Le risorse mancano ma le liti sono tante. Le divisioni nella maggioranza fanno slittare il dl Rilancio

Nel giorno in cui Silvia Romano arriva in Italia, la politica continua a dividersi e in particolare la maggioranza, i cui dissidi interni di fatto bloccano di 24 ore il varo del dl Rilancio. Infatti, il preconsiglio dei ministri che si sarebbe dovuto svolgere ieri è saltato a oggi, in mattinata, sostituito da un’interminabile riunione di Conte e i capidelegazione della maggioranza. E per il Consiglio dei ministri? Dovrebbe essere oggi pomeriggio, ma il condizionale è d’obbligo.

A rendere il clima ancora più incandescente l’uscita, come al solito, delle bozze del decreto. In tutto 258 articoli che spiattellati sulle agenzie non hanno fatto altro che aumentare le tensioni tra le varie parti della maggioranza. A questo poi i tanti i nodi che hanno finora impedito il lieto fine nella maggioranza.

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A partire dalle scorie del caso Bonafede, perché in fin dei conti il decreto varato nottetempo sabato scorso non ha sgombrato dal campo le tensioni. Rimane in piedi la sfiducia del centrodestra al Senato, come ha confermato Giorgia Meloni ieri sera da Fabio Fazio a ‘Che tempo che fa‘: «Il decreto non è sufficiente per ritirare la mozione. Valuteremo il decreto nel merito, ma penso sia stato gravissimo che nel momento in cui in Italia ci sono state delle rivolte nelle carceri che avevano chiaramente una regia della criminalità organizzata per arrivare a una serie di scarcerazioni di boss mafiosi che lo Stato invece di dare punizioni esemplari si sia piegato a quello che volevano i boss. Non so perché il ministro Bonafede abbia fatto una cosa così folle, se sia incompetenza o se siano trattative non lo voglio sapere».

Se ci sarà la mozione di sfiducia lo sapremo domani quando alle 16.30 si riunirà l’Aula del Senato per approvare il calendario. Sul tappeto ci sono due ipotesi: la mozione, appunto, e l’informativa. E chiaramente una esclude l’altra. La scelta, come ha spiegato la settimana scorsa nella riunione dei capigruppo di Palazzo Madama il ministro dei Rapporti con il Parlamento Federico D’Incà, spetterà al ministro Bonafede visto che prima della mozione di sfiducia Forza Italia aveva presentato una richiesta di informativa. Richiesta che gli uomini di Berlusconi non hanno voluto ritirare, lasciando così a Bonafede la possibilità di evitare le ‘Forche caudine’ della fiducia, potendo optare per l’informativa. Oggi o al massimo domani il Guardasigilli dovrebbe comunicare la propria disponibilità, anche se pare improbabile che si sottoponga al voto di sfiducia.

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Ma se sfiducia ci dovesse essere non tutti nella maggioranza sono disposti a mettere la mano sul fuoco del sostegno dei renziani. Dubbi alimentati anche dall’atteggiamento tenuto nella riunione di maggioranza di ieri da Italia Viva con un continuo gioco al rialzo. Oltre alla questione della regolarizzazione dei migranti per i lavori agricoli, su cui i renziani tengono il punto, c’è sempre il tema del reddito di emergenza, particolarmente indigesto a Matteo Renzi e soci, che preferirebbero utilizzare per sostenere direttamente le imprese. Il problema è che il M5S non ha intenzione di fare alcun passo indietro su questo punto, il che inasprisce il clima generale.

C’è poi la questione Irap. Nel corso dell’incontro della scorsa settimana con Conte la delegazione di Italia Viva aveva sollevato l’ipotesi di abolirla e nella riunione di maggioranza di ieri Iv ha esplicitamente chiesto almeno l’eliminazione parziale. In serata però ai microfoni di Fabio Fazio il ministro Gualtieri ha annunciato la volontà di «abbonare la rata di saldo e acconto dell’Irap di giugno», individuando così una via d’uscita.

Rimangono però altri fronti aperti dai renziani su cui sarà necessario trovare un’intesa, ad esempio il bonus turismo del ministro Franceschini, anche se l’impressione è che l’obiettivo non sia tanto quello di rompere effettivamente, quanto piuttosto un gioco al rialzo per ottenere più possibile.

Nel merito delle misure il ministro D’Incà a Skytg24 ha rivelato che ci sarà il rifinanziamento di «tutta la parte degli autonomi andando addirittura ad aumentare le risorse per quelli che hanno subito maggior danno, passando da 600 a 1000 euro per aprile e maggio. Successivamente metteremo a disposizione ancora 15 miliardi di euro per la cassa integrazione con regole anche più semplici, in modo che vengano sciolte le difficoltà che abbiamo visto in queste giornate. Poi ci sarà anche una parte di soldi a fondo perduto che verrà dato alle imprese, tra i 1000 e i 5000 euro». Confermato il bonus vacanze di 500 euro e i sostegni per evitare licenziamenti per un anno.

Sul fronte dell’erogazione dei prestiti alle imprese Gualtieri ha ammesso che «ci sono state effettivamente lentezze all’inizio da parte del sistema bancario, ma adesso i numeri stanno migliorando«. E rivolgendosi alle banche ha chiesto «un impegno maggiore al sistema bancario». Sul fronte delle imprese invece ha chiarito che «ci saranno dei ristori a fondo perduto per tutte le imprese fino a 5 mln di fatturato: si arriverà fino a 62mila euro possibili», che verranno dati alle imprese «con bonifico» da parte dell’Agenzia delle entrate.

L’obiettivo del governo è molto chiaro e cioè evitare che le aziende come accaduto finora siano ancora costrette ad aspettare i fondi promessi. A giugno i soldi agli imprenditori dovranno arrivare, anche perché altrimenti la tenuta sociale potrebbe essere davvero a rischio.

Per quanto concerne i lavori parlamentari già si è detto del Senato che martedì vedrà protagonisti la maggioranza e l’opposizione nell’ennesimo duello stavolta sul ministro Bonafede. Invece, mercoledì dopo il Question time del mattino dove tra gli altri ci sarà il ministro Bellanova, alle 11 è prevista un’informativa del responsabile dello Sport Spadafora. Niente di fatto, invece, per il dl Scuola che sarà protagonista in Commissione per la votazione sugli emendamenti. Dovrebbe arrivare in Aula dopo il 18 maggio.

Alla Camera, infine, oltre alle informative dei ministri Bonafede e Spadafora, rispettivamente martedì alle 11 e mercoledì alle 16, a tenere banco sarà la conversione del decreto legge Covid-19 che riassume gli interventi presi dal governo nella prima fase dell’epidemia; tanto per capirci i famosi dpcm che adesso hanno bisogno del voto del Parlamento. Un tema spinoso che da due settimane si protrae in Aula a causa delle divergenze nella maggioranza, dove soprattutto Pd e Italia Viva sono sul piede di guerra ormai stanchi di continuare con un’emergenza gestita a colpi di dpcm.

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