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Dalla Corte Costituzionale tedesca un pugno sul muso alla Bce e a Mario Draghi

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Nuccio Carrara - Sud - ilSud24
Nuccio Carrara, già deputato e sottosegretario alle riforme istituzionali

Mentre c’è ancora chi crede nel processo di integrazione europea e mentre c’è ancora chi continua ad invocare «più Europa», la Corte Costituzionale tedesca assesta un pugno sul muso nientemeno che alla Banca Centrale Europea (BCE), il cuore pulsante dell’intero pachiderma burocratico e para-politico della UE, il luogo sacro in cui si avvera il miracolo della creazione dell’euro.

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Nella sentenza dello scorso 5 maggio è detto a chiare lettere che «Gli stati membri dell’Unione Europea, anche dopo l’entrata in vigore del Trattato di Lisbona, restano signori (padroni) dei trattati e la soglia verso lo Stato federale non è stata oltrepassata».

Capito? L’Unione europea non è uno Stato federale e la Germania non intende rinunciare alla propria sovranità. La Germania non è l’Italia. Tutto ciò che succede in UE non può andare contro le leggi e gli interessi della Germania.

L’antefatto è costituito dalla sentenza della Corte di Giustizia Europea che nel dicembre 2018 aveva valutato positivamente il programma di acquisto da parte della BCE di titoli di Stato già in circolazione nel mercato secondario. La BCE non può acquistare, per espresso divieto normativo, titoli di nuova emissione, direttamente dagli Stati, nel mercato primario.

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Nel 2015, l’allora Governatore della BCE Mario Draghi varò un piano di acquisti attraverso il Quantitative Easing (QE), uno strumento di politica monetaria «non convenzionale» che non è mai piaciuto alla Germania. Ed oggi la sentenza della sua Corte Costituzionale ne è una conferma definitiva.

Il piano di acquisti è ancora in vigore per supportare con più liquidità gli Stati in affanno e scongiurare gli attacchi della speculazione finanziaria. Recentemente è stato ampliato per fare fronte agli effetti devastanti della crisi provocata dalla pandemia da coronavirus.

La Consulta tedesca, però, ha qualcosa da obiettare: «La Corte europea non ha valutato adeguatamente se il piano della Bce ha rispettato il principio della proporzionalità tra i benefici…e gli effetti collaterali…»

Il richiamo al principio di proporzionalità, è solo un cavillo giuridico. Non sfugge a nessuno che è stata proprio la Germania ad aver tratto sempre, in maniera sproporzionata, i maggiori benefici dalla Ue e dall’euro.

Ma la Corte tedesca fa finta di non saperlo e intima alla BCE di fornire, entro tre mesi, chiarimenti convincenti, pena l’uscita della Germania dal QE.

Scontata la risposta della Commissione europea che ribadisce «il primato del diritto dell’Unione europea e il fatto che le sentenze della Corte di Giustizia europea sono vincolanti per tutti i tribunali nazionali». Ostenta sicurezza Cristine Lagarde, oggi alla guida della BCE: «procediamo indisturbati».

Resta l’intento punitivo della sentenza verso i paesi ‘ad alto debito’, che hanno trovato nel QE la possibilità di tenere bassi i tassi di interessi del proprio debito pubblico. In particolare, sembra proprio che si voglia dare all’Italia un’ultima spallata per spingerla definitivamente nelle fauci del famigerato Meccanismo europeo di stabilità (MES).

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Il MES è l’erede diretto di altri fondi simili con la pretesa di salvare gli Stati in difficoltà. Dal 2010, l’Italia ha contribuito ai vari fondi con circa 60 miliardi di euro, ma averne oggi 36 per l’emergenza sanitaria, dovrà richiederli in prestito con gli interessi. Un capolavoro di follia europea.

Naturalmente, Conte e compagni fingono di avere raggiunto un accordo, in sede europea, per un MES senza condizioni. Ma mentono sapendo di mentire. Nessuna modifica è stata apportata all’art. 136 del Trattato sul funzionamento dell’UE che istituisce il MES: «La concessione di qualsiasi assistenza finanziaria necessaria nell’ambito del meccanismo sarà soggetta a una rigorosa condizionalità». Inequivocabile, sconfortante chiarezza. A nulla può valere la letterina rassicurante dei Commissari europei Dombrovskis e Gentiloni.

Alla Germania non piace il QE e le piace ancor meno il MES senza condizioni. Il cane da guardia, la sua Corte Costituzionale, è lì pronto per mordere.

Bisogna prendere atto che le menti annebbiate dal credo neoliberista ci hanno legato mani e piedi al principio di ‘competitività’ che costituisce l’ossatura portante dei trattati europei. Ci hanno condannato alla lotta di tutti contro tutti, che inevitabilmente favorisce gli Stati più forti e lascia indietro quelli più deboli. A dispetto della tanto decantata «solidarietà tra gli Stati membri». A dispetto della nostra Costituzione che «richiede l’adempimento dei doveri inderogabili di solidarietà politica, economica e sociale» (art. 2).

La crisi sanitaria ed economica da coronavirus avrebbe potuto essere, l’occasione giusta per recuperare spazi di sovranità economica e monetaria, andando incontro alle enormi difficoltà degli italiani con strumenti finanziari affrancati dall’indebitamento eterno. Chiamateli come volete: mini-bot, certificati di credito, moneta collaterale, moneta fiscale… Gli strumenti capaci di creare liquidità vera e immediata esistono e non mancano né gli economisti né i precedenti storici in grado di suggerire come utilizzarli per uscire da un sistema a trazione bancaria, fondato sul debito, qual è quello dell’Unione Europea e dell’euro.

Paradossalmente, restando così le cose, non ci rimane che sperare nell’ostinazione della Germania e della sua Corte Costituzionale per arrivare ad una crisi irreversibile, capace di mandare in frantumi la gabbia che tiene prigionieri i popoli europei. A quel punto ci sarebbe un salutare «rompete le righe». E torneremmo a riveder le stelle…

*Nuccio Carrara
Già deputato e sottosegretario
alle riforme istituzionali

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