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Turismo in crisi, gli operatori di Pompei: «Situazione drammatica». FdI: «Con voi, crediamo nel settore»

Il governo parla di rilancio, ripresa, studia piani faraonici (a parole) e di incentivi. Tramite l’Inps afferma di aver riempito di soldi gli italiani. Il ministero dei beni culturali vara bonus vacanze che invece di incentivare sta bloccando ancora di più il turismo. Il governatore della Campania che parla di ‘miracolosi’ e ‘straordinari’ piani socio economici.

Nel mezzo ci sono loro, gli operatori turistici e tutta la filiera collegata. Agenzie di viaggi, guide turistiche, ncc, agriturismi, aziende agricole e tante altre categorie che, al momento, sono solo inseguiti da tasse e gabelle. Ma incassi zero. In Campania i turisti non arrivano, grazie a scelte scellerate a tutti i livelli, del governo centrale di Roma, della Regione Campania e anche delle varie sovrintendenze.

A Pompei la situazione è drammatica. Nella città degli Scavi, gli operatori del comparto hanno incontrato il senatore Antonio Iannone, commissario regionale di FdI in Campania, Marta Schifone, responsabile nazionale del dipartimento professioni di FdI, Vincenzo Garofalo, dirigente provinciale del partito di Giorgia Meloni e Raffaele Savarese, portavoce di FdI a Pompei. Sono esasperati gli operatori. Da mesi, a causa della chiusura per il lockdown dovuto al coronavirus, non incassano un euro. E con la riapertura la situazione non è migliorata. «Il nostro lavoro non è ancora ricominciato ma chi gestisce i parchi archelogici sia di Pompei che di Ercolano ci ha messo proprio in ginocchio» spiega Lello Coppola.

Pompei«Il sovrintendente di Pompei ha messo un blocco numerico, su 66 ettari di terreno (la dimensione dell’intero parco archeologico) se entrano 5000 turisti non si notano nemmeno, non si incontrano tra di loro. Ma oggi comunque non si raggiungono le 5mila presenze. Non hanno dato nemmeno un incentivo per farli venire». Pompei nel caos e «nessuno è disposto ad ascoltarci. Bisogna incentivare il turista a venire a Pompei. Io dall’otto marzo non ho incassato un euro e tra poco dovrò pagare le tasse».

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«L’inverno passato alcuni di noi avevano fatto degli investimenti, avevano acceso finanziamenti in vista della stagione 2020 che si prospettava come un anno ricco di lavoro» spiega Pietro Melziade, coordinatore regionale Salpi Fenalt. «Noi stiamo portando proposte di dignità, non richieste di carità o sussidi. Noi vogliamo lavoro». Ma il comparto turistico che vale «il 13% del Pil nazionale è stato completamente dimenticato».

«Abbiamo atteso il Piano Socio Economico della Regione ma De Luca ha fatto lo stesso errore dello Stato. Ci ha richiamati in base a un codice Ateco ma noi siamo persone. Abbiamo anche cercato di dialogare con l’Assessore al Turismo. Abbiamo chiesto di fare una cosa molto semplice, abbiamo chiesto alla Regione di aiutare chi è in grado certificare di essere un operatore del settore e di dimostrare che l’anno scorso ha fatturato». 

«Il decreto Cura Italia – spiega Lello Catapano – prevedeva soldi a fondo perduto per aprile, quando noi iniziamo a lavorare. Perché non hanno visto il fatturato di maggio e giugno?». «Abbiamo proposto di fare pacchetti turisitici per l’intera Campania, ma nessuno ci ha considerato» afferma Melziade. Una delle tante difficoltà per i turisti in Campania è il fatto che ogni sovrintendenza decide, in autonomia, le misure di sicurezza da adottare.

«Un turista come fa a venire e prenotare se a Ercolano si può entrare in 6 persone poi a Pompei in 10. Un paradosso è che i turisti possono salire su un pullman in 40 e poi arrivano a Pompei e sono ammessi in gruppi di 10». Difficotà che potevano essere evitate se prima di prendere decisioni fondamentali gli amministratori si fossero confrontati con gli operatori.

«Sarebbe utile prolungare l’orario di apertura degli Scavi di Pompei. Oggi ci si ritrova nella situazione in cui tante volte un operatore inizia a spiegare la storia di una domus ma quando è il momento di visitarla la trova chiusa. Un’assurdità» spiegano. Intanto le altre nazioni hanno ripreso le attività e si sono riorganizzate. «I clienti che una volta venivano qui e che oggi si trovano a fare le vacanze altrove in luoghi meglio organizzati noi li abbiamo persi, non li recupereremo più».

«Nel 2010 con il commissario Fiori istituimmo a Pompei la prima postazione guide in Italia» spiega Melziade. «Un’iniziativa per dare servizi ottimali al cliente. Ma la classe politica italiana di centrosinistra, giunta in seguito, ha appoggiato il liberismo selvaggio imposto dalla Germania che è il più grande esportatore di turisti in Europa. Ai tedeschi dava fastidio una cosa del genere perché loro cercano di portare quanti più introiti possibile nel loro paese d’origine. Noi avevamo delle leggi chiare e precise ma piano piano sono riuscite a scardinarle».

«Hanno detto – spiegano gli operatori – che l’Italia contravveniva alle direttive europee avviando una procedura di pre infrazione alla quale bisognava solo rispondere che non era vero. Loro invece hanno fatto il fantomatico Articolo 3 dicendo: “Adesso hai un patentino con validità mondiale”, creando così una guerra tra poveri per poter far venire i capigruppo dalla Germania».

«L’ultima trovata di Osanna è stata l’apertura a tutte le guide nazionali. A questo punto io posso sostenere l’esame per il patentino a Lecco imparando la storia di Lecco e poi venire a lavorare agli Scavi di Pompei. Abbiamo detto che le scorciatoie sono giuste e la meritocrazia non esiste» conclude Melziade.

«Con l’ingresso contingentato a 10 persone, un’agenzia di viaggio che organizza un bus con 40 persone deve assumere 4 guide. I costi però così diventano insostenibili» protestano gli operatori.

«Dal primo momento noi di Fratelli d’Italia abbiamo anteposto i problemi della Nazione a quelli di partito» spiega il senatore Iannone. «Abbiamo portato proposte e abbiamo avuto un atteggiamento collaborativo proprio per la consapevolezza che abbiamo rispetto a queste problematiche» sottolina. «Ma hanno posto la fiducia su tutti i decreti che sono stati portati in Parlamento e quindi automaticamente tutti gli emendamenti che abbiamo proposto sono decaduti» spiega.

«Si invoca – afferma Iannone – la collaborazione ma poi si pone la fiducia che non dà nemmeno la possibilità di portarli in discussione perché non si vogliono assumere la responsabilità di votare contro emendamenti di buon senso e che funzionano. Ma il problema fondamentale è che loro la maggioranza in Senato non ce l’hanno più».

«Ma le difficoltà ci sono anche in Campania, quattro mesi fa De Luca sembrava un ferro vecchio della politica» attacca il senatore. «Dicevano che non aveva fatto niente per 5 anni ed infatti così è. De Luca dice che la sanità campana è migliore di quella lombarda, allora mi chiedo quando vedremo un milanese che viene a ricoverarsi a Napoli. Se il virus fosse partito dalla Campania, con 100 posti di terapia intensiva per una regione di 6milioni di abitanti, cosa sarebbe successo?» si domanda Iannone.

«De Luca afferma di aver salvato lui la Campania, come se i cittadini si fossero chiusi in casa perché c’erano delle ordinanze e non perché avevano compreso che fosse la cosa giusta da fare per salvaguardare i propri cari. A Napoli c’è il quartiere Vasto completamente fuori controllo, là però non c’è andato nessuno con il lanciafiamme. Ora c’è il focolaio a Mondragone e Serino e lui risponde “Io non sono il ministro dell’Interno”».

«Praticamente – sottolinea Iannone – quando le cose vanno bene c’è la privatizzazione del risultato. Quando vanno male c’è lo scaricabarile sui ‘portaseccia’ o sul governo nazionale che quando ci sono le elezioni lui sostiene sempre il Pd dove ha addirittura un figlio che fa il parlamentare di maggioranza. Tutto quello che ha da dire al governo potrebbe dirlo al figlio, poi o il figlio è capace di incidere o lascia la maggioranza di governo».

«La gente ha sentito parlare di miliardi dall’Europa, miliardi dal governo nazionale, milioni dal governo regionale ma in concreto le persone non hanno visto nulla. E dove li hanno visti sono insufficienti. Dare il credito d’imposta a chi deve pagare le tasse ma non può lavorare. A che serve? Uno poi continua ad avere le bollette, i fitti, le spese». «Noi avevamo chiesto il semestre bianco delle tasse e che i soldi venissero accreditati direttamente al cittadino per evitare quello che è successo con l’Inps».

«E’ vergognoso inoltre che il turismo non è stato neanche invitato agli Stati generali. Quando noi abbiamo fatto la polemica, all’ultimo minuto sono stati invitati anche i rappresentanti del settore turismo. Ma anche negli altri settori. Non hanno invitato gente del campo. Hanno fatto la cricca degli incarichi agli amici. La Francia ha stanziato 18 miliardi di euro, noi 4. C’è un ministro che del turismo non se ne frega niente e che pensa solamente agli aspetti dei musei».

«La regione da sempre è sottopotenziata rispetto a quello che si potrebbe fare agganciando il turismo agli attrattori turistici. Potevamo creare un sistema per portare i benefici da un sito all’altro. Potevamo fare un sistema turistico integrato che poteva dare molta più soddisfazione agli operatori e anche su questo in Regione, nei 5 anni, non si è visto nulla. Invece nella nostra regione gli assessori regionali non si conoscono nemmeno perché De Luca ha detto che deve parlare solo lui. Noi abbiamo tante occasioni ma le manchiamo in maniera clamorosa. Ed è chiaro a quel punto che nel momento di crisi siamo ancora più deboli nel dato strutturale» afferma Iannone.

«Fratelli d’Italia si batterà in favore delle vostre istanze perché ci crediamo, il turismo è un settore importante non solo per i numeri che genera ma anche perché crediamo in un dato identitario della nostra nazione che attraverso cultura e turismo ha un futuro» conclude.

Tante le istanze rappresentate dagli operatori turistici di Pompei durante l’incontro. «Istanze – sottolinea Marta Schifone – che abbiamo già inserito in un dossier redatto con il dipartimento nazionale professioni insieme agli operatori turistici nazionali inviato al ministro Franceschini, ma che intendiamo ampliare con le vostre proposte e sottoporlo in termini programmatici al candidato alla presidenza della Regione Campania, Stefano Caldoro, per assicurare il rilancio del settore attraverso il programma di governo regionale del Centrodestra in vista delle prossime elezioni».

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