Dl lavoro, un miliardo per Sud, giovani e donne: arriva il salario giusto

Stop ai contratti pirata

Il dl lavoro approvato dal Consiglio dei ministri mette sul tavolo un pacchetto da circa un miliardo di euro per occupazione, imprese e tutele. Nel provvedimento entrano il salario giusto, legato alla contrattazione collettiva nazionale, i nuovi bonus per giovani, donne e Mezzogiorno, le misure per i rider e il contrasto al caporalato digitale. Il dl lavoro collega inoltre gli incentivi pubblici al rispetto dei contratti regolari.

Alla vigilia del Primo maggio, il governo definisce così un nuovo intervento sul lavoro che punta a rafforzare l’occupazione e a ridurre la precarietà. Il decreto introduce il cosiddetto salario giusto, indicato come frutto della contrattazione collettiva e utilizzato anche come criterio per l’accesso agli incentivi pubblici. Il valore complessivo del pacchetto è di circa un miliardo di euro.

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A scandire la novità è la presidente del Consiglio Giorgia Meloni, che si presenta a sorpresa in conferenza stampa al termine della riunione. Il decreto rappresenta, secondo la premier, un «ulteriore tassello» di una strategia avviata dall’inizio della legislatura, che avrebbe portato a «1,2 milioni di occupati in più e oltre 550mila precari in meno». «Più lavoro stabile e meno precarietà», sintetizza, citando i dati Istat e rivendicando che «oggi più di ieri l’Italia è una Repubblica fondata sul lavoro». Approvare misure sul lavoro è, aggiunge, «il modo migliore per ringraziare gli italiani» e «celebrare» la Festa dei lavoratori.

Cos’è il salario giusto e come funziona

Il salario giusto viene definito nel decreto come il trattamento economico complessivo previsto dai contratti collettivi nazionali, quindi non solo la paga base ma anche tutte le altre voci retributive. Il riferimento è ai contratti firmati dalle organizzazioni comparativamente più rappresentative, rispetto ai quali la retribuzione non può essere inferiore.

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Si tratta di un’impostazione che, nelle intenzioni del governo, punta a contrastare il dumping e a favorire una concorrenza leale tra imprese. La norma, come evidenziato anche dalla nota di Palazzo Chigi, valorizza l’autonomia di sindacati e datori di lavoro ed evita l’introduzione di un salario minimo fissato per legge, lasciando alla contrattazione la definizione delle retribuzioni.

In questa logica, non sono previsti fondi pubblici per le aziende che sottoscrivono contratti pirata o che sottopagano i lavoratori. Una linea ribadita anche dalla ministra del Lavoro e delle Politiche sociali, Marina Calderone, che sottolinea l’importanza del lavoro stabile e di qualità e assicura che «le interlocuzioni ci sono e il governo ascolta» le parti sociali. Il decreto viene indicato come un «punto di partenza per un’alleanza, un patto con le parti sociali».

Incentivi, bonus e sgravi: tutte le misure

Sul fronte delle risorse, il decreto stanzia circa 934 milioni di euro per incentivi all’occupazione, di cui 497,5 milioni destinati ai giovani, con una stima di 52.400 nuove assunzioni. Vengono introdotti bonus per le assunzioni fino alla fine dell’anno che riguardano giovani, donne e aree del Mezzogiorno incluse nelle Zes.

Per le lavoratrici svantaggiate è previsto, per un massimo di ventiquattro mesi, l’esonero del 100% dei contributi previdenziali a carico dei datori di lavoro fino a 650 euro mensili, che salgono a 800 euro nelle regioni della Zes. Per gli under 35 il limite è di 500 euro mensili, che diventano 650 euro nelle regioni Abruzzo, Molise, Campania, Basilicata, Sicilia, Puglia, Calabria, Sardegna, Marche e Umbria. Nelle altre assunzioni nelle aree Zes l’esonero è pari a 650 euro al mese.

Il decreto introduce inoltre incentivi per la trasformazione dei contratti a tempo determinato in contratti a tempo indeterminato. Previsti anche sgravi contributivi fino a 50mila euro annui per le imprese che adottano strumenti per la conciliazione tra lavoro e vita familiare, ottenendo una certificazione specifica.

Rider, caporalato digitale e rinnovi contrattuali

Tra le altre misure, il provvedimento interviene sul lavoro digitale e sulla tutela dei rider. L’accesso alle piattaforme potrà avvenire tramite Spid, Carta di identità elettronica (Cie), Carta nazionale dei servizi (Cns) oppure attraverso un account rilasciato dalla piattaforma con autenticazione a più fattori. L’obiettivo è rafforzare le tutele ed evitare «la proliferazione» dell’utilizzo di un account.

Sono previste anche norme per contrastare il caporalato digitale. Sul fronte dei contratti, il decreto stabilisce che, se i rinnovi non avvengono entro 12 mesi dalla scadenza, le retribuzioni vengano adeguate in modo forfettario al 30% dell’inflazione armonizzata Ipca.

A sostenere il provvedimento è anche Marta Schifone, deputato di Fratelli d’Italia e capogruppo in commissione Lavoro, che afferma: «Rivendichiamo con orgoglio il nuovo decreto lavoro come un intervento concreto a favore di lavoratori e imprese fortemente voluto dal governo Meloni. Abbiamo confermato e rafforzato il taglio del cuneo fiscale, che porta più soldi in busta paga, insieme alla riforma dell’Irpef che alleggerisce il peso delle tasse sui redditi medio-bassi».

E ancora: «Abbiamo stanziato quasi 1 miliardo di euro – aggiunge – per nuovi incentivi all’occupazione, premiando però solo le aziende che rispettano i lavoratori, applicano contratti regolari che garantiscono il giusto salario. Basta risorse pubbliche a chi sfrutta o utilizza contratti pirata. Nel decreto presenti anche misure di tutela per i rider e strumenti per contrastare il caporalato digitale, difendendo dignità e diritti nel mondo del lavoro moderno. I risultati ci stanno dando ragione: più occupati, meno precarietà e più lavoro stabile. A questo si aggiungeranno presto il Piano casa e ulteriori interventi per sostenere famiglie, imprese e crescita. Quello guidato a Giorgia Meloni è un governo che non promette soltanto, ma agisce».

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