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Il centrodestra riuscirà mai a governare l’Italia? E se sì, a quali condizioni? C’è bisogno di una nuova classe politica

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Il centrodestra riuscirà mai a governare l’Italia? E se sì, a quali condizioni? Il fuoco di sbarramento è già iniziato da parecchio tempo. Il governo Conte, ormai gestito dall’Unione europea, è la centrale operativa che coordina le operazioni di attacco. Ogni arma è ammessa in funzione del risultato.

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La pandemia del coronavirus sta giocando un ruolo essenziale nel creare il clima generale di incertezza che consente al governo di durare, nonostante la sua intrinseca debolezza. Questa sorta di assicurazione sulla vita è rafforzata da provvedimenti emergenziali di dubbia legittimità costituzionale.

Primum vivere, dicevano i latini, innanzitutto bisogna sopravvivere e nel frattempo si può pensare alle trame giuste che facciano fuori l’avversario. Le truppe di complemento non mancano, basti pensare alla grande stampa, che ha la capacità di trasformare le pagliuzze in travi, se si tratta di dare addosso al centrodestra, oppure le travi in pagliuzze per puntellare la traballante alleanza di governo.

Il lavoro ai fianchi è condotto da una certa magistratura sbilanciata a sinistra che vede reati prevalentemente a destra. Le intercettazioni del giudice Palamara, già presidente dell’Associazione Nazionale Magistrati ed ex membro del Consiglio Superiore della Magistratura, sono illuminanti.

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Tutti ricordano l’episodio della nave Diciotti carica di clandestini: Salvini in qualità di Ministro dell’Interno cerca di impedirne lo sbarco e la magistratura di Agrigento lo indaga per sequestro di persona. «Mi dispiace dover dire che non vedo veramente dove Salvini stia sbagliando. Illegittimamente si cerca di entrare in Italia e il ministro dell’Interno interviene perché questo non avvenga», dice il giudice Auriemma, anch’egli ex membro del CSM.

Luca Palamara
Luca Palamara

La risposta di Palamara è sconcertante: «Hai ragione. Ma adesso bisogna attaccarlo». Anche il Vice Presidente del CSM, ex comunista del PCI e due volte sottosegretario in quota Pd, sollecitava l’attacco a Salvini. Il quadro che ne risulta è, a dir poco, inquietante, «al di là di ogni ragionevole dubbio», per dirla col codice di procedura penale.

Ma se certa magistratura si è assunto il ruolo della cavalleria, non manca il logoramento operato dalle truppe interne, quello provocato dalle diverse “anime” del centrodestra. Forza Italia, sempre più partito “moderato”, è fortemente tentata di soccorrere la maggioranza di governo a cui non ha fatto mancare qualche voto salvifico, soprattutto al Senato dove i numeri sono traballanti. Vedasi ultima votazione sulla Nota di aggiornamento al DEF.

Dentro la stessa Lega non mancano le fibrillazioni, al momento tenute sotto controllo, ma per quanto ancora? La “svolta liberale” è sempre dietro l’angolo e lo stesso Salvini ne subisce la tentazione. Il suo ex Vice, Giancarlo Giorgetti, quello che vorrebbe Draghi come Presidente del Consiglio, a sentire il Foglio, sarebbe pronto a lasciare il suo incarico di responsabile della politica estera della Lega se non sarà libero di agire a suo piacimento. Il messaggio è rivolto agli euroscettici del Carroccio, in particolare a Bagnai e Borghi.

I grandi mezzi d’informazione, il cui padronato è in solide mani europeiste, soffia sul fuoco, ben sapendo che “poca favilla gran fiamma seconda”. Già hanno strillato alla «grande vittoria di Zingaretti», che ha perso le elezioni regionali così bene da farlo risultare vincitore. È facile immaginarsi cosa potrebbe succedere nelle prossime elezioni se la Lega e il centrodestra dovessero segnare una battuta d’arresto o un’altra vittoria a metà.

Vi sono dietro l’angolo le elezioni regionali in Calabria, dopo la scomparsa del suo Presidente Jole Santelli che, sul suo nome, era riuscita a mettere d’accordo tutti gli alleati di centrodestra. Oggi, purtroppo, non vi è un nome altrettanto credibile, ed il centrosinistra nutre speranze di rivincita.

Il prossimo anno si voterà in città importanti, come Roma, Milano, Napoli e Torino, dove il centrodestra è opposizione e spera di scalzare i sindaci uscenti, ma all’orizzonte non si vedono ancora candidature forti. Il centrosinistra non è messo bene, ed i 5 stelle stanno ancora peggio, ma non potranno fare altro che puntellarsi reciprocamente, almeno nei ballottaggi.

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Fino ad allora continueranno a governare insieme sperando che il lento logoramento della Lega e di FI non si arresti e che non venga sufficientemente compensato da un’ulteriore crescita di Fratelli d’Italia.

Anche la legge elettorale in cantiere dovrà giocare un suo ruolo determinante per tenere il centrodestra lontano dal governo. Basterà fare in modo che nessuna alleanza pre-elettorale possa uscire chiaramente vincitrice dalle prossime elezioni nazionali. Ciò potrà avvenire attraverso l’adozione di un sistema proporzionale senza vincolo di coalizione e senza premio di maggioranza.

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Quindi si aprirà la strada a governi necessariamente ibridi, frutto di compromessi post elettorali indigeribili, come quelli cui abbiamo assistito, impotenti, in questa legislatura. È un campo in cui la sinistra sa giocare meglio la partita, grazie anche alla complicità della Presidenza della Repubblica ed all’apporto, sempre pronto, dei più “moderati” e “responsabili”. Per non parlare di eventuali governi “tecnici”. La Storia insegna. L’Unione europea, gradisce.

Ma se, andando tutto per il meglio, il centrodestra dovesse andare al governo, dovrebbe fare i conti con le ultime trappole approntate dall’Unione europea e che scatteranno a breve: il Recovery fund e il Mes, due sistemi d’indebitamento che impediranno a qualsiasi governo, di qualsiasi colore, di potere elaborale un minimo di politica economica e fiscale autonoma.

Il primo è già dato per scontato e le stesse opposizioni non lo hanno mai osteggiato sul serio, rifugiandosi dietro l’astensionismo parlamentare. Ma i 209 miliardi tanto strombazzati, non si sa se e quando arriveranno, certamente sono di là da venire, ma intanto coltivano speranze e fanno bene alla salute del governo. Poco importa se il sistema produttivo italiano, nel frattempo, andrà definitivamente in malora.

Il premier Conte e Angela Merkel

Il Mes, che il Movimento 5 Stelle dice di non volere, per quanto edulcorato, funziona peggio del Recovery fund. I suoi miliardi, circa trentasei, potrebbero essere utilizzati subito e fanno gola alle regioni, anche a quelle di centrodestra, e soprattutto al Pd. Il premier Conte, in un momento di lucidità, confessa candidamente: «Sono prestiti… Se li prendiamo dovrò intervenire con tasse e tagli perché devo mantenere il debito sotto controllo». Ma alla fine si sentirà con la Merkel, convincerà i 5 Stelle e accontenterà il Pd. La maggioranza si ricompatterà ed il cappio al collo verrà stretto per i governi di oggi e di domani.

Probabilmente, il centrodestra dovrà affrontare una lunga traversata del deserto prima di andare al governo. Ma, proprio per questo, è oggi che occorre darsi basi solide e programmi chiari. All’Italia non serve cambiare un governo con un altro, che poi dovrà fare le stesse cose del precedente sotto dettatura dell’Unione europea. I “compiti a casa” non possono essere accettati da un popolo libero.

L’alternanza non basta, meglio prepararsi ad essere alternativi, con una chiara visione del mondo che non si lasci sedurre dalle sirene europeiste, progressiste, ultraliberiste asservite al pensiero unico del politicamente corretto. C’è necessità di formare un’autentica classe politica affrancata dalla sudditanza europea e che sappia agire in difesa degli interessi nazionali, contro lo spirito di rapina dei potentati economici, senza etica e senza patria, che antepongono i loro profitti al reale benessere dei popoli.

Nuccio Carrara
Già deputato e sottosegretario
alle riforme istituzionali

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