Ylenia Musella, l’autopsia smentisce il lancio del coltello: «Colpo a distanza ravvicinata»

Sul corpo segni compatibili con una colluttazione

Una coltellata alla schiena compatibile con un’arma impugnata a breve distanza, non con un lancio. È il dato che emerge dalla consulenza medico-legale sul delitto di Ylenia Musella, uccisa a Ponticelli da suo fratello Giuseppe Musella.

La relazione depositata dal consulente della Procura, a cinque mesi dai fatti, offre una lettura tecnica della ferita mortale e rafforza le ipotesi formulate dalla Squadra mobile di Napoli e dai sostituti procuratori Ciro Capasso e Valeria Vinci. Secondo gli investigatori, scrive Luigi Nicolosi su «il Mattino», fin dalle prime battute dell’indagine erano emerse incongruenze nei racconti dei testimoni e dello stesso Giuseppe Musella, fermato al rione Luzzatti di Poggioreale dopo una notte di fuga.

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La versione del coltello lanciato e i dubbi della consulenza

Il delitto risale al 3 febbraio ed è avvenuto al Parco Conocal di Ponticelli, nell’appartamento di via al Chiaro di Luna. Ylenia Musella, 22 anni, fu portata al pronto soccorso dell’ospedale Villa Betania quando era già priva di vita. Nelle prime ricostruzioni riferite da familiari e conoscenti, la morte sarebbe arrivata al termine di una lite tra fratelli: le urla, la corsa verso le scale e un coltello scagliato da lontano. La consulenza medico-legale indica però un quadro diverso: «il colpo deve ritenersi inferto a distanza ravvicinata, ovvero in condizioni di contatto diretto tra l’aggressore e la vittima».

È il punto che contrasta con la tesi del lancio del coltello. Gli esiti dell’autopsia eseguita dal professore Emanuele Capasso evidenziano due aspetti centrali: le lesioni riconducibili a una colluttazione precedente e la compatibilità della coltellata con un’arma impugnata a distanza ravvicinata.

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Le ferite sul corpo di Ylenia Musella

La causa della morte viene individuata nella lesione dell’aorta toracica discendente. La lama, penetrata per oltre tredici centimetri, provocò uno choc emorragico acuto. Il coltello usato nell’aggressione era un coltello da cucina con lama di 22 centimetri. Prima della ferita mortale, secondo la ricostruzione tecnica, Ylenia Musella avrebbe cercato di difendersi: sarebbe stata colpita con schiaffi e pugni e poi raggiunta alla schiena dalla lama.

Sul corpo della ventiduenne sono stati rilevati quattro ematomi alla fronte e alla mandibola, «verosimilmente attribuibili a una colluttazione precedente», scrive il medico legale. Sono state riscontrate anche escoriazioni su gomiti e avambracci.

I secondi dopo il colpo e la scena del crimine

La consulenza si sofferma anche sul tempo di sopravvivenza dopo la coltellata. Per il medico legale, Ylenia Musella avrebbe avuto tra i sei e i ventiquattro secondi prima di perdere i sensi. In quel margine brevissimo, «è plausibile che abbia tentato la fuga». Il dato può incidere sulla ricostruzione della scena del crimine: la ventiduenne potrebbe non essere stata colpita mentre scendeva le scale, ma quando era ancora all’interno dell’appartamento.

Con il deposito della consulenza, l’inchiesta entra in una fase decisiva. I difensori di Giuseppe Musella, gli avvocati Andrea Fabbozzo e Leopoldo Perone, stanno valutando le prossime iniziative difensive.

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