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Un tiramisù: così Conte vuole convincere l’Ue sul Recovery Fund

Un tiramisù. Eccola la strada per trovare l’intesa in Europa sul Recovery Fund. Si sa la tavola è il luogo migliore dove discutere e raggiungere un accordo. E ne è convinto il premier Giuseppe Conte che infatti in un’intervista al canale spagnolo Nius risponde che «ci sono tanti piatti italiani che potrebbero piacere ai miei amici dei Paesi frugali». Ma forse ai Paesi frugali «suggerirei loro di condividere un bel tiramisù così ci tiriamo su noi e tiriamo su l’Europa».

Dopo il ping pong, la crostata di dalemiana memoria (ma che poi non portò bene) arriva adesso il tiramisù al quale dare il delicato compito di favorire l’intesa in Europa sul Recovery Fund, superando le tante resistenze che ancora dividono i vari Paesi Ue.

Oggi a L’Aja Conte incontra il premier olandese Rutte

Ad una settimana esatta dall’inizio di un quantomai decisivo Consiglio europeo Giuseppe Conte si avvia forse all’incontro diplomatico più difficile di quelli che ha fissato in vista della riunione del 17 e 18 luglio. Lo attende oggi il premier olandese Mark Rutte, quello che tanto per intenderci la scorsa settimana in un’intervista al settimanale del Corriere della Sera, Sette, disse che «l’Italia doveva imparare a farcela da sola».

Giuseppe Conte e Antonio Costa

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Titolo che è tutto un programma per il premier Conte e che esemplifica la difficoltà della sua missione. Nei giorni scorsi Conte ha avuto vita abbastanza facile tra Portogallo e Spagna, le Nazioni che insieme all’Italia e sotto la via indicata da Francia e Germania puntano a quel Recovery Fund che dovrebbe fornire la liquidità necessaria per affrontare la crisi economica scoppiata in seguito all’epidemia di Covid-19.

Con i paesi iberici l’intesa è stata chiara ed evidente, non sarà così oggi con il premier olandese che è alla testa di quei Paesi, cosiddetti ‘frugali’, che si oppongono a un piano di soccorso fatto di soli prestiti e senza delle precise garanzie sui rimborsi.

Lunedì Conte incontra la cancelliera Angela Merkel

E in questa lunga tappa di avvicinamento al Consiglio europeo di venerdì prossimo, lunedì a Giuseppe Conte toccherà incontrare Angela Merkel da cui, in fin dei conti, dipende il buon esito dell’intesa. Cancelliera tedesca che ieri ha già incontrato Rutte al fine proprio di smussare quegli spigoli che finora impediscono il buon esito della trattativa.

E qual è lo stato dell’arte? Non sembra spirare un vento positivo, anzi le distanze sembrano essere ancora notevoli e per questo si starebbe lavorando su alcuni dettagli, che alla fine potrebbero fare la differenza, per giungere a un accordo complessivo.

Trasferire la vigilanza del Recovery Fund dalla Commissione al Consiglio Ue

Eurogruppo MesUno di questi è il trasferimento della vigilanza sui piani di riforme dei singoli Stati membri e sulla loro effettiva attuazione dalla Commissione al Consiglio europeo. Un passaggio non di poco visto che significherebbe trasferire la competenza a decidere sulla concessione o meno delle risorse del Recovery Fund da un organismo tecnico a uno politico. O meglio agli Stati membri stessi.

Insomma, sarebbero gli stessi governi nazionali facenti parte dell’Ue a decidere direttamente sulla bontà dei piani presentati dai singoli Stati e quindi se accendere il disco verde per accedere alle risorse. Un cambio che potrebbe rassicurare i ‘Frugals’ sul fatto che i soldi non sarebbero dati a ‘sbafo’, ma piuttosto in maniera oculata e sotto un controllo diretto. Di contro potrebbe essere un problema per l’Italia che si troverebbe giudici molto più severi e costretta a sottostare a condizioni più rigide.

A questo si unisce anche l’ipotesi di uno snellimento del plafond di risorse a disposizione, da 750 miliardi di euro a 500. Un’ipotesi per la verità di cui si era parlato anche lo scorso mese alla vigilia di un altro Consiglio europeo. E anche in questo caso la scelta di ridurre i fondi sarebbe sempre per strappare il via libera ai Paesi scettici.

Conte: si vince col dialogo. Chiudere il negoziato a luglio

Giuseppe Conte

E Conte? Oltre ad essere pronto ad offrire il tiramisù, continua a ripetere che «si vince col dialogo spiegando che è nell’interesse comune che dobbiamo preservare i valori comuni». Per Conte «è importante che il negoziato sia chiuso già a luglio: ritardare la risposta sarebbe controproducente. Anche una risposta giusta e adeguata se tardiva non produce effetti. I Paesi avranno un ventaglio di strumenti disponibili nel secondo semestre di quest’anno se chiudiamo a luglio. Il grosso dei fondi sarà disponibile l’anno prossimo ma è bene che questo negoziato termini quanto prima in modo che tutti possano elaborare un piano di rilancio».

E al fine di rassicurare i ‘Frugals’ ribadisce che «il fondo ci sarà, ci deve essere ma non sarà per il Sud, sarà per l’Europa. Non dobbiamo pensare all’Italia, alla Spagna, al Portogallo, alla Francia ma a una risposta europea forte, coordinata e storica perchè siamo tutti uniti e quindi tutti dobbiamo riprenderci il prima possibile». E in prospettiva del vertice di oggi spiegherà a Rutte che «la ripresa se sarà più veloce tornerà utile anche per l’Olanda e i paesi del nord perché noi abbiamo un mercato unico: anche l’Olanda e i paesi del nord traggono grande beneficio da questo mercato unico».

Giorgia Meloni: sul Mes non è vero che non ci sono condizioni

Giorgia Meloni dl Rilancio
Giorgia Meloni

Chissà se servirà. Intanto in Italia il dibattito in Europa continua a rimanere focalizzato sul binario Mes-Recovery Fund. Giorgia Meloni a Tg2 Post ripete la sua convinzione: «Alla fine il governo accederà al Mes e i Cinque stelle avranno tradito il 100 per cento delle loro promesse, io non sono d’accordo». Ed avverte: «Non è vero che non ci sono condizioni, è un Trattato internazionale e si modifica solo con l’unanimità, prevede una sorveglianza post programma, significa che dal 2022 se non hai restituito il 75 per cento la Ue può indicarti le politiche da fare, siamo alla trojka: ci conviene? Ci conviene fare la fine della Grecia?».

Anche se su questo punto ieri il premier Conte ha spiegato: «Il Mes non è mai stato un tabù: ho semplicemente detto che non puntiamo sul Mes perché non è la risoluzione dei nostri problemi. Noi abbiamo bisogno del Recovery Fund, dopo valuteremo se nell’interesse dell’Italia usare anche il Mes. E valuteremo in modo trasparente la regolamentazione della linea di credito del Mes».

Vedremo oggi se ci sarà qualche piccolo passo in avanti verso l’accordo ma se la posizione di Rutte continuerà ad essere quella secondo la quale «l’Ue deve essere parsimoniosa sui soldi» e che «è importante che il fondo venga collegato a riforme, in modo che tutti i Paesi dell’Ue tornino ad essere forti», allora questo tiramisù da offrire dovrà essere davvero buono. Anzi squisito.

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