A Napoli il Consiglio comunale conta sempre di meno, Manfredi continua a snobbare l’Aula

Equilibrio compromesso tra esecutivo e assemblea

Assistendo ai lavori del Consiglio comunale di Napoli non si può non notare il progressivo svuotamento del suo ruolo, sempre più marginalizzato nelle dinamiche istituzionali della città. Quanto accaduto nell’ultima seduta consiliare rappresenta l’ennesima dimostrazione di un equilibrio ormai compromesso tra esecutivo e assemblea. L’assenza sistematica del sindaco Gaetano Manfredi non è più un fatto episodico, ma un elemento strutturale che indebolisce il confronto democratico e mortifica il ruolo del Consiglio.

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Non si tratta soltanto di una presenza sporadica o formale. Il problema è l’assenza di una reale partecipazione ai lavori d’aula, un atteggiamento che tradisce una concezione riduttiva delle istituzioni, dove il Consiglio viene snobbato e percepito come un passaggio burocratico anziché come il cuore dell’indirizzo politico della città.

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Gravissimo quanto accaduto con la presenza in aula dei nuovi assessori, Puca e Di Pietro, senza che il sindaco abbia adempiuto al proprio dovere istituzionale di presentare formalmente la nuova giunta, come previsto dalla normativa vigente. Un vulnus procedurale che rappresenta una mancanza di rispetto nei confronti del Consiglio e dei cittadini napoletani.

Ancora più significativo è stato lo scioglimento della seduta, l’ennesima, per mancanza del numero legale. Un fatto che evidenzia plasticamente l’assenza di una guida politica solida laddove la presenza del sindaco avrebbe consentito il regolare svolgimento dei lavori su atti fondamentali per la città.

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Non meno grave il mancato rispetto della volontà consiliare sulla cosiddetta «rottamazione quinquies», denunciato persino da esponenti della maggioranza. Quando il Consiglio delibera all’unanimità e la giunta non dà seguito alle decisioni, si configura un vero e proprio cortocircuito istituzionale che mina alla base il principio democratico.

La crisi nella maggioranza

A completare questo quadro già allarmante, si aggiunge l’uscita dalla maggioranza del consigliere Gennaro Esposito, segnale evidente di una crisi politica sempre più profonda anche all’interno della coalizione che sostiene il sindaco. Alla luce di tutto ciò risulta evidente la deriva perché il Consiglio comunale, che rappresenta i cittadini napoletani, non può essere ridotto a un organo di ratifica passiva né tantomeno essere svuotato della sua funzione di indirizzo e controllo.

Siamo di fronte a un problema che non è più soltanto politico, ma democratico. Quando le istituzioni vengono aggirate nei fatti, quando il confronto viene evitato, quando le decisioni dell’aula restano lettera morta, si incrina il rapporto di fiducia tra cittadini e amministrazione.

Il sindaco Manfredi ha il dovere di ristabilire immediatamente un corretto equilibrio istituzionale, garantendo presenza, rispetto e piena collaborazione con il Consiglio comunale a partire dalla adesione alla «rottamazione quinquies». Napoli è una città complessa e per la soluzione dei problemi che l’affliggono necessita di istituzioni forti, autorevoli e pienamente funzionanti.

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