Ma cosa ha in comune l’Italia con questa sinistra seminatrice di odio?

L’ex ministro Sangiuliano ancora tra i papabili capolista FdI o governatore

Se non ci fosse da vergognarsi per la «figuraccia» cui l’autonominatosi re degli esposti alle procure, il co-leader di Avis Bonelli e il suo collega di partito De Cristoforo, hanno «esposto» lo Stato e la democrazia italiana, ci sarebbe davvero da scompisciarsi dalle risate.

I due, infatti, hanno annunciato la presentazione di «un’interrogazione in Commissione di vigilanza, contro l’ex ministro della Cultura ed attuale corrispondente Rai da Parigi, Sangiuliano, dopo un suo editoriale su “Il Giornale” sulla situazione politica in Francia e sulle fibrillazioni del governo transalpino – guidato ufficialmente da Bayrou e manovrato sottobanco da Macron -, che rischia di essere sfiduciato e mandato a casa l’8 settembre dal Parlamento francese».

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L’ex ministro Gennaro Sangiuliano (ph. MiC)

Sangiuliano (il cui nome, come da noi anticipato, è tornato fra quelli dei probabili candidati a capolista di FdI o alla guida di Palazzo S. Lucia, per le prossime regionali in Campania), nell’evidenziare questo rischio per Emmanuel e il premier, aveva – secondo i due esponenti di Avis – «osato» anche sottolineare: le lodi di «Le Monde» a Meloni e all’esecutivo italiano, la crisi senza prospettive future di quello francese, con Macron, del quale il 67% dei transalpini vorrebbe le dimissioni, nonché la confessione del premier Bayrou che – nel chiedere al Parlamento di riconfermargli la fiducia – ha lamentato che «la situazione finanziaria è grave». Tant’è che Bruxelles teme di esserne contagiata.

E il quotidiano francese ne ha tratto (riflessione che Sangiuliano ha virgolettato nel suo editoriale sul «Giornale») che «l’Italia di Giorgia Meloni è attualmente credibile quanto la Francia in materia di finanze pubbliche. O anche di più». Del resto, il crollo delle banche, lo spread in salita (differenziale con il decennale tedesco a 78 punti base) e il rischio di ritrovarsi, come la Grecia a suo tempo, con la troika: Fmi, Bce e Commissione Ue, a girovagare per «casa», ne sono la conferma più eclatante. Altro che propaganda, quindi. Anzi!

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Lo scoop contestato e l’inaspettata difesa di Travaglio

Niente che non si sapesse già da tempo, ma che la «magnifica coppia» – che, purtroppo, vive su un altro pianeta e non ha notizie di ciò che succede su questa terra – ha scoperto solo dopo aver letto lo scoop (si fa per dire) di Sangiuliano. Che tra l’altro sulla questione ha trovato un difensore di tutto rispetto e inaspettato: il direttore de «il Fatto Quotidiano» Travaglio, che ha chiesto a lorsignori, ovviamente senza alcuna risposta dei diretti «interpellati», se «siamo in Russia».

Questi, però, invece di coprirsi la testa di cenere, chiedendo scusa ai propri elettori per il proprio continuo sproloquiare e, soprattutto, per operare contro il Paese, pretenderebbero che i giornalisti mistificassero la verità, facendo il loro gioco e – continuando, nel nome del consenso di parte, a delegittimare il centrodestra. Come se le elezioni si vincessero solo parlando male degli avversari, dicendo «no» a tutto, inseguendo il fantasma del fascismo (come fa il senatore a vita ed ex premier Monti che – al potere senza voti e per nomina napolitaniana – oggi parla di rischio autoritarismo) e non proponendo programmi e cose da realizzare. Cercando di imporre il silenzio a quei colleghi che ancora si «ostinano» a non piegarsi al «pensiero unico».

La sinistra tra accuse di bugie e il caso Lepore a Bologna

A questo punto, però, vien da chiedersi che cosa abbia da spartire con l’Italia questa sinistra «spacciatrice» di bugie e notizie false, che sempre più sembra schierarsi dalla parte dell’immigrazione clandestina, dei cosiddetti disobbedienti, degli occupatori abusivi di case, dei pro-Pal, dei centri sociali e si offre perfino di pagare le spese legali per la loro difesa.

E per chiudere il cerchio, a Bologna, il sindaco Lepore ha acquistato 300 pipe per il crack da distribuire gratis ai «consumatori»; una sinistra che un giorno sì e l’altro pure non fa che infangare e delegittimare le istituzioni repubblicane, rendendosi protagonista di episodi – come quello citato in apertura, contro l’ex ministro – privi di senso, di motivazioni reali e senza alcun interesse per i «comuni mortali», non «ideologizzati» a loro modo e consumo. O schierandosi a favore dell’immigrazione illegale delle Ong, se non addirittura dell’illegalità diffusa? Assolutamente nulla!

Il confronto con Meloni e l’ovazione al Meeting di Rimini

E per avere conferma di quanta distanza ci sia fra il nostro Paese e la sinistra basta confrontare la standing ovation ottenuta dalla Meloni al Meeting di Comunione e Liberazione di mercoledì a Rimini, dove ha confermato l’intenzione di contrastare fino in fondo l’immigrazione irregolare; annunciato un piano casa per le giovani coppie; l’alleggerimento del fisco per il ceto medio; ma anche la determinazione di arrivare all’approvazione definitiva della riforma della giustizia e della separazione delle carriere.

E di contro la trappola predisposta per la sera dello stesso giorno nella trasmissione di approfondimento politico serale «4 di sera news» su Rete 4 all’on. Gardini di FdI, che ha dovuto combattere quasi da sola contro tutti. Per fortuna a riconoscere i meriti della premier e dell’esecutivo ci hanno pensato Mieli, che era lì per presentare il suo ultimo libro «Il prezzo delle guerre», e il condirettore di «Libero» Senaldi.

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