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Dopo un mese il decreto Rilancio è ancora in bozze. E il M5S si rimangia l’accordo sui migranti

Slitta ancora il decreto Rilancio. Da che doveva essere varato prima di Pasqua e quindi per metà aprile si andrà probabilmente nel mezzo del mese di maggio. Quindi oltre un mese, sempre che non sorgano altri problemi in particolare al momento della bollinatura della Ragioneria.

Secondo il ministro Gualtieri questo sarà l’ultimo rinvio del decreto Rilancio

A detta però del ministro Gualtieri, intervistato ieri sera al Tg5, si dovrebbe trattare dell’ultimo rinvio perché «abbiamo sciolto tutti i nodi politici e di assetto di questo decreto così imponente e fra poco ci sarà il preconsiglio» per esaminare un testo che «è molto consistente e bisogna evitare errori nelle norme. Poi potremo procedere ad approvare questo decreto Rilancio molto atteso». Un preconsiglio a notte fonda mentre il Consiglio dei ministri dovrebbe tenersi nel pomeriggio.

In realtà a parte le rassicurazioni di Gualtieri il clima all’interno della maggioranza rimane a dir poco complicato, come dimostrano le parole del sottosegretario all’Interno, Carlo Sibilia, con cui in pratica ha rimesso in discussione l’intesa sulla regolarizzazione dei migranti. Un’intesa raggiunta a fatica nel corso di due notti fa, stroncata senza troppi giri di parole: «La proposta Bellanova così com’è significherebbe dire che ‘abboniamo’ un reato penale: così è fantascienza».

Nello specifico Sibilia spiega che «quando si parla di regolarizzazioni bisogna distinguere: da un lato c’è la regolarizzazione di un lavoro nero, dall’altro la regolarizzazione di un lavoratore irregolare come nel caso di uno straniero che è irregolare perché la sua presenza in Italia non risponde a nessuna delle 72 fattispecie che gli consentirebbe di avere un regolare permesso di soggiorno. Stiamo parlando quindi di un reato penale oltre che amministrativo e per noi condonarlo è impensabile. Il M5s è sempre stato contrario ad ipotesi di condono penale» che non può essere da un decreto Rilancio.

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Posizione dura, che già alcuni giorni fa aveva ribadito il capo politico del M5S, Vito Crimi, e che risponde alla preoccupazione diffusa nel Movimento che accettando il via libera alla regolarizzazione si presti il fianco alla propaganda salviniana.

Palazzo Chigi però conferma che la norma sui migranti sarà nel decreto perché, come spiegano dal Pd, «sono stati inseriti una serie di vincoli per accogliere le obiezioni M5S, inclusa l’esclusione di ogni sanatoria per chi sia stato condannato per reati come il caporalato: non si può continuare a discutere all’infinito». Naturalmente spetterà al premier Conte cercare di fare sintesi ed ergersi quale arbitro tra le varie parti. Un ruolo che in molti affermano stia cercando di svolgere in queste difficili ore di elaborazione del decreto Rilancio.

Per quanto riguarda le altre misure sempre ieri sera Gualtieri ha assicurato che la rata Irap di giugno non ci sarà, così come chiedeva Italia Viva, spiegando che sarà eliminato «il saldo acconto dell’Irap per tutte le imprese fino a 250 milioni di fatturato per alleviare la loro situazione in un momento così difficile e aiutarle a ripartire».

Per quanto riguarda le piccole imprese è previsto anche un sostegno a fondo perduto che «sarà erogato dall’Agenzia delle entrate e che contiamo possa arrivare già dai primi di giugno». Il ministro ha confermato che ci saranno tempi più rapidi per il pagamento della cassa integrazione e del bonus per gli autonomi. Ci sarà anche un bonus da 1.200 euro per babysitter esteso anche ai centri estivi mentre per la scuola «ci saranno 16mila stabilizzazioni aggiuntive di insegnanti, in modo da avere complessivamente 32mila nuovi insegnanti a settembre per aiutare i nostri ragazzi».

In attesa del decreto la vera notizia è l’accordo tra governo e Regioni in vista del 18 maggio. Nella videoconferenza di ieri pomeriggio le Regioni hanno avuto il via libera per aprire da lunedì prossimo negozi, bar e ristoranti. Naturalmente ci saranno linee guida e regole generali uguali per tutti e differenziazioni territoriali a seconda dell’andamento della curva del contagio. Ma in caso di risalita, il governo potrà intervenire per disporre nuove chiusure.

Sarà il Comitato tecnico scientifico a definire le linee guida, cioè le regole generali che potranno consentire a ristoratori, addetti ai servizi alle persone e alla balneazione di aprire in sicurezza. Si pensa che tra giovedì e venerdì saranno pronte, in concomitanza con l’uscita dei primi dati ufficiali sul monitoraggio di questi primi 10 giorni di allentamento delle misure.

Infine, nel corso della videoconferenza c’è stato anche un riferimento alla data delle elezioni regionali. Molti presidenti di Regioni spingono per andare a votare a luglio. Un’ipotesi sulla quale, raccontano chi ha partecipato all’incontro, il presidente Conte si sarebbe dimostrato disponibile a riflettere, ma che incontrerebbe la contrarietà del centrodestra più orientato a un voto in autunno.

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