Governo battuto sulle preferenze. Giorgia Meloni: «Ha vinto di nuovo la palude»

Il voto segreto affossa per un solo voto l’emendamento

La riforma elettorale del centrodestra inciampa nell’Aula della Camera. Lo scrutinio segreto chiesto dalle opposizioni ha affossato per un solo voto l’emendamento per il sistema misto con capilista bloccati e preferenze. La proposta, contenuta in un emendamento a prima firma Fratelli d’Italia, Noi moderati e Udc, ha ottenuto 187 voti favorevoli e 188 contrari. Il testo aveva ricevuto il parere positivo dei relatori di maggioranza e del governo. Anche Lega e Forza Italia, pur non avendolo sottoscritto, avevano annunciato il proprio sostegno. Favorevoli anche i deputati di Futuro Nazionale, mentre le opposizioni avevano espresso una netta contrarietà.

Giorgia Meloni ha affidato ai social il proprio commento: «Ci abbiamo provato. Ha vinto di nuovo la palude. Abbiamo provato a reintrodurre le preferenze nella legge elettorale dopo più di 30 anni di liste bloccate. Abbiamo chiesto che si votasse con voto palese e che ognuno mettesse la faccia sul suo voto, ma le opposizioni hanno voluto il voto segreto».

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La presidente del Consiglio ha proseguito: «Il risultato dice che la sinistra e le opposizioni hanno votato compattamente contro. Ma anche nella maggioranza sono mancati diversi voti, e su questo serve una riflessione. L’emendamento è stato respinto per un solo voto. Un’occasione persa per gli italiani, ma era giusto provarci».

Infine, la premier ha aggiunto: «P.S. La scena dell’opposizione che esulta come se avesse vinto un Mondiale per aver impedito ai cittadini di poter scegliere i propri parlamentari dice tutto».

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Le opposizioni chiedono la crisi di governo

Dopo il «respinto» pronunciato dal presidente di turno della Camera, Fabio Rampelli, dai banchi delle opposizioni si è levato il coro «Elezioni, elezioni». Giuseppe Conte ed Elly Schlein hanno interpretato il risultato come una sconfitta politica del governo, chiedendo alla maggioranza di aprire la crisi. Analogo invito a salire al Colle è arrivato da Angelo Bonelli e Maria Elena Boschi, che ha comunque ribadito la posizione favorevole di Italia Viva sulle preferenze.

La bocciatura è maturata al termine di una strategia concordata attraverso riunioni tra gruppi parlamentari, capigruppo in Commissione Affari Costituzionali ed esperti di diritto costituzionale. Le opposizioni avevano deciso di votare contro tutti gli emendamenti della maggioranza, sostenendo invece le proposte alternative per superare le liste bloccate con collegi uninominali o preferenze.

Lo scrutinio segreto, richiesto da Marco Grimaldi di Alleanza Verdi e Sinistra, puntava anche a far emergere le divisioni interne al centrodestra. Era stata valutata l’ipotesi di non partecipare al voto per evitare possibili aiuti alla maggioranza, ma la soluzione era stata scartata. Dopo il risultato, Grimaldi ha commentato: «Adoro i piani ben riusciti».

Prima della votazione, Conte aveva respinto la sfida di Meloni sul voto palese, mentre Riccardo Magi aveva definito la riforma «palesemente incostituzionale». La prevista «Notte della democrazia» si è quindi trasformata in una manifestazione del centrosinistra in piazza Montecitorio.

I tabulati e le assenze nel centrodestra

Dai tabulati ufficiali emerge che i 111 deputati presenti di Fratelli d’Italia hanno tutti partecipato alla votazione. Cinque erano in missione su un totale di 116: Giangiacomo Calovini, Edmondo Cirielli, Giorgia Meloni, Eugenia Roccella e Giulio Tremonti.

Nella Lega hanno votato 48 deputati su 56. Quattro erano assenti e quattro in missione. Gli assenti non in missione erano Antonio Angelucci, Vanessa Cattoi, Vannia Gava e Valeria Sudano. Risultavano invece in missione Mirco Carloni, Federico Freni, Giancarlo Giorgetti e Nicola Molteni.

In Forza Italia hanno partecipato alla votazione 51 deputati su 53. Deborah Bergamini e Francesco Cannizzaro erano assenti e, secondo i tabulati, non risultavano in missione. Noi moderati ha registrato la presenza e il voto di tutti gli otto deputati.

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