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L’Italia esce dalla quarantena ma De Luca attacca il governo. E a 5 giorni dal varo sul dl Rilancio è ancora nebbia fitta

Mentre si attendono ancora di conoscere le misure contenute nel decreto Rilancio, per l’esattezza sono 5 i giorni trascorsi dall’approvazione, gli italiani ritornano alla normalità. La Fase 2 oggi ha ufficialmente inizio e con l’eccezione degli spostamenti fuori regione, per i quali servirà ancora l’autocertificazione, si può dire che l’Italia sembra essere avviata sulla strada della normalità. E’ chiaro che molto dipenderà dalla curva epidemiologica, ma se i dati continueranno il trend delle ultime settimane è possibile che l’Italia si sia buttata alle spalle questi ultimi drammatici mesi.

Ma non è stato facile giungere a questo punto visto che sabato a notte inoltrata si è sfiorata la rottura tra governo e Regioni. Infatti, il premier Conte come consuetudine era andato in conferenza stampa senza avere informato nei dettagli le Regioni del dpcm. A conferenza stampa terminata si sono accorte che le linee guida, stabilite con tanta fatica nella giornata di venerdì, non sarebbero state allegate al documento della presidenza del Consiglio.

Da qui la brusca frenata con tanto di riunione all’1 di notte di domenica e alla fine all’alba la fumata bianca: il documento dei presidenti delle Regioni sarà allegato al Dpcm. Non proprio un dettaglio perché il timore diffuso dei presidenti di Regione è quello di vedersi scaricate tutte le responsabilità dal governo. E di fatti non è piaciuto quel passaggio del premier nel corso della conferenza stampa, che ha detto chiaramente che ora spetterà alle Regioni la gestione di questa fase, addossandosene la responsabilità. Ecco allora la necessità che quelle linee guida venissero chiaramente riprese dal presidente del Consiglio, come una sorta di scudo dietro al quale ripararsi.

De Luca polemizza con il governo che scarica le responsabilità ‘futuribili’ sulle Regioni

De Luca Coronavirus
Il governatore della Campania, Vincenzo De Luca

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E così dopo l’intesa ieri i vari presidenti hanno iniziato ad emanare le proprie ordinanze. A parte De Luca che invece ha polemizzato con il governo reo, secondo lui, di scaricare eccessiva responsabilità sulle Regioni. Non solo, perché per De Luca c’è «un clima di confusione. Basti pensare che siamo a domenica pomeriggio e ancora non c’è il testo ufficiale del Dpcm per le riaperture di lunedì mattina». Da qui la decisione di riaprire in maniera scaglionata, garantendo soltanto per giovedì l’apertura dei servizi di ristorazione, questo per dare il «tempo necessario per avere una interlocuzione seria con le categorie economiche e dare il tempo per le sanificazioni o per procurarsi elementi necessari alle riaperture, come i pannelli divisori».

Distinguo a parte, quindi, oggi l’Italia rialza le serrande, anche se la vera domanda che in molti si pongono è chi davvero riuscirà a farlo. A tenere banco è infatti il tema del sostegno a lavoratori e imprese. Come detto il decreto Rilancio è ancora fermo, sottoposto ai controlli delle coperture, e potrebbe essere ufficializzato oggi. L’attesa è grande soprattutto per capire quali saranno le misure di quello che trionfalmente il premier annunciò mercoledì scorso come due finanziarie.

Matteo Renzi Italia Viva
Il leader di Italia Viva, Matteo Renzi

Ma il decreto Rilancio non rappresenta l’unica incognita della settimana. In effetti il governo ha un grosso scoglio da superare ed è la doppia mozione di sfiducia al ministro Bonafede mercoledì nell’Aula del Senato. Doppia perché oltre a quella del Centrodestra si è unita anche quella di +Europa di Emma Bonino. Un voto ad alto rischio soprattutto se alla fine i renziani dovessero decidere di non sostenere il ministro. Infatti, i 17 senatori di Italia Viva sono determinanti.

Matteo Renzi ha già fatto sapere che mercoledì mattina ci sarà una riunione dei senatori per decidere la posizione del partito sulla mozione di sfiducia, e se in molti prima ritenevano che sarebbe stato altamente improbabile che Italia Viva sostenesse una mozione del centrodestra, la presenza di quella di Emma Bonino potrebbe complicare la situazione. Molto dipenderà però dall’incontro, ancora non fissato, tra Conte e la delegazione di Italia Viva per martedì. Il primo, infatti, si era chiuso proprio con l’impegno di una nuova riunione per parlare del piano shock renziano per sbloccare le infrastrutture. Sarà quella l’occasione per fare chiarezza e decidere la posizione del partito.

Nel centrodestra però non nutrono grandi speranze visto che per alcuni l’intesa su Bonafede ci sarebbe stata al momento di definire le misure del dl Rilancio: la regolarizzazione dei migranti in cambio della salvezza di Bonafede. Comunque mercoledì si vedrà.

Dl Scuola
Il ministro dell’Istruzione Lucia Azzolina

Intanto per domani Conte è atteso in Parlamento, prima alla Camera (alle ore 14) e poi al Senato (alle 17), sulla Fase 2. Comunicazioni che si sarebbero dovute tenere venerdì ma poi l’allungamento dell’intesa con le Regioni ha fatto slittare tutto a domani. Giovedì, invece, in Senato sbarcherà il dl Scuola, il cui esame in Commissione però ancora non è concluso. Anzi devono ancora essere votati gli emendamenti. ‘Radio Senato’, però, ipotizza che l’esame potrebbe subire una decisa accelerata con il voto di fiducia nella stessa giornata di giovedì.

Più morbida la settimana alla Camera dove licenziato il dl Covid sui primi dpcm, che adesso è al Senato, l’attenzione è sul dl Liquidità imprese che è in Commissione dove inizierà il voto sugli emendamenti. Un esame a cui la maggioranza vuole dare una bella accelerata visto che da un momento all’altro potrebbe arrivare il dl Rilancio. E la maggioranza tutto vuole fuorchè trovarsi nel pieno di un ingorgo di provvedimenti.

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