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Salvini balla da solo, ma il Centrodestra ha bisogno di una leadership e di una guida

Da “Io balla da sola” a “Salvini balla da solo”. All’indomani delle elezioni regionali sembra esser questo il rischio verso cui sta scivolando il Centrodestra, con il pericolo che più del successo della coalizione che ha conquistato una Regione rossa come le Marche si parli dei litigi, delle polemiche e delle critiche interne.

E tutto questo mente la maggioranza e il governo dimostrano di essere ben lontani da un clima di unità. La legge elettorale è impantanata, sul Mes al di là delle richieste di Zingaretti il premier Conte ha chiesto di aspettare. E finanche sul rimpasto in maniera lapidaria il presidente del Consiglio ha detto di non sentirne l’esigenza.

E dire che la discussione interna al Centrodestra era iniziata sotto buoni auspici, o comunque per quanto meno propositivi. Ci aveva pensato Giovanni Toti che, poco dopo aver incassato la riconferma alla guida della Regione Liguria, aveva lanciato la proposta di una costituente del Centrodestra. Per carità un’idea dal sapore antico ma comunque un contributo positivo.

E per farlo si era rivolto direttamente a Matteo Salvini. Prima sul Corriere della Sera, forse in maniera polemica rinfacciandogli di non essere un leader, e poi su Facebook correggendo il tiro e invitandolo a spogliarsi della felpa per indossare gli abiti del leader del Centrodestra. Richiesta alla quale Salvini però non ha risposto, limitandosi a dire che si sarà tempo per decidere.

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Matteo Salvini

Insomma, la classica non risposta mentre nei fatti Matteo Salvini ha guardato più in casa propria, lanciando immediatamente l’idea di una segreteria politica e di dipartimenti che in un certo qual modo lo affiancheranno. Una decisione che suona quasi come il tentativo di togliere argomenti ai suoi oppositori interni, se mai ce ne sono, e chiudere la stagione dell’uomo solo al comando.

Polemica a distanza tra Salvini e Fitto: «Un ritorno al passato», «Attacchi ingenerosi»

Ma di coalizione, alleanze e Centrodestra nessun cenno. Una telefonata a Giorgia Meloni e Silvio Berlusconi, ma null’altro. Anzi per la verità riguardo il Centrodestra ha continuato a menare fendenti conto le scelte operate in Campania e Puglia, che avrebbero condotto alla sconfitta. «Penso che l’errore sia stato proporre un ritorno al passato a una Regione che invece ci chiedeva di guardare con più coraggio al futuro», questo il ragionamento affidato da Matteo Salvini a La Gazzetta del Mezzogiorno.

E continuando: «Gli elettori hanno sempre ragione e i pugliesi conoscono bene Fitto. La Lega aveva pubblicamente chiesto maggiore discontinuità, ma l’impegno e la nostra serietà non possono essere messi in discussione. Anzi, con un progetto politico più innovativo avremmo preso più voti anche come lista. Ci siamo sacrificati proprio per non rompere la coalizione e dare un segnale di responsabilità».

Raffaele Fitto

Parole che non potevano non produrre la reazione dello stesso Raffaele Fitto, che dalla sua pagina Facebook attacca Salvini: «Mi sembra quantomeno ingeneroso puntare il dito sulla mia persona, invece di fare un’analisi seria ed approfondita di quanto accaduto». E poi si chiede: «Come sarebbe finita, se: rispetto ad un anno fa la Lega, in Puglia, non avesse perso 16 punti percentuali: il doppio di quelli che sarebbero stati sufficienti per vincere! Tutti gli altri partiti della coalizione, invece, hanno tenuto molto bene o sono cresciuti».

Parole di fuoco con una stoccata finale: «Fra l’altro, dove si sono scelti candidati che venivano da te definiti ‘freschi’ e ‘proiettati al futuro’, che a differenza mia sono stati lealmente ed apertamente sostenuti dall’intera coalizione, non mi pare sia andata meglio».

Salvini in questo momento dovrebbe più unire il Centrodestra che dividerlo con polemiche

Botta e risposta che portano a ricavare l’impressione che Salvini in tutta questa vicenda stia agendo più da leader della Lega piuttosto da capo del Centrodestra, non consapevole che proprio come segretario del primo partito della coalizione, come ama ripetere, ha delle precise responsabilità e che in questa fase dovrebbe puntare non tanto a dividere quanto piuttosto ad unire.

E questo a maggior ragione in un momento in cui i media puntano a dare una lettura parziale, nel senso di parte, delle regionali. Cioè una vittoria del Pd e del governo dovrebbe. Invece sarebbe più opportuno che Salvini concentrasse i suoi sforzi esclusivamente su quanto sia stata positiva per il Centrodestra questa tornata elettorale, evitando di alimentare polemiche sulle scelte effettuate in passato.

Direbbero i latini, «Cui prodest?», cioè a chi giova tutto questo se non alla maggioranza e al governo che così possono distrarre l’attenzione e nascondere agli occhi di tutti le profonde spaccature interne. Il rischio è che queste polemiche portino a giudicare il Centrodestra diviso quanto la maggioranza e per questo alla fine perdente.

La Lega è il primo partito a livello nazionale e Fratelli d’Italia ha scavalcato il M5S al terzo posto

Giorgia Meloni

E, chiaramente, le cose non stanno così. Lo dicono i numeri: la Lega continua ad essere il primo partito a livello nazionale e Fratelli d’Italia ha scavalcato il M5S al terzo posto. Di questo bisognerebbe parlare, come sta facendo Giorgia Meloni che oggi dalle colonne di Libero ha ricordato che «due dei tre partiti più importanti del Paese oggi si trovano all’opposizione, mentre la maggioranza continua a perdere consenso. Eppure a sinistra sono bravissimi a festeggiare il fatto di non esser stati cancellati dalla faccia della terra».

Ma anche che l’ambizione di Fratelli d’Italia è «di crescere il più possibile, ma non ha alcun senso che pensi di farlo a discapito degli alleati. Il mio obiettivo è andare al governo. E siccome quando ci arriveremo avremo già tanti nemici, anche autorevoli, che cercheranno di farci a pezzi, io ci voglio arrivare con numeri importanti e facendo gioco di squadra. Abbiamo bisogno di persone che combattono fianco a fianco e che non si fanno sgambetti. Non avremo tante occasioni, non intendo sprecarle».

Ecco, un gioco di squadra che dovrebbe iniziare già adesso.

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