Recovery fund, 500 miliardi per rilanciare l’economia europea. Ma Francia e Germania fanno ancora da sole

Una proposta in quattro paginette di documento congiunto, per riprendere fra le mani il controllo dell’Europa alla ricerca della via d’uscita dalla crisi del coronavirus. Francia e Germania, finora su fronti opposti riguardo la strategia da seguire per fare fronte all’emergenza economica post emergenza Covid-19, ritrovano l’unità e lanciano la loro idea alla Commissione europea, impegnata a costruire il consenso attorno al Recovery fund, il fondo per la ripresa su cui la presidente Ursula von der Leyen si appresta a presentare ufficialmente la propria proposta il 27 maggio posto.

Il documento franco-tedesco (che per l’ennesima volta e contrariamente a quanto insiste a contrabbandare il diretto interessato, continua a tenere – manco fossimo degli appestati – a debita distanza l’Italia e Giuseppi) vuole presentarsi come un compromesso tra la posizione dei Paesi dell’Europa meridionale, con Italia (come dire che non ci siamo fra i proponenti del fondo, ma fra i richiedenti l’elemosina) e Francia in testa, e quella dei nordici più rigorosi (anche l’Olanda?) dal punto di vista fiscale, di cui la Germania è capofila.

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Da un lato le dimensioni chieste per il fondo, 500 miliardi appunto, appaiono nettamente inferiori rispetto alla richiesta della sponda Sud, che finora ha spinto per uno stanziamento di almeno 1.000 miliardi. Dall’altro, secondo il meccanismo proposto da Parigi e Berlino, queste sovvenzioni – incardinate sul bilancio pluriennale europeo – dovrebbero essere a fondo perduto, (per cui non arriverebbero, prima del 2021) un aspetto che ha fatto finora storcere il naso ai falchi del nord.

Gli aiuti «non saranno rimborsati dai destinatari» ma «dagli Stati membri», ha spiegato il presidente francese Emmanuel Macron presentando la proposta in conferenza stampa con la cancelliera tedesca Angela Merkel. La quale ha sottolineato che il denaro arriverà «dal bilancio dell’Ue, quindi non prestiti» e sarà messo «a disposizione delle regioni e dei settori più colpiti dalla pandemia». Con il piano franco-tedesco si introdurrebbe anche una prima forma di emissione di debito comune: la Commissione sarebbe infatti autorizzata a finanziare il Fondo per la ripresa andando a prendere denaro a prestito sui mercati in nome dell’Unione europea.

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Mentre suona invece molto vicino alla sensibilità dei rigoristi il passaggio in cui si specifica che gli aiuti saranno basati «su un chiaro impegno degli Stati membri ad applicare politiche economiche sane e un’ambiziosa agenda di riforme». Una posizione a metà strada, insomma, su cui tuttavia l’unanimità resta ancora tutta da trovare. Von der Leyen incassa per ora l’assist franco-tedesco, che «va – dice – nella direzione della proposta su cui sta lavorando la Commissione».

Ma ora bisognerà tenere conto anche delle opinioni di tutti gli altri Stati membri, oltre che del Parlamento europeo. L’Italia si dice soddisfatta, con Palazzo Chigi che considera la proposta «un buon punto di partenza», anche se ancora «da ampliare». Una posizione, sottolineano dal Governo riguardo al documento franco-tedesco, che «è frutto del lavoro congiunto con altri partner europei, in primis l’Italia» (però, quanta magnanimità). Anche se sul fronte degli inflessibili iniziano già ad arrivare dei distinguo: la prima a rompere le fila è stata l’Austria, secondo cui il sostegno dell’Ue deve concretizzarsi in 1prestiti, non aiuti».

Insomma anche nei prossimi giorni ci sarà ancora molto da discutere ai tavoli europei, a partire dall’Ecofin di domani, dove le posizioni appaiono ancora distanti sull’ampiezza e la composizione del fondo per la ripresa. La prima reazione dei mercati, con lo spread in deciso calo a 215 punti base dopo l’annuncio di Parigi e Berlino, è stata decisamente positiva. Meno quella del leader della Lega Matteo Salvini: «Oggi Merkel e Macron hanno fatto una conferenza stampa da soli. Non si capisce se c’è una Ue o decidono tutto Francia e Germania. Così il Recovery fund è dimezzato ed è solo un prestito destinato ad alcuni settori». Come dargli torto?

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