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Settimana di fuoco per Conte. Tra Recovery Plan e Mes il governo rischia di andare a sbattere

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Sarà una settimana di fuoco quella che si sta per aprire per il premier Giuseppe Conte, stretto tra il Recovery Plan e il Mes. Due nodi che da un lato e dall’altro mettono in difficoltà la sua maggioranza. Una situazione tipica della coperta corta nel senso che a seconda del lato dal quale si tira rimane fuori un pezzo di maggioranza.

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Volendo andare con ordine il primo tema nell’agenda delle cose da risolvere è il Recovery Plan, o meglio la governance per gestire i 200 miliardi che arriveranno dall’Unione europea.

Oggi alle 9 ci sarà il Consiglio dei ministri per dare il via alla cabina di regia che negli intenti di Conte dovrebbe essere la regia del premier insieme ai ministri Gualtieri e Patuanelli e poi 6 manager, che si affideranno a una loro squadra di tecnici, che dovranno gestire gli altrettanti capitoli principali in cui si dividerà il Recovery Plan.

Una struttura che soprattutto a Italia Viva non piace, visto che avrebbe voluto una presenza maggiore dei partiti e del Parlamento stesso nei processi decisionali. Insomma, il rischio è che questa cabina di regia esautori governo, ministri e parlamentari per favorire un organismo tutto centralizzato a Palazzo Chigi e nella figura stessa di Conte.

Italia Viva abbandona la riunione convocata da Conte sul Recovery Plan

Maria Elena Boschi
Maria Elena Boschi
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E si spiega anche così la decisione della delegazione di Italia Viva (Ettore Rosato e Maria Elena Boschi) di lasciare anzitempo il vertice di maggioranza convocato proprio ieri a Palazzo Chigi in previsione del Consiglio dei ministri. «Se è già stato tutto deciso fin nei dettagli, dalla governance a come impiegare le risorse, a che servono i tavoli?», questo il ragionamento che trapela dai renziani e che fa presagire che il CdM di oggi non sarà certamente una passeggiata per Conte.

E infatti ieri mattina a Skytg24 la ministra Bellanova aveva chiarito: «Non voteremo nessun documento al buio: non possiamo votare a scatola chiusa nè accettare che sia una maggioranza nella maggioranza. Se così fosse sarebbe la dissoluzione della coalizione».

Giorni di trattative per far rientrare la fronda del M5S sulla riforma del Mes

Accanto alla partita del Recovery si pone quella del Mes, non meno delicata e intricata. Sono giorni di febbrili di trattative per cercare di far rientrare la fronda nel M5S o quanto meno di assorbirla. Per questo si sta cercando una difficile quadratura del cerchio sulla risoluzione di maggioranza, dove sarà necessario fare un vero e proprio capolavoro di diplomazia. Infatti, da un lato bisognerà dare il via libera alla riforma del Mes, ma dall’altro senza esplicitarlo bisognerà affermare il no all’utilizzo del Mes, venendo così incontro a quanto chiede il M5S.

Vito Crimi M5S
Vito Crimi

Ma sta proprio qui la complicazione visto che sia Italia Viva e sia il Pd non sosterrebbero mai una risoluzione che prescriva il no alla riforma del Fondo Salva Stati. Un complesso gioco di equilibri e tatticismi a cui Conte dovrà mettere mano e che soprattutto lui dovrà cercare di risolvere. Missione non facile ma da cui discende il futuro stesso di questo governo e pure di questa Legislatura. Infatti, il Quirinale ha fatto sapere che se al Conte bis dovessero venire meno i numeri della maggioranza si andrà dritti verso le urne. Un modo questo per mettere in mora i malpancisti del M5S e per sgombrare il campo dagli equivoci.

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Comunque sia il M5S sta lavorando alla risoluzione che poi presenterà al resto della maggioranza, ma come ha spiegato lo stesso Vito Crimi: «A noi questa riforma non piace ma mentre a dicembre 2019 potevamo permetterci di fare questo ragionamento dopo un anno, con la crisi pandemica, dobbiamo guardare avanti, in quest’anno l’Ue ha dimostrato di mettere in campo strumenti nuovi. Questa riforma è un modo per chiudere un capitolo e per parlare di futuro. Oggi dobbiamo guardare avanti».

E: «Sono convinto che non ci siano problemi di voto. Se qualcuno dovesse decidere diversamente si assumerà la responsabilità di votare contro la risoluzione di maggioranza». Appuntamento quindi a mercoledì.

Marsilio annuncia per oggi il ritorno in arancione dell’Abruzzo, ma il governo non è d’accordo. Pronta la diffida

Marco Marsilio

Intanto, sullo sfondo continuano le polemiche tra Regioni e governo sulla gestione Covid. A scaldare gli animi stavolta il governatore dell’Abruzzo, Marco Marsilio, che ha annunciato che da oggi con sua delibera la Regione ritorna in fascia arancione. Annuncio che non è piaciuto al governo che attraverso il ministro Boccia ha fatto sapere che è pronta una diffida per il presidente Marsilio, qualora decidesse con due giorni di anticipo di passare alla fascia arancione.

Infine, le amministrative. Continua il lavorio sui nomi e sui candidati. Se nel centrosinistra si attende ancora di capire se il sodalizio tra Pd e M5S ci sarà, nel centrodestra a breve i tre leader dovrebbero tornare a vedersi. Intanto a Napoli per il successore di de Magistris il commissario regionale in Campani di Fratelli d’Italia, Antonio Iannone, lancia il nome di Sergio Rastrelli che «incarna non solo una storia politica ma anche le qualità di un grande professionista da sempre impegnato nel sociale. La sua visione che coniuga Tradizione e Futuro è una garanzia per la Napoli che vuole cambiare».

Difficile che prima dell’anno nuovo si arrivi a definire i nomi per le varie città destinate al voto, ma è possibile che si inizi a individuare un metodo di lavoro e soprattutto di scelta. Sperando che la pandemia non faccia slittare il voto in primavera.

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