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Calma, diciamo basta alla psicosi del contagio da Coronavirus. Facciamolo per noi, proviamoci

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L’articolo pubblicato sul Roma il 15 febbraio 2020

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Uscire dalla psicosi del contagio da Coronavirus. Preoccupazione e paura che stimolano la riflessione, sì; panico che spinge a scelte inconsulte (vedi la grande fuga verso il Sud dalla zona rossa), no. Anche perché, Cina docet, l’infezione si può fermare, dal Covid-19 si può, guarire anzi, si guarisce e, se si rispettano le regole, si può anche evitare. Lo avessimo fatto, l’Italia non si ritroverebbe vittima di quella che è la vera emergenza di questa pandemia, ma di cui nessuno parla: la mancanza nei nostri ospedali dei necessari posti letto per le terapie intensive, oggi soltanto un terzo di quelli esistenti nel 2001.

Purtroppo, da venti anni, per rispetto dei parametri di Maastricht e pagare il nostro plurimiliardario contributo (in media 15miliardi annui, in cambio di appena 10) all’Ue, siamo stati costretti a continui tagli degli investimenti per l’ammodernamento tecnologico e strutturale della sanità. Eppure nel momento di difficoltà non solo ci scansa, ci multa per gli aiuti al turismo e la Lagarde presidente della Bce con un dichiarazione demenziale («non siamo qui per chiudere gli spread»), ma a parere personale, consapevole, ci affonda sui mercati e fa crollare le borse -17% a Piazza affari e fa schizzare lo spread a 262. Poi decide che è giusto aiutarci a superare le difficoltà, ma con la flessibilità ovvero autorizzandoci ad indebitarci. Sempre, meglio di niente.

Per supererare questa inefficienza occorreva un premier risoluto

Per sopperire a questa inefficienza, in un momento di difficoltà come quello attuale, avremmo avuto bisogno di un premier dalle decisioni rapide e definitive e di un’informazione – principalmente quella televisiva – più consapevole ed equilibrata. E, invece, Giuseppe Conte, con le sue titubanze, le sue indecisioni, le conferenze stampa notturne, una strategia di comunicazione, aggressiva, da grande fratello’ e le reiterate apparizioni televisive, ha ingigantito il problema, dimostrando di non avere gli attributi necessari a risolvere le situazioni complesse.

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Sicché, prima ci ha fatti passare per gli untori del Villaggio globale. Poi – ma solo dopo mille tira e molla, e su richiesta di tutte le regioni dalle Alpi al Capo Passero – ha deciso di allargare anche al Sud le misure restrittive assunte due giorni prima per la Lombardia e le 14 province zona rossa, trasformando l’Italia in una sorta di deserto dei tartari. Tutte le realtà regionali, peò, chiedono ancora altre restrizioni. E De Luca, vuole l’esercito in Campania.

L’informazione televisiva non sembra avere altro di cui parlare che il Coronavirus

L’informazione televisiva, da parte sua, sembra non avere più né voglia né tempo di parlare d’altro, continuando interrottamente – per 24 ore al giorno, un giorno si e l’altro pure – a «dare i numeri», ripetere le stesse cose, e – soprattutto quelle che furono le trasmissioni d’intrattenimento, divenute tutte programmi di dibattito sul Covid-19 – facendo parlare esperti veri (sovente in disaccordo fra loro sul da farsi e su come farlo) e fasulli (quindi ancora più pericolosi), più che sollevare gli animi dei cittadini, l’incupisce e preoccupa sempre di più. Anche in conseguenza delle facce contrite, le voci tremolanti e, spesso, piagnucolose di conduttori e conduttrici. Per carità, nessuno chiede di censurare nessuno, ma un solo bilancio al giorno di mattina o di sera, non sarebbe sufficiente a soddisfare l’esigenza di trasparenza e conoscenza? Tanto più che – fatta salva la pubblicità che nessuno osa toccare – non c’è alcuna fra le decine di emittenti in attività che si comporti in maniera diversa.

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Personalmente non so se le misure per contrastare l’ulteriore diffusione del contagio sono proprie quelle durissime fissate con il #iorestoacasa. Ora, però, ci sono e vanno rispettate. Tanto più che, altrove, hanno funzionato e qualcuno in Italia le aveva già proposte, prima. Ma l’uomo del Chigi aveva detto «no». Lo avesse fatto subito, senza aspettare che i buoi fuggissero dalla stalla prima di chiuderne le porte, forse ora ne saremmo già fuori. Ciò conferma che il Governo Conte ha guidato l’Italia alla ripida discesa verso il ‘cupio dissolvi’ e dimostra che, in questo momento, l’Italia è una nazione senza guida. Purtroppo, il premier – anche per le modalità con cui è stato indicato, a suo tempo, da Salvini e Di Maio e poi accettato da Zingaretti, quando la maggioranza ha cambiato colore e da gialloverde è diventata ‘giallorotta’ – non ha alcuna autorevolezza. Per cui, c’è sempre qualcuno pronto a contestarlo, anche quando – non troppo spesso, purtroppo – dice, e fa, cose condivisibili.

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