Il metodo Conte nel deserto della politica del chiacchiericcio

Laddove la politica non rappresenta più idee e si espone al chiacchiericcio di giornata, che sarà smentito dalla sequenza quotidiana di incoerenze e bugie, questa fornisce la classica rappresentazione a chi vuole concentrarsi sui propri interessi personali, anche piegando la realtà i propri cinismi sino a rendere il panorama confuso e povero di spirito. Questo è il sistema Conte.

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Questa è la dimensione reale, nel tempo dei millantatori e dei cialtroni, in cui il verbo essere non viene più declinato. Ed è l’avere ciò che allarga le fauci del nuovo Leviatano ed esalta l’ingordigia e le personalità ipertrofiche. Sicché da un preteso senso di impunità si rafforza il corrompimento endemico delle abitudini di ciascuno, che mira a negoziare su tutto, a ricattare chiunque ed a soggiogare molti.

Ne consegue che gli spazi di libertà inesorabilmente si restringono di fronte a regole calpestate dall’arbitrio e disattese dall’arroganza. Di contro manca il senso di giustizia, si disperdono le relazioni affettive, insomma si smarrisce lo Stato di diritto.

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Con questo quadro qualcuno in politica pensa di potere tutto, di rispondere ai propri fallimenti politici punendo e perseguitando chi glielo fa notare.

Per cui il clima si rende irrespirabile e la miopia dello sguardo fa perdere di vista gli obiettivi, ovvero quello di rassicurare le comunità, di diffondere serenità e di animare un territorio e i suoi cittadini con una politica del sorriso.

Di questo passo i biechi compromessi portati allo stremo rischiano di azzerare la morale e di frantumare la coesione sociale (si impone la guerra di tutti contro tutti), che di contro, teoricamente, avrebbero dovuto seminare sufficiente coerenza e rendere credibili i soggetti che concorrono a dare una direzione di marcia alla vita pubblica ed alle istituzioni che essi rappresentano.

Conseguentemente pochissimi politici si rendono affidabili. E laddove le promesse fioccano e per il numero eccessivo risulta impossibile riuscire a soddisfarle, operando e vivendo in un contesto di poche risorse, si profila una disonestà pericolosa, perché si unisce alla disillusione.

Certo di questo passo la china del consenso si fa irta e non è facile scalarla con gli strumenti della partecipazione spontanea. In questo cammino accidentato la corruzione diffusa per dare frutti deve occupare ogni spazio, tale da non lasciare scampo agli onesti.

Ecco che, per non scomparire inghiottiti in questa assenza di appartenenza a visioni comuni, bisogna recuperare un senso della dignità, quale riferimento per un mondo che ha bisogno di certezze e che adesso procede con passo incerto verso un orizzonte tempestoso. Mancando la dignità, quel deserto interiore di qualcuno sarà la fonte diffusa di un suicidio di massa, morale ed economica, senza dare la possibilità di coltivare più una vera speranza.

Così come pensava qualcuno: «Un uomo senza dignità è un uomo perso nei meandri più profondi, senza più valori e rispetto di se stesso, si abbandona nella solitudine della sua anima più oscura».

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