Caro petrolio, è così utopistico pensare di ridurre le accise per mitigare i rincari?

Per ogni litro 1,2 euro sono trasferiti allo Stato

Il Brent punta spedito verso i 120 dollari al barile (siamo a quota 118,5) e le quotazioni internazionali di benzina e gasolio raggiungono livelli record, al pari di quanto rilevato nell’estate del 2008, alla vigilia della crisi finanziaria, e tra il 2012 e il 2013. Le decisioni dell’Opec+ confermano la propria strategia di aumento graduale della produzione con un incremento delle vendite di 400.000 barili ad aprile, come da attese.

Il comunicato della Dichiarazione di Cooperazione del 2 marzo evidenzia che «gli attuali fondamentali del mercato petrolifero e il consenso sulle sue prospettive indicano un mercato ben equilibrato e che l’attuale volatilità non è causata da cambiamenti nei fondamentali di mercato ma dagli attuali sviluppi geopolitici».

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L’Unione Europea dipende per il 40% circa dei rifornimenti dal gas russo

Per cui gli eventi bellici in Ucraina non costituiscono una delle motivazioni di questi frenetici aumenti in quanto, al momento, il settore dell’energia sembra essere escluso dalle sanzioni alla Russia decisa dai Paesi occidentali, ma ciò non basta per metterlo al ripari da rincari esponenziali. Si teme, infatti, che l’attacco a Kiev possa mettere in pericolo le forniture fisiche di petrolio in arrivo da Mosca perché l’Unione Europea dipende per il 40% circa dei rifornimenti dal gas russo, un quarto del quale passa proprio dall’Ucraina. E per questo motivo molte compagnie al momento evitano l’acquisto da Mosca.

Il risultato è evidente a tutti quando ci si reca al distributore con il prezzo del carburante (benzina e diesel) a quota 2 €/l. Come è noto la struttura del prezzo del carburante è composta da quattro fattori: accise, iva, che costituisce la tassazione sui carburanti, costo della materia prima e margine lordo. La tassazione sui carburanti è una realtà che esiste in tantissimi paesi, in Europa e fuori. L’Europa impone in media un’accisa minima di circa 36 centesimi di euro per ogni litro di carburante, ovviamente ogni Stato membro può decidere se applicare o meno ulteriori tassazioni.

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L’Italia è il secondo Stato ad avere l’accisa più elevata

L’Italia è il secondo Stato, dopo i Paesi Bassi, ad avere l’accisa più elevata con il 42% del prezzo finale del carburante, al quale si deve aggiungere il 18% dell’IVA. Per un totale di tassazione pari al 60% del prezzo complessivo. Il rimanente 34% è costituito dal costo del petrolio e solo il restante 6% è il risultato del margine lordo per i distributori.

Per cui, rispetto ai due euro che vediamo nelle principali pompe di benzina, 1,2 euro per litro sono trasferiti allo Stato sotto forma di accisa ed imposta sul valore aggiunto. Sino al 31 dicembre di quest’anno vige lo stato di emergenza dichiarato dal Consiglio dei Ministri «con lo scopo di assicurare aiuto e supporto all’Ucraina, colpita dagli attacchi della Russia». Ma tali emergenze producono notevoli disagi economici ai cittadini italiani. È del tutto utopistico pensare ad una sospensione o riduzione delle accise sui carburanti al fine di calmierare il prezzo alla pompa e tutelare un settore, quello dei trasporti, cruciale per la mobilità dei cittadini?

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