valore. Questa soluzione non la condivido, è sbagliata e rischiosa».

Sarti: «Mi aspetto delle scuse»

Più pesanti, invece, sarebbe state le parole dell’ex presidente della Commissione Giustizia alla Camera Giulia Sarti: «In questa riunione sono state dette cose non vere, mi aspetto delle scuse. I nostri ministri sono entrati in Cdm e hanno disatteso quello che i direttivi di Camera e Senato avevano chiesto di fare». Arrivando addirittura a chiedere «mani libere in Parlamento» in quanto «quell’accordo non può essere spacciato per una vittoria».

Passaggio in Parlamento a cui guarda anche Di Maio che nel corso della riunione dei parlamentari avrebbe spiegato che «non abbiamo potuto ottenere tutto, ma sicuramente abbiamo fatto del nostro meglio, in un momento in cui il M5S è senza guida. Adesso lavoreremo in Parlamento. Senza l’accordo si rischiava di cancellare definitivamente e mandare in frantumi la nostra riforma della giustizia».

Insomma, la riforma della giustizia e il passaggio parlamentare potrebbe essere il primo banco di prova per la nuova leadership di Conte, anche se bisognerà vedere come si coniugherà tutto questo con l’appello di Draghi alla lealtà della maggioranza e delle singole forze politiche verso una riforma fondamentale per il Pnrr. Di certo quello che già appare chiaro è il nuovo corso grillino porrà più problemi e incertezze al governo.

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