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Tra la nuova stretta e la crisi di governo si apre una settimana decisiva

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Ligabue cantava tra palco e realtà, questa è invece la settimana tra crisi e nuova stretta. Infatti, la settimana che si apre sarà fondamentale non soltanto per capire il futuro di questo governo ma anche le nuove misure per contenere il contagio ed evitare la terza ondata. Sempre che poi sia possibile evitarla, visto che finora tutti gli allarmi in anticipo sono rimasti poi miseramente inascoltati. Ricordate quando il premier Conte ripeteva di fare sacrifici per trascorrere un sereno Natale? Ecco non vorremmo che anche per la terza ondata si segua lo stesso copione.

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E partiamo proprio dalle nuove misure in cantiere per contrastare il contagio da Covid-19. Ieri pomeriggio c’è stata l’ennesima riunione tra Conte ed i capidelegazione della maggioranza in vista del nuovo Dpcm che sostituirà quello in scadenza il prossimo 15 gennaio. Nel frattempo mercoledì 13 è previsto l’intervento in Aula alla Camera e al Senato del ministro della Salute, Roberto Speranza, proprio per presentare il nuovo dispositivo messo in piedi dal governo.

Secondo le prime indiscrezioni dovrebbe essere riconfermato il coprifuoco alle ore 22, mentre dovrebbe essere varata una stretta anti-movida, vietando l’asporto dalle ore 18,00 esclusivamente per i bar. Invece, saranno le consegne a domicilio. Al momento si tratta comunque di una proposta che dovrà essere sottoposta alle Regioni.

Infatti, il ministro per gli Affari regionali, Francesco Boccia, ha già convocato per oggi una riunione con Regioni, Anci e Upi proprio sulle misure per il nuovo Dpcm. All’incontro parteciperà in video conferenza anche il ministro della Salute Roberto Speranza.

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Tornando alle misure potrebbe essere prolungato il divieto di spostamenti anche tra Regioni “gialle”. Anche in questo caso il tema sarà affrontato con le Regioni, mentre per il momento da Palazzo Chigi viene smentita l’ipotesi di una stretta nei weekend che renderebbe tutte le regioni “arancioni”. Per quanto riguarda gli impianti sciistici si va verso un rinvio dell’apertura dell’impianti sciistici. Comunque sarà il parere dei tecnici a dire l’ultima parola anche alla luce delle proposte che presenteranno le Regioni.

Nell’ambito della fasce ci potrebbe essere la novità della zona ‘bianca’ che dovrebbe corrispondere ad un indice di contagio Rt dello 0.5. Sicuro, invece, l’inasprimento delle soglie per entrare nelle altre fasce. Insomma, sarà molto più facile diventare zona rossa ma la decisione sulle soglie dei parametri, oltre alla durata del nuovo Dpcm, sarà presa dopo il vertice con le Regioni e le comunicazioni al Parlamento del ministro Speranza.

Roberto Speranza Covid-19 nuovo dpcm Natale
Roberto Speranza

E proprio il ministro a Che Tempo che fa ieri sera spiegava che «le misure restrittive funzionano e con molta probabilità resterà il divieto di spostamento tra regioni. Con l’ultima ordinanza abbiamo già stretto i parametri e domani incontreremo le regioni e mercoledì sarò in Parlamento e tra giovedì e venerdì ci prepariamo a ulteriore dpcm: saranno confermate le norme vigenti con nuove restrizioni. C’è inoltre la variante inglese e quindi mantenere alta l’asticella di attenzione è fondamentale». Quindi avanti con il rigore.

Si ragiona anche sulla possibilità di prorogare la regola sulle visite private per sole due persone esclusi però gli under 14. Altro tema, che senza dubbio sarà al centro di polemiche la proroga dello stato di emergenza che come sanno tutti termina alla fine si questo mese. L’ipotesi su cui sta lavorando il governo è di estenderlo fino al 30 aprile e per farlo si sta pensando a un decreto legge e un dpcm che dovrebbe essere valido fino alla fine di marzo.

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Fine marzo, ma chissà per allora se sarà ancora questo governo in sella. E veniamo così al secondo nodo di questa settimana e cioè la crisi di governo o almeno allo scontro in atto tra Renzi e Conte. Già qualche giorno fa abbiamo detto, senza ironia, che sembra di assistere al confronto tra due sordi dove ognuno parla ma l’altro non lo ascolta o almeno fa finta di non ascoltarlo.

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Matteo Renzi

Conte, da un lato, sembra offrire tutto quello che è in grado di offrire e cioè un nuovo Recovery Plan insieme a un robusto rimpasto; dall’altro, Matteo Renzi, continua a ripetere di volere il testo del Recovery Plan per leggerlo e fare le sue valutazioni. Ma alla fine nessuno risponde alla vera domanda: sarà crisi? Anzi se uno dice di fare presto (Matteo Renzi), l’altro dice di essere impaziente (Giuseppe Conte).

Insomma, parlano ma non sembrano ascoltarsi o meglio fanno finta di non farlo perché ognuno sa bene ciò che vuole l’altro. Conte, è disposto a concedere tutto ma senza passare dalla strettoia delle dimissioni e del reincarico; Renzi, invece, vuole le dimissioni di Conte come punto di partenza. Non può, infatti, l’ex premier limitarsi al rimpasto che comunque aumenterebbe la sua dote di poltrone.

Troppo sfacciato, alla fine tutto suonerebbe soltanto come una bieca questione di posti e Renzi è proprio questo che vuole evitare. Invece, il passaggio delle dimissioni e poi un eventuale reincarico con un nuovo patto di governo e una nuova squadra permetterebbe a Renzi di intestarsi sì le nuove poltrone ma nella logica di un Esecutivo nuovo di zecca e in una prospettiva politica diversa.

Questioni di punti di vista che chiaramente non convergono tra Conte e Renzi, con il primo che non ha alcuna intenzione di cedere alle dimissioni. Ed ecco lo stallo di queste settimane e il dialogo tra sordi, che tanto sordi non sono ma senza dubbio molto furbi. Ma ormai il tempo è finito e il Consiglio dei ministri, che dovrebbe essere convocato mercoledì, sarà il termine ultimo per chiudere questo confronto che sta diventando estenuante.

Sarà in quell’occasione che Renzi farà dimettere le ministre, costringendo di fatto Conte a salire sul Quirinale per dimittersi? Sempre che non decisa di andare in Aula per verificare se il suo governo ha ancora una maggioranza. La cosiddetta sfida dell’Aula che Renzi è pronto a cogliere. E chissà alla fine chi vincerà. Di sicuro si sa chi già ha perso: gli italiani e in particolare quelli che, tra promesse mancate e decreti attuativi mai varati, non hanno ricevuto gli adeguati ristori.

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