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Fine delle ideologie, idiozie nostalgiche, sfruttatori di simboli e ogni giorno una nuova commerazione

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Il calendario ricorda festività religiose e civili, locali e nazionali. Le civili rammentano avvenimenti storici, celebrazioni di ricorrenze secolari come la scoperta delle Americhe, l’allunaggio, la nascita di personaggi storici e dell’arte. Il cinquecentesimo dalla morte di Leonardo da Vinci o i 700 anni dalla nascita di Dante Alighieri.

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Poi ci sono le civili di storia nazionale, le datate e le moderne. Comunque, quasi tutti i giorni, l’ONU o chi per esso dedica e commemora qualche evento. Un giorno da ricordare non si nega a nessuno, non foss’altro per interessi commerciali. La festa della mamma, papà, dei nonni, del cane di famiglia, degli innamorati, dei femminicidi e della sindrome di Asperger.

Lo Stato italiano, con leggi, ha individuato ricorrenze ufficiali da commemorare con cerimonie istituzionali, giorni d’astensione dal lavoro, o la sola commemorazione storico-culturale da svolgere nelle scuole ed in luoghi pubblici. Il 25 aprile ricorda la «liberazione d’Italia dalla tirannide nazifascista», il 1 maggio festività dei lavoratori, il 2 giugno festa della Repubblica. Ricordare, commemorare per non dimenticare né esorcizzare.

Commemorazioni, ancorché imposte per legge, la Shoah o il giorno dell’esodo dei giuliano-dalmati e i martiri delle Foibe, ricadono nella sfera di sensibilità e cultura collettiva e personale.

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Gli anni della contrapposizione ideologica, i cosiddetti anni di piombo, erano partecipati sanguignamente. I giovani sceglievano, in senso moderato o estremo, partecipavano senza mezze misure. Erano gli anni, ricordo, in cui il 25 aprile o il 1° maggio conveniva rimanere chiusi in casa oppure migrare in luoghi in cui non si era conosciuti. Destra estrema o sinistra, la caccia per colpirne uno ed educarne 100 era luogo comune, era prassi.

Sono trascorsi decenni, finita la politica partecipata, tramontate le ideologie sociali – sinistra e destra -, impera il liberismo più sfrenato, il qualunquismo, il menefreghismo, il pagnottismo. Non si è più di nulla, un movimento o un partito vale l’altro. A convenienza passi dove ti conviene, e se sei proprietario di consensi elettorali, puoi decidere a convenienza dove candidarti per farti eleggere. Il qualunquismo ignorante ha colpito (invaso) la stragrande maggioranza degli elettori. I veri intendimenti storico-culturali, diventati banali, inutili, si trasformano in dannose espressioni di inedificante nostalgismo.

Se è vero che le “ideologie del XX secolo”, quelle che mossero i destini del mondo: comunismo, fascismo e nazismo, sono superate e prive di carica, non si comprende l’uso propagandistico riesumativo, utilizzato a sproposito, scatenante reazioni speculative.

I pericoli di riesumazione fascista e nazista, veri o presunti, sono più pressanti e presenti che mai. Le autorità di polizia e di sicurezza democratico-repubblicana non abbassano mai la guardia rispetto ai rigurgiti nazifascisti. Nulla da eccepire, benfatto, la storia italiana è strapiena di “tramenere” sventolate per fare carriera, di attentati fascisti pilotati dai servizi, deviati dello stato o esteri. Accadimenti episodici, in rete, di singoli o associati, processi svolti, da fare o ripetersi sono storia italiana.

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La militanza politica oramai è esercizio svolto sul web, ed allora tutte le circostanze commemorative diventano esternazioni nostalgiche. Nutrimento per mantenere in vita i “fantasmi del passato”.

Utili idioti colpiscono per dileguarsi nell’anonimato. Esternano appartenenza solo nella ricorrenza dei martiri, dei morti, di tutto ciò non costa impegno e rischio politico quotidiano per combattere la malapolitica. Sono gli stessi seriali alleati dell’antifascismo evocativo rituale. Gente che finge di non capire che ogni uomo è figlio del proprio tempo.

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Sono vigliacchi nascosti dietro le commemorazioni, che trovano appagamento nel lanciare la pietra nascondendo la mano. Si placano con la testimonianza del rip, del mento volitivo, del viaggio nostalgico, del braccio a scatto e di parole prive di vero significato solidale. Non si lanciano nella mischia per testimoniare la forza delle proprie idee. Le hanno dismesse relegandole alla sola manifestazione di retoriche nostalgie di maniera, inutile, sterile e dannosa.

Ne conosco a decine di questi squallidi figuri. Militanti da congrega, da cerimonia tra intimi, predicatori di ideali calpestati nel quotidiano agire. Personaggi per tutte le stagioni, al soldo del padrone di turno. Personaggi alla ricerca del “vascello grande” utile a traghettare verso lidi a loro utili. Personaggi senza faccia né vergogna, occasionali amici di merenda anche di ipotetici nemici da combattere.

Sfruttatori seriali di simboli dalla grande storia, finiti nelle mani sbagliate, dissacratori di martiri. Partiti contenitori svuotati di valori, utilizzati per appagare interessi personali. Sfruttatori seriali della bontà ideale di elettori creduloni. Simboli vilipesi e usurpati, simboli calpestati, simboli ancora intrisi del sangue versato da decine di giovani idealisti.

Fermatevi, non infangate i martiri dell’idea, non lasciate entrare nella casa della “fiamma tricolore” chi non ha credo e principi in continuità ideale con quelli che la videro accendere, l’alimentarono e difesero con la propria vita. La fiamma tricolore che fu del MSI e della Destra Nazionale non va infangata da indegni occasionali approfittatori.

Nostalgici del web, politici di palazzo, alleati e simili, se non peggiori, di quelli che dicono di combattere. I loro obiettivi sono il potere personale, le ambizioni egoistiche, di famiglia e lobby. Lo dimostrano ogni giorno assentandosi sui veri problemi nazionali e locali.

Ogni uomo e figlio del proprio tempo, l’attuale è degli sciacalli e delle iene.

Gli ideali sono altra cosa, non si ostentano nelle ricorrenze nostalgiche, si realizzano nel quotidiano agire con esemplare rettitudine morale.

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