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Mes, Recovery Plan e Dpcm natalizio. I tre fronti caldi di Conte e della maggioranza

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Mes, Recovery e Dpcm. Il governo e la maggioranza nell’arco di dieci giorni si giocano una partita delicata dalla quale si capirà anche il futuro di Giuseppe Conte e dello stesso Esecutivo. Si partirà domani con il ministro della Salute, Roberto Speranza, che in Parlamento presenterà il piano vaccinale e soprattutto le misure per gestire la pandemia in vista delle feste natalizie.

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Come al solito i dati del week end hanno dato l’indicazione di una curva epidemica in attenuazione, ma nel governo tende a prevalere un approccio rigoroso. Niente ‘liberi tutti’ ma piuttosto continuare lungo la strada tracciata finora del coprifuoco dalle 22 alle 6, del blocco degli spostamenti tra Regioni nella settimana natalizia e, infine, la chiusura di ristoranti nei giorni di festa.

Le Regioni su questi punti da giorni esprimono il loro dissenso, chiedendo un allentamento delle misure alla luce di una curva dei contagi meno intensa. Ma anche perché intorno alla metà di dicembre quasi tutte le Regioni dovrebbero essere in fascia gialla e quindi il mantenimento di misure così rigorose sarebbe un controsenso, e soprattutto colpirebbe in maniera troppo pesante l’economia.

Ue raccomanda di considerare divieto cerimonie religiose a Natale

La sensazione, però, è che ben poco cambierà e la linea dura alla fine prevarrà, anche considerando che dall’Ue non arrivano segnali positivi. E’ di ieri, infatti, la notizia che nelle linee guida che saranno pubblicate domani sulle misure anti-Covid, per il Natale, la Commissione europea raccomanda di valutare di «non permettere assembramenti» e considerare di evitare cerimonie religiose con grossi assembramenti, sostituendole con iniziative online, in tv o alla radio.

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Con queste premesse è quindi difficile che si possa sperare in un allentamento della pressione e delle misure stesse.

Via libera alla riforma del Mes

Gualtieri e Conte
Gualtieri e Conte

Nel frattempo, il governo e la maggioranza dovranno prendere le misure rispetto ad altri due temi e cioè il Mes e il Recovery fund. Per quanto riguarda il primo è notizia di ieri del via libera europeo alla riforma del Mes, il che non ha niente a che vedere con l’attivazione del Fondo Salva Stati con i suoi 36 miliardi di euro per la Sanità. L’audizione di ieri del ministro Roberto Gualtieri nelle Commissioni congiunte di Camera e Senato è stata una pura formalità, ma che ha consentito di disarmare l’Italia e togliere il veto apposto fino ad ora dal nostro Paese alla riforma.

Giuseppe Conte sarà in Parlamento il prossimo 9 dicembre per riferire sul Consiglio europeo

La verità è che adesso la partita di trasferisce sul governo e sui delicati equilibri della maggioranza in vista delle comunicazioni del premier Conte per il prossimo 9 dicembre, quando in Aula si discuterà del Consiglio europeo del 10 e 11 dicembre. Anche se non sarà un Consiglio dedicato al Mes, questo tema farà parte degli incontri. Nella maggioranza sono partite le consultazioni e i tentativi di accordo per giungere a una risoluzione che metta tutti d’accordo.

Cosa necessaria al Senato dove i numeri sono risicatissimi. Il rischio è quello di produrre una spaccatura tale da rendere decisiva Forza Italia, il che porterebbe dritti alla crisi. Ecco perché si sta facendo di tutto per trovare un punto di caduta che accontenti tutti. Ma non sarà facile visto che il M5S è contrario al ricorso al Mes, mentre Pd e Italia Viva spingono per richiederlo subito.

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Alla spaccatura della maggioranza fa da contraltare quella del centrodestra, visto che Fratelli d’Italia e Lega sono contrari mentre Fi a favore. Spaccatura, però, che già la stessa Giorgia Meloni domenica in un’intervista al Corriere della Sera ha già giudicato scontata e che non peserà sugli equilibri della coalizione.

Chiusa la partita Mes per il governo ci sarà quella del Recovery Plan. Ieri, in un colloquio al Corriere della Sera il presidente del Consiglio, Giuseppe Conte, ha assicurato che non ci sono ritardi e che il piano sarà presentato nei tempi prestabiliti. Ma soprattutto ha delineato la cabina di regia che dovrà sovraintendere alla gestione delle risorse.

Meloni: «Conte lavora all’ennesimo carrozzone»

Giorgia Meloni ad AgrigentoSi tratta di un’ampia struttura formata da oltre trecento persone tra collaboratori, manager e dirigente che saranno chiamati a gestire gli oltre 200 miliardi lungo 6 ambiti d’azione. «Un carrozzone» come ha detto Giorgia Meloni che serve per «accontentare la fame di poltrone dei partiti di maggioranza, che in piena pandemia pensano al rimpasto di governo e a consolidare il loro potere nel Palazzo. Famiglie e imprese possono aspettare, mentre una task force non si nega a nessuno e i soldi per crearla si trovano immediatamente».

In realtà, questa ipotesi raccoglie critiche non soltanto nel centrodestra ma anche nella maggioranza, dove avrebbero preferito la nomina di un capo al vertice di questa struttura e soprattutto una gestione più snella e collegiale. Il timore è che si ripeta quanto accaduto con la task force di Vittorio Colao, una struttura pletorica che alla fine ha prodotto un documento, sconosciuto ai più, ma soprattutto di fatto oscurata da Conte in tutti i modi.

Questo però accadeva nella fase più nera della pandemia, adesso con sondaggi meno lusinghieri per Conte e per tutto il governo, la maggioranza e i singoli partiti non hanno intenzione di recitare un ruolo da comparse puntando a contare di più in questa fase. E questo anche perché i 200 miliardi, e soprattutto su come saranno investiti, fanno gola a molti in chiave di consensi e sondaggi.

Ecco perché in questi giorni, messo da parte il Dpcm, il Recovery Plan diverrà il campo preferito per misurare le varie forze in campo, e per ridimensionare una volta per tutte il premier Conte. E chissà che questo non diventi il primo passo per un cambio del vertice del governo. Chiaramente da fare una volta chiusa la manovra.

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