La linea del fronte continua ad arretrare verso il centro abitato
Il paragone con il Vajont, uno dei disastri più gravi del Novecento, emerge nel racconto dell’emergenza che sta colpendo Niscemi. Le dimensioni della frana vengono accostate a quelle di una tragedia che ha segnato la storia del Paese e che oggi torna alla memoria per descrivere una massa di terra enorme, stimata in centinaia di milioni di metri cubi. A evocare questo scenario è stato il capo della Protezione civile Fabio Ciciliano, riferendosi al fronte franoso che da domenica scorsa minaccia la città della provincia di Caltanissetta, sospesa sull’orlo di un precipizio di circa 50 metri. Un fenomeno ancora attivo, con numeri destinati a crescere.
Un fronte instabile che arretra verso il centro abitato
L’evoluzione della frana continua a destare preoccupazione. «La linea del fronte continua ad arretrare verso il centro abitato, l’area rossa è destinata a allargarsi», ha spiegato il ministro della Protezione civile Nello Musumeci. Se ulteriori porzioni del costone di sabbia e argilla dovessero cedere, la zona off limits, attualmente fissata in 150 metri, potrebbe arretrare ulteriormente e coinvolgere nuove abitazioni. L’estensione del rischio, in ogni caso, è già considerata inevitabile.
Su questo fronte è pronto un intervento normativo. «Con decreto, ne disporrò l’estensione di circa 25 chilometri quadrati. Su questi territori sarà imposto il divieto di inedificabilità assoluta», ha annunciato Leonardo Santoro, segretario generale dell’Autorità di Bacino del Distretto idrografico della Sicilia. Il provvedimento aggiornerà il Piano di assetto idrogeologico ed è stato ritenuto necessario dopo il monitoraggio effettuato dai tecnici che hanno sorvolato l’area con i droni. Il perimetro del decreto comprenderà anche la zona a valle del costone già crollato.
Sfollati, abitazioni da demolire e il nodo della ricollocazione
Resta invariato, per ora, il numero delle persone costrette a lasciare le proprie case: sono 1.309 gli sfollati censiti dalla Protezione civile. La maggior parte ha trovato ospitalità presso parenti o amici, mentre sono pochi coloro che hanno scelto le strutture messe a disposizione dal Comune.
Le prospettive per molte abitazioni appaiono definitive. Secondo Ciciliano, le case evacuate «non solo non potranno più essere ripopolate, ma andranno distrutte, sempre che l’arretramento della frana non ci pensi da sola». Da qui la necessità di avviare un percorso di ricollocazione dei residenti coinvolti. «È necessario pensare a una re-localizzazione di questi cittadini e una delle cose più importanti è farlo in maniera partecipata, perché la forzatura nell’identificazione di una zona non va bene», ha sottolineato il capo della Protezione civile.
Aiuti del Governo e indagini sul passato
Sul piano degli interventi immediati, il Governo lavora alle prime misure di sostegno. Dopo la promessa di aiuti rapidi formulata mercoledì dalla presidente del Consiglio, Musumeci ha annunciato «una sospensione del pagamento delle rate di mutuo e di ogni altra obbligazione». Parallelamente, è in corso un confronto con la ministra Calderone per individuare «quali e quanti ammortizzatori servono per sollevare quelle aziende, ora inattive, che dovrebbero pagare i contributi per i lavoratori». Alcune misure sono già in fase di firma, mentre altre richiederanno un provvedimento legislativo da affrontare in Consiglio dei ministri.
Dallo stesso ministro arriva anche la notizia dell’istituzione di una commissione d’indagine incaricata di verificare cosa sia stato fatto per la messa in sicurezza del territorio dopo la frana che nel 1997 colpì duramente Niscemi. Un filone su cui si muove anche la Procura di Gela, che ha aperto un’inchiesta per disastro colposo. Nella mattinata di oggi il procuratore Salvatore Vella ha fatto un primo punto con i consulenti.
Respinge le accuse di inerzia il sindaco di Niscemi, Massimiliano Conti. «Solo a dicembre del 2025 abbiamo ottenuto i soldi previsti nella fase 2 e 3 della frana di 29 anni fa, per cui ci abbiamo lavorato. Ad ogni modo ci confronteremo, non voglio polemizzare. In questa fase noi ci occupiamo dell’immediatezza delle esigenze e dell’assistenza dei cittadini», ha dichiarato.
Resta però agli atti che, per tre volte tra il 2021 e il 2023, l’Autorità di Bacino siciliana aveva sollecitato il Comune a presentare un progetto esecutivo per completare le richieste di intervento sul consolidamento del versante ovest del paese e del belvedere, senza ottenere riscontri. In precedenza, nel 2014 e nel 2019, l’amministrazione comunale aveva caricato sulla piattaforma Rendis proposte progettuali per due interventi, per un importo complessivo superiore a 11 milioni di euro. Documenti che, in assenza dei progetti esecutivi, non hanno potuto sbloccare l’iter.




