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Conte all’angolo, stretto tra l’ipotesi di un lockdown nazionale e quella di 15 lockdown regionali

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Oggi alle 16.15 non prendete appuntamenti. In Senato, a Palazzo Madama, il premier Conte terrà le sue comunicazioni sul Dpcm varato nella notte di domenica. Impegno da segnare in agenda con la penna rossa e da non perdere, sia perché Conte dovrà spiegare qual è la strategia del governo dinanzi all’aumento esponenziale dei contagi, tanto che è stato costretto a varare due Dpcm nel giro di pochi giorni, e sia perché sarà l’occasione per assistere all’ennesimo duello con l’opposizione, che continua a lamentare di essere tenuta ai margini.

Giuseppe Conte arriva a questo appuntamento in una posizione di evidente difficoltà. Proprio da chi è all’angolo e sa che le mosse a disposizione sono poche e che uscirne non sarà semplice.

Naturalmente in Parlamento ostenterà la solita sicurezza mista a quel paternalismo con cui ha ammantato il suo incarico dall’inizio della pandemia. Se non da quando è diventato presidente del Consiglio (ricordate l’avvocato del popolo?). Decisioni e scelte prese soltanto nell’interesse del Paese e del futuro degli italiani.

Senza dubbio, c’è da credere nella sua buona fede e volontà, ma certamente in queste ore gli staranno tornando in mente le parole, i consigli ma anche gli ultimatum del gruppo dirigente dem, a partire da Franceschini, che in estate gli chiedevano un cambio di passo.

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Che bisognava uscire dalla Fase 1 per passare a quelle successive, il che significava non governare più sull’onda dell’emergenza ma di un progetto e di una strategia di più lungo respiro. Cambio che invece non c’è mai stato e se oggi Conte si trova nell’angolo, appunto, è proprio perché tutto questo non avvenuto.

Conte osserva la curva dei suoi sondaggi scendere mentre sale quella dei contagi

Conte
Giuseppe Conte

E Conte questo lo sa benissimo. Tanto bene che, come ha spiegato ieri Francesco Verderami sul Corriere della Sera, legge con preoccupazione la curva dei sondaggi personali in calo. Per la prima volta i suoi consensi insieme a quelli del governo scendono e ironia della sorte mentre quelli dei contagi aumentano. Due effetti non casuali ma in un certo qual modo collegati. Infatti, se nel pieno dell’emergenza dello scorso inverno il Paese si strinse intorno al capo del governo e guardò con amorevole comprensione il suo barcamenarsi tra una diretta social e una tv per gestire la pandemia, adesso la situazione sembra cambiata.

Gli sguardi amorevoli hanno lasciato il posto a occhiate cupe e torve, piene di rancore perché dell’emergenza legata alla seconda ondata si sapeva dallo scorso aprile. E lo stesso Conte ne parlava apertamente, seguito dai suoi ministri e dagli stessi virologi che occupavano tutti gli spazi televisivi. Sguardi che sembrano dire: «E allora se si sapeva che questa seconda ondata sarebbe arrivata perché siamo di nuovo con le terapie intensive sull’orlo del baratro? Perché i trasporti non funzionano? Cosa è stato fatto, o meglio non fatto, per evitare di tornare a parlare di lockdown?».

Speranza agli italiani consiglia: «Fare uno sforzo per evitare spostamenti inutili, uscite inutili»

Domande che Conte sa benissimo e di cui conosce ancora meglio le risposte. Appunto, quel cambio di passo che non c’è mai stato e di cui adesso ne paga le conseguenze. Una via d’uscita sarebbero quelle misure drastiche che chiedono proprio gli esponenti di governo del Pd e lo stesso ministro Speranza, che proprio ieri sera da Floris è giunto a consigliare gli italiani «di fare uno sforzo per evitare spostamenti inutili, uscite inutili».

Insomma, un auto lockdown ma che Conte vuole evitare a tutti i costi. Lo dipingono come la colomba in un governo di falchi, e non perché sia profondamente convinto che le misure contenute nell’ultimo Dpcm bastino per frenare i contagi, ma perché sa benissimo che se annunciasse un nuovo lockdown sarebbe come ammettere il suo fallimento suo e di tutto il suo governo.

La conferma che fino ad oggi si è fatto ben poco per prepararsi alla seconda ondata e si è lasciato che il Paese si avviasse a questo appuntamento impreparato. E’ vero, come ha detto domenica sera, si producono mascherine e gel igienizzante in grandi quantità rispondendo al fabbisogno, ma il vero tema è quante terapie intensive sono state realizzate dalla fine del lockdown ad oggi? Come sono stati messi in sicurezza i treni e i bus?

E’ l’Italia che non si può permettere il lockdown o è il presidente Conte?

Per questo Conte evita il lockdown, ripete che non ce lo possiamo permettere ma la questione è che è il presidente del Consiglio non se lo può permettere. E dinanzi a questo immobilismo, o di questa politica dei piccoli passi, sono le Regioni costrette ad avanzare. Si spiega così la catena di coprifuochi che progressivamente stanno varando i governatori. Ha iniziato la Lombardia, per poi essere seguita dalla Campania e dal Piemonte, mentre per ora la Liguria ha deciso il divieto di assembramenti.

Ed è possibile che altre Regioni si accodino. Un mosaico fatto di tante tessere che piano piano vanno componendosi. E alla fine viene da chiedersi qual è la differenza tra un lockdown nazionale e uno fatto da 15 lockdown regionali? Proprio nulla, soltanto che non porterà la firma del premier.

Ieri prima riunione del Centrodestra per scegliere i candidati alle prossime Amministrative

Vedremo oggi in Senato e domani alla Camera la posizione del premier e soprattutto anche le mosse del Centrodestra, che proprio ieri ha tenuto un importante vertice sulle candidature alle prossime elezioni amministrative per individuare candidati vincenti nelle principali sfide di Roma, Napoli, Torino e Milano.

Un primo giro dal quale sono già uscite alcune ipotesi come quella di Bertolaso a Roma o di Antonio D’Amato (ex Confindustria) o il più giovane dei Grimaldi (armatori) a Napoli. Una riunione dalla quale l’alleanza di Centrodestra è uscita rafforzata e compatta, tanto da far risaltare ancora più precaria e debole l’alleanza politica all’interno della maggioranza.

Questo perché no è soltanto il tema della gestione della seconda ondata a dividere e indebolire il governo ma anche le polemiche sul ricorso al Mes, che vedono nuovamente Conte all’angolo. E l’ipotesi di risolvere la questione in una verifica di maggioranza giorno dopo giorno sembra sempre più assumere le sembianze di una vera e propria ordalia. E sarebbe bene che Conte si rendesse conto che queste quasi mai si risolvono con un giudizio favorevole all’imputato.

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