Confisca definitiva da 30 milioni per un imprenditore vicino al clan Belforte

Sigilli su aziende, immobili e conti di Clemente Izzo

Un patrimonio da quasi 30 milioni di euro riconducibile a Clemente Izzo, imprenditore casertano di 64 anni ritenuto legato al clan Belforte di Marcianise, è stato confiscato in via definitiva dalla Direzione Investigativa Antimafia, dalla Divisione Anticrimine della Questura di Caserta e dal Comando Provinciale della Guardia di Finanza di Caserta. Il provvedimento, che riguarda anche la moglie e le quattro figlie dell’imprenditore, segue una decisione della Corte di Cassazione e conferma la confisca già disposta dopo il sequestro eseguito nel 2022.

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L’operazione trae origine dal decreto emesso dal Tribunale di Santa Maria Capua Vetere – Sezione Misure di Prevenzione, su proposta del Procuratore della Repubblica di Napoli, del Direttore della Dia e del Questore di Caserta. I sigilli sono stati apposti a due interi compendi aziendali, alle quote di altrettante società, a 62 immobili distribuiti tra le province di Caserta, Benevento, Salerno e Parma – tra cui 13 terreni, 14 abitazioni, due opifici industriali, 32 garage o magazzini e una multiproprietà in Costiera amalfitana – oltre a 47 rapporti finanziari e 18 beni mobili registrati, tra autovetture e mezzi industriali. Izzo, attivo nei settori del cemento e della ristorazione, è stato condannato in via definitiva a cinque anni di reclusione per concorso esterno in camorra.

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Le indagini

Secondo le indagini, l’imprenditore avrebbe operato stabilmente al servizio del clan Belforte, garantendo una serie di attività funzionali agli interessi della cosca: dalla raccolta delle tangenti presso altri imprenditori taglieggiati alla segnalazione dei lavori edili in corso o in fase di avvio. In cambio, avrebbe ottenuto una posizione privilegiata nel mercato del calcestruzzo e una piena protezione criminale.

Gli inquirenti lo consideravano «un amico del clan» e gli attribuiscono una partecipazione diretta a diverse estorsioni. Nel 2002, Izzo fu arrestato in flagranza insieme a Michele Froncillo, esponente di spicco dei Belforte, durante un tentativo di estorsione, episodio per il quale è stato successivamente condannato.

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Al centro del sistema contestato vi era una strutturata modalità di riscossione del «pizzo», mascherata attraverso sovrafatturazioni che nascondevano il prezzo delle estorsioni, pagate dalle vittime per «mettersi a posto». In questo contesto, la Reggia Calcestruzzi, principale azienda riconducibile a Izzo e ora definitivamente confiscata, è stata qualificata dall’autorità giudiziaria come «un’impresa mafiosa» a tutti gli effetti.

Izzo era considerato dagli investigatori, dunque, «un amico del clan», e avrebbe partecipato direttamente ad estorsioni consumate ai danni di diversi imprenditori; nel 2002 inoltre Izzo fu arrestato in flagranza insieme all’esponente di spicco dei Belforte, Michele Froncillo, per un tentativo di estorsione (è stato anche condannato per questo episodio). E la sua azienda principale, la Reggia Calcestruzzi, sottoposta a confisca, è ritenuta a tutti gli effetti dall’autorità giudiziaria «un’impresa mafiosa».

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