Un professore, un post infame e l’alibi dell’IA: la barbarie non si automatizza

Da un docente e dalla politica ci si aspetta civiltà, non odio social

Se c’è un simbolo perfetto del nostro tempo – meschino, rancoroso e infarcito di alibi – è il post pubblicato dal professor Stefano Addeo. Un uomo che insegna tedesco a scuola ma che, in fatto di civiltà, ha probabilmente studiato su un dizionario strappato.

Cosa ha fatto? Ha augurato alla figlia di Giorgia Meloni – una bambina – «la stessa sorte della ragazza di Afragola», ovvero Martina Carbonaro, 14 anni, ammazzata dall’ex fidanzato. Un post vomitevole, impubblicabile, inqualificabile. Un gesto che – per usare le parole dello stesso autore – è stato frutto di “superficialità”. Superficialità, capite? Come se si fosse dimenticato di pagare il caffè al bar.

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L’IA come capro espiatorio universale

Poi è arrivata la scusa madre di tutte le scuse del 2025: «Ho chiesto supporto all’intelligenza artificiale». Che è un po’ come dire: «Non sono stato io, è stato il mio criceto ubriaco».

Ormai l’IA è diventata la scusa perfetta per tutto: hai scritto un’idiozia? È stata l’IA. Ti sei dimenticato di spegnere il forno? È stata l’IA. Hai parcheggiato sulle strisce? Colpa dell’algoritmo di Google Maps.

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Ma qui non ci casca nessuno. L’IA, checché se ne dica, rifiuta di scrivere messaggi d’odio – è progettata proprio per evitare di istigare alla violenza, tantomeno contro minori e persone indifese. È più probabile che quel post l’abbia scritto sotto l’effetto di un’overdose di bile da social. E se per assurdo fosse stato generato da un chatbot, è lui ad averlo letto, approvato e pubblicato, con la lucidità (si spera) di un docente. E allora cambia poco: la responsabilità è piena, senza sconti.

Se i professori delegano il pensiero all’algoritmo

E poi, diciamocelo: se un professore ha bisogno dell’intelligenza artificiale per scrivere un post sui social, abbiamo un altro problema. Cosa insegna agli studenti? Che si può demandare anche il pensiero? Che basta “fregare il sistema” facendo fare all’algoritmo anche il lavoro etico e morale? Se la scuola è il luogo dove si educa alla coscienza, questa storia sembra la prova che qualcuno quella coscienza l’ha lasciata in parcheggio a lungo termine.

Scuse inutili e curriculum fuori luogo

Nelle varie interviste – al Roma e al Tgr Campania – Addeo ha detto: «È stato un gesto stupido, scritto d’impulso. Chiedo scusa per il contenuto del post: non si augura mai la morte, soprattutto a una bambina. Ma non ritiro le mie idee politiche». E ancora: «Mi rendo conto della gravità, ma in classe non ho mai fatto politica. I miei studenti mi vogliono bene. Odio ogni forma di violenza, amo gli animali, faccio volontariato».

Tutto molto bello. Ma qui non c’entra nulla la politica, né l’amore per i gattini, né il volontariato. Nessuno può “bilanciare” un’uscita aberrante con un curriculum da cittadino modello. Perché una cosa è certa: augurare la morte a una bambina non è “esprimere idee politiche”, è solo miseria morale.

Nessuna attenuante, nessuna compensazione

Va detto con chiarezza che anche le reazioni violente contro Addeo sono inaccettabili: le minacce, gli insulti, i pomodori contro le vetrate di casa – sono episodi da condannare senza esitazioni. Ma non possono, in alcun modo, assolvere il contenuto originale del post. Non valgono come attenuante, né come coperta di pietà.

Un odio che viene da lontano

E non è un caso isolato. Come ha scritto Giorgia Meloni: «Le minacce rivolte anche ai figli del vicepremier Matteo Salvini e del ministro Matteo Piantedosi dimostrano che non siamo davanti a episodi isolati, ma a una spirale d’odio alimentata da un fanatismo ideologico che ha superato ogni limite».

Ed è proprio questo il punto: non si tratta di uno scivolone estemporaneo. È l’ennesimo sintomo di un clima di odio che si è sedimentato da mesi, anzi anni. Un fiume tossico fatto di parole, allusioni, meme, offese, che ha reso “accettabile” attaccare la parte più sacra della vita delle persone: i figli.

Quando l’opposizione semina veleno

E la cosa più inquietante è che questo clima è alimentato da una parte dell’opposizione – irresponsabile e disperata – che per screditare il nemico lo disumanizza, colpisce le famiglie, scende al livello del fango. Come se seminare odio fosse un programma elettorale. Come se l’avversario politico fosse un bersaglio da abbattere in ogni forma, persino colpendolo nei suoi affetti più vulnerabili. Questa non è politica. È barbarie.

A differenza di chi augura la morte ai figli degli altri, noi non ci abbassiamo al suo livello. Nessun insulto, nessuna vendetta. Al contrario, al professor Addeo auguriamo il meglio. Gli auguriamo perfino di scoprire cos’è la civiltà. Magari proprio con l’aiuto di un’intelligenza artificiale.

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