Il premier Giorgia Meloni al debutto in Ue: pressing su energia e migranti

Un passo avanti verso la soluzione sul price cap

Uno scambio di vedute sui migranti vivace ma non a altissima tensione. Il primo Consiglio europeo di Giorgia Meloni non ha tradito le attese su due dei suoi temi chiavi: quello energetico e quello migratorio.

La presidente del Consiglio italiana è atterrata a Bruxelles ribadendo la posizione espressa dall’Italia finora: la necessità che l’Europa, sulla crisi energetica, risponda ai bisogni di cittadini e imprese e che, allo stesso tempo, non lasci i Paesi del Mediterraneo ad affrontare in solitudine il nuovo aumento dei flussi.  E fonti europee hanno osservato come, sulla migrazione, l’intervento del presidente del Consiglio sia stato in linea con quelli di Mario Draghi in Europa, puntando su responsabilità e solidarietà. L’inserimento del tetto al prezzo del gas nelle conclusioni del Consiglio europeo, l’ultimo prima della fine dell’anno, di certo addolcisce il rientro a Roma della leader di FdI. Il più è fatto.

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Quello che ancora resta da fare è tutt’altro che scontato: trovare una soglia che accontenti tutti, chi continua a temere ripercussioni sulle forniture e chi, come Roma, vuole scendere sotto la soglia simbolica dei 200 euro a megawattora. L’impressione è che l’intesa possa trovarsi su una soglia di poco superiore ai 190 euro. Le trattative, da qui al Consiglio Affari Energia di lunedì, saranno fitte e decisive. «Se trovano un accordo Italia, Francia e Germania l’accordo c’è per i 27», ha spiegato una fonte europea sottolineando come i tre Paesi rappresentino le tre diverse posizioni in Europa sul tetto al prezzo del gas.

I finanziamenti comuni

Ma il tema energetico non si esaurisce certo al cap e alla piattaforma di acquisti comuni. E’ un punto sul quale l’Italia vuole che l’Ue contribuisca con finanziamenti comuni. Potenziando ad esempio il RePowerEu. Il nuovo capitolo al Pnrr, tra l’altro, potrebbe fornire all’esecutivo la sponda per trattare con Bruxelles su modifiche e aggiornamento del Piano. E di questo potrebbero aver parlato il commissario Ue agli Affari Economici Paolo Gentiloni e il ministro per gli Affari Ue, la Coesione e il Pnrr Raffaele Fitto in un incontro a due passi dal summit dei leader.

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Il dossier migranti

Proprio Fitto ha fatto un rapido bilancio del primo Consiglio europeo di Meloni, tornando sul tema migranti. Il dossier è stato spostato come uno degli ultimi punti in agenda alla riunione, con l’obiettivo di dare più tempo ai leader di discutere e anche di scontrarsi. Come previsto è stata l’Olanda ad alzare la mano e a porre il tema dei movimenti secondari. Ossia della necessità di una rigida applicazione del Trattato di Dublino.

Il premier austriaco Karl Nehammer è stato ancora più netto: «Per noi si tratta di un problema di sicurezza nazionale che va affrontato anche con il rafforzamento dei confini». I Paesi Med, Italia in primis, a quel punto hanno ribadito la propria posizione: il pacchetto va trattato assieme, includendo anche il tema della solidarietà e della responsabilità nei ricollocamenti e la dimensione esterna.

«Le critiche sui movimenti secondari sono sinceramente singolari ma non è il momento delle polemiche», ha puntualizzato Fitto. Ma la temperatura è destinata a rialzarsi presto. Già all’inizio di febbraio, quando al Consiglio informale che si terrà in Svezia il dossier flussi sarà sovrano. Un dossier sul quale non c’è stato alcun bilaterale tra Meloni e Emmanuel Macron. Il tempo della pace tra Italia e Francia, forse, non è ancora arrivato.

Il trilaterale dei leader Conservatori dell’Ue

E’ arrivato, però, il primo trilaterale dei leader Conservatori dell’Ue, quello tra Meloni, il polacco Mateusz Morawiecki e il ceco Petr Fiala. La premier «ha avuto un ruolo davvero importante» nello sbloccare l’impasse sulla minimum tax (dove permanevano le riserve di Varsavia), ha spiegato Fitto. Delineando chissà, un ruolo da trait d’union tra l’asse franco-tedesco e i Paesi Visegrad più dialoganti per la premier italiana, che a Bruxelles ha avuto un faccia a faccia anche con l’omologo greco. Ma se la bilancia tendesse un po’ più verso Est allora, per l’Italia, la strada sui temi più delicati si farebbe ancora più in salita.

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