Nasce l’Unione internazionale giovani dottori commercialisti ed esperti contabili

Il presidente del neonato organismo è Francesco Pepe Milizia

Dopo una lunga e fruttuosa fase di progettazione, è stata costituita a Roma, nel corso dell’ultima riunione di giunta dell’Ungdcec, l’Unione Internazionale Giovani Dottori Commercialisti ed Esperti Contabili. «L’International Union of Young Accountants (IUYA) è un tassello ulteriore nella visione dell’Unione», dice Matteo De Lise, presidente Ungdcec. «Nel mondo ridisegnato dall’emergenza Covid, lo sguardo all’economia transnazionale e agli equilibri dei processi produttivi internazionali non può che essere ancora più attento, l’azione più intensa e incisiva». 

L’obiettivo di IUYA è quello di creare e rafforzare i legami professionali, di amicizia e solidarietà tra i commercialisti italiani e omologhi all’estero e in generale tra chi opera a livello internazionale, oltre a mettere in campo uno studio sistematico delle criticità della categoria in un mondo connesso e globalizzato.

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«In quest’ottica di collaborazione internazionale – evidenzia De Lise – IUYA faciliterà l’avvio delle attività professionali anche all’estero, svolgendo una funzione di acceleratore per i propri associati e favorendo processi di internazionalizzazione di professionisti, imprese e clienti. Una volta sviluppati collegamenti e collaborazioni con altre associazioni e confederazioni estere, l’idea è quella di individuare anche nuove aree di specializzazione e intervento per i Giovani Dottori Commercialisti».

Da statuto, presidente del neonato organismo è stato nominato proprio Matteo De Lise. In seguito lo stesso De Lise, insieme alla Giunta Nazionale, ha individuato nel dottor Francesco Pepe Milizia il presidente di IUYA. A lui spetterà l’incarico di formare il Consiglio di Amministrazione della nuova nata in casa Unione.

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«Ringrazio l’Unione e in particolare la Giunta – dichiara Pepe Milizia – per la fiducia che mi è stata accordata. L’obiettivo adesso è quello di formare figure specialistiche in grado di affiancare le aziende italiane nei percorsi di internazionalizzazione, sia a livello commerciale che produttivo. Si tratta di azioni complesse, che richiedono un alto grado di specializzazione nonché la capacità di aprire dialoghi e interconnessioni con nuovi partner e stakeholder globali. È una bella sfida, ma era inevitabile raccoglierla nel mondo in cui viviamo».

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