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Caserta, unità d’intenti tra le forze alternative al Marino bis

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Le condizioni logistico-strutturali, economico-sociali, urbanistiche-ambientali e amministrative, in cui si trova Caserta, sono uguali, se non peggiori, alla situazione in cui è sprofondata l’Italia, colpa dei governi Conte e Covid 19. Giudizio severo, più volte espresso anche da ambienti e uomini perbene della “sinistra identitaria” casertana.

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Speranza per Caserta, è storica componente del civismo partecipativo, attiva in aperto dissenso all’operato della giunta Marino. In città, operano tantissimi ambiti professionali, dell’associazionismo laico e del volontariato, di chiara cultura di sinistra, non allineata al piattume mariniano egemone anche nel Pd. Professionisti, associazioni datoriali, espressione diversificate del laicismo, d’ispirazione socialdemocratica, liberale e risorgimentale, mondo cattolico, tradizionale ed identitario, sono costantemente estromessi dalle scelte decisionali comunali.

Identica sorte, vivono donne e uomini politici dal maturo impegno amministrativo l’avvocato Ubaldo Greco, l’indomabile animatore politico-sociale dottor Antonio Ciontoli, il mai domo tutore dell’ambientalismo Edgardo Ursomando e validissimi consiglieri non imbavagliati quali: Emilianna Credentino e Roberto Desiderio.

Le forze politiche ufficiali di centro destra, non si notano per metodo e merito utilizzato nel coinvolgimento, partecipativo-progettuale, della società civile. Al momento, non si conoscono programma/i e nome/i del candidato/i alla carica di primo cittadino. Armeggiare nelle segreterie, assoldare con facili promesse figuranti-candidati, non risolve i guai della città, né favorirà il successo elettorale. Perdere tempo, disponendo tempo, per arrivare allo scadere del tempo, ed estrarre il coniglio dal cilindro, significa depauperare il residuo di credibilità della politica.

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In tantissime circostanze, abbiamo affermato l’obbligo di ritornare al principio della politica. Politica servizio, in cui si concretizzi la “sussidiarietà”, unica vera democrazia. Caserta ha bisogno d’unire le sue forze sane, superare le pretestuose divisioni ideologiche e costruire l’alternativa all’ipotesi: Marino bis. Egoismi di parte e personali, non possono né devono condannare la città a sprofondare nel nulla. Candidarsi alla guida del capoluogo di provincia, non è cosa semplice, non è da tutti.

L’infausta fallimentare affermazione grillina, dell’uno vale uno, ha condannato l’Italia a sommare 157 miliardi di debiti in soli 10 mesi. Caserta non può permettersi altri 5 anni d’oblio nel vuoto progettuale, non può continuare a vivere l’eterna emergenza delle quotidianità. Siamo a cavallo di un millennio e del secolo, viviamo un periodo di transizione e, questa, dobbiamo superarla costruendo progetti chiari, semplici, fattibili da indirizzare a medio e lungo termine. Costruire coinvolgendo la intera città, sollevando questioni, proponendo dibattiti partecipativi, senza delegare in bianco a chicchessia, e men che meno a Carlo Marino.

Caserta Paese, come Italia Paese.

Le crisi da risolvere, uguali ed in comune col resto d’Italia, d’Europa e dell’intero pianeta, non sono semplici. La pandemia, con la consequenziale catastrofe economica, è simile in ogni latitudine e longitudine del mondo. Al capezzale dell’Europa ci sono le forze sane e migliori cui affidarsi per il futuro. Il governo di Mario Draghi, anche se non eletto, per autorevolezza, nell’ora più grave e difficile, è stato accettato ed ha messo a tacere tutti, tranne gli stolti. Caserta non è da meno. Il paragone non è eccessivo né fuorviante, è dovuto e da perseguire quale irrinunciabile obiettivo.

Problemi quotidiani e progetti, a media e lunga scadenza.

Caserta dovrà affrontare e risolvere 3 dissesti finanziari, pregiudizievoli del futuro. Le sofferenze finanziarie e di cassa, non si risolvono con slogan, post sui social o presentando progetti faraonici e candidati all’occasione rastrellati per fare ammuina. I drammi della città vanno risolti ricorrendo ad unità d’intenti, con persone competenti e conoscitori della macchina politico amministrativa.

Portare in dote pacchetti di voti, assurgere a leader calati dall’alto o autoproclamatosi, nascondersi in contenitori vuoti – anche di partito – non risolve gli incancreniti problemi di Caserta. I signori aspiranti  sindaco della città, nessuno escluso, hanno il dovere di ricercare unità elettorale e strategica, se hanno veramente amore per i casertani.

Conosciamo i risultati e cosa significa frammentazione delle forze in campo; l’ultima tornata elettorale sortì il disastro chiamato giunta Marino. Il proliferare delle liste “civiche-personali”, prive di autentica progettualità, continuerà a dare vita al mercato delle vacche. Mercato, in cui gozzoviglia la giunta di Carlo Marino. Mercato del mercimonio all’occasionale disponibilità, costi benefici utili solo a fare galleggiare la compagine mariniana.

Marino campione d’equilibrismo, domatore da circo, eccellente assemblatore di eterogenei e variegati corpi. Bravo a fare convivere pseudo nostalgici mussoliniani (per interessi loro) con vetero-comunisti, affaristi e carrieristi. Questa è la foto l’istantanea di giunta e consiglio comunale. Assemblaggio composito d’arrampicatori solitari, in cordata con capizona, occasionalmente trasformisti alla Brachetti.

Consiglio Comunale, imbavagliato da una conduzione scialba e partigiana, consiglieri comunali irrisi, vilipesi e privati delle loro prerogative di rappresentanza civica. Caserta non può mantenere in vita questo circo.

Fine dei luoghi-spazi indicativi del nulla.

L’avvento, al governo nazionale, di Mario Draghi, abbracciato da quasi tutti, amici e nemici, antagonisti e falsi alleati, compagni di merenda e di colazione, ha sancito il tramonto degli ultimi, vuoti ed insignificanti slogan di fine secolo. Reperti datati, sopravvissuti alla stagione degli “ismo”: “populismo e sovranismo”. L’abbraccio di Matteo Salvini al liberal-conservatore Mario Draghi, d’un sol colpo, ha estromesso, il capo della Lega, dal «club dei sovrano-populisti», inserendolo tra gli europeisti democratici.

D’incanto parole ottuse, dure come pietre, sono svanite per la felicità del mondo di sopra, di sotto, di centro e della sinistra. Tutti si sono tappati il naso, oltre e compreso i restanti buchi del corpo.

I tempi della storia, ossia la vista inconscia, comune, di branco, dell’umanità, si serve ad ogni istante della vita del re come di uno strumento volto a conseguire i propri fini (Lev Tolstoj)….Cioè: «…gli uomini che hanno cambiato l’universo…non hanno mai influenzato i sovrani,…facendo leva sulle masse…, colpo di genio…, per cambiare la faccia del mondo».

Caserta, le forze partitiche e civiche devono necessariamente cercare l’unità politica ed elettorale. Unire le proprie forze al fine di proporre l’alternativa di cambiamento e scongiurare il Marino bis. L’autorevole appello di Mattarella all’Italia e a tutte le forze politiche, ha sortito la maggioranza, senza distingui, del governo Draghi. Così urge trovare l’unità d’intenti, senza barriere strumentali, personali e di residuati ideologici, per salvare Caserta.

Uomini e politica hanno mostrato fluidità liquida e gassosa, le scomposizioni di oggi possono concretarsi in nuovi, più rappresentativi e moderni ambiti, la storia l’insegna. Questa l’occasione, a cui facciamo appello, per dimostrare il vero amore «verso la propria città. Elevare la qualità della rappresentanza elettiva, indispensabile alla rinascita».

La ricostruzione post pandemia, gli aiuti economici del Recovery Fund, arriveranno a Caserta solo se la città saprà munirsi di amministratori di altissimo profilo.

Tutto sarà possibile ripristinando fiducia, i casertani meritano fiducia e dovranno scegliere il meglio in loro rappresentanza. Il non voto spiana la strada agli egoismi dei distruttori di Caserta. Unità di forze, chiarezza d’intenti e programmi di uomini, anche di differente cultura politica, si deve.

Ai grandi la possibilità di dimostrarlo. Amare Caserta significa rinunciare ad egoismi personali e di bandiera.
Gli uomini passano, Caserta rimane.

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