Approfittando della confusione occidentale Erdogan rivolge la sua attenzione ai curdi

I turchi sono abbastanza chiari: vogliono cacciare i curdi presenti alla loro frontiera e anche dalla città di Kobane

Mentre l’attenzione del mondo è rivolta all’Ucraina, Erdogan non può lasciarsi sfuggire l’occasione e comunica il prossimo lancio di un’operazione militare turca in Siria, con tanto di programma approvato dal Consiglio di Sicurezza già alla fine dello scorso mese di maggio.

Nell’indifferenza generale la Turchia occupa la provincia del nord ovest siriano ed una striscia di territorio del nord conquistata ai Curdi nel 2019 con un’operazione militare denominata con sottile eufemismo «sorgente di pace».

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Nella zona che lega le due province, con l’accordo della Siria, si sono installati i Curdi e chiaramente l’operazione di Erdogan vuole riuscire a collegare i territori nord ovest con quelli del nord per costringere le truppe curde a ritirarsi verso l’est in braccio alle truppe americane che occupano quel territorio, nonostante le proteste della Siria, Stato sovrano, imponendo la loro presenza illegale perché frutto di una decisione unilaterale e senza averne ottenuto mandato.

In occasione dell’ultimo intervento turco in Siria gli americani avevano abbandonato i loro alleati curdi lasciando campo libero ai turchi, il cui peso nella NATO era diventato tanto importante da non poter permettere agli USA alcuna frizione con Erdogan.

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Allora i russi, maestri assoluti nello scacchiere siriano, si erano interposti bloccando le ambizioni turche e costringendo Erdogan ad interrompere l’avanzata delle sue truppe pur conservando i territori che aveva conquistato. Evidentemente oggi i rapporti di forza sono cambiati, i russi hanno dovuto inviare in Ucraina parte del loro contingente e non possono più opporsi militarmente

Gli obiettivi turchi

Gli obiettivi turchi del resto sono abbastanza chiari: innanzitutto vogliono cacciare i curdi presenti alla loro frontiera e anche dalla città di Kobane, strappata valorosamente dai curdi ai combattenti di Daech con l’appoggio dell’aviazione statunitense.

Per Erdogan i curdi sono tutti terroristi raggruppati nel PKK, il partito che lotta per conquistare l’autonomia curda. Proprio a causa di questa rivendicazione curda Erdogan ha motivato la sua opposizione all’ingresso nella NATO di Svezia e Finlandia ree, a parer suo, di accogliere numerosi militanti PKK, un partito vietato in Turchia ma molto attivo in Iraq e in Siria.

Il progetto di Erdogan, quando riuscirà a cacciare i Curdi, sarebbe quello di spostare nei territori conquistati una parte del milione di rifugiati siriani sul suolo turco. Un progetto che preoccupa ovviamente i siriani per la presenza tra i rifugiati di numerosi combattenti islamisti che, cacciati una prima volta, oggi rientrerebbero nuovamente in Siria che, senza più ormai l’aiuto russo. sarebbe impossibilitata ad opporvisi.

L’inflazione blocca il potere d’acquisto

Un altro motivo di preoccupazione turca riguarda l’inflazione presente nel Paese che, calcolata al 70%, blocca il potere d’acquisto dei cittadini. Sicuramente un’operazione militare coronata da successo, grazie al sentimento nazionalista molto forte in Turchia, servirebbe a placare il malumore della popolazione.

C’è del resto anche da tenere conto che le prossime elezioni del 2023 si presentano difficili per Erdogan che, nonostante repressioni e intimidazioni, già nelle elezioni municipali passate aveva perso la guida di città importanti come Ankara e Istanbul, a favore di un’opposizione che gode oggi dei favori dei sondaggi.

Alla viglia dell’operazione annunciata dai turchi in Siria, gli americani nicchiano e nonostante gli impegni dovuti alla loro alleanza con i curdi, non hanno assolutamente intenzione di opporsi. Sia perché la Turchia è diventata un pilastro importante in ambito NATO sia perché per loro il nemico ormai è soltanto uno: la Russia.

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