Sospensione del patto di stabilità europeo: un trucco per introdurre il Mes?

Purtroppo, come assicura la vecchia saggezza «non c’è rosa senza spine». Sicché, alla luce delle dichiarazioni della presidente della Commissione Europea Von Der Leyen, vien da chiedersi, ma questa improvvisa disponibilità dell’Ue, è davvero un tentativo di aiutarli ad uscire dalla crisi o non cela, piuttosto – soprattutto per l’Italia – una qualche nuova trappola? Nella fattispecie, strappare, sull’onda della paura da coronavirus, il «sì» al nuovo Meccanismo Europeo di Stabilità.

Il Mes, uno strumento capestro che affosserebbe l’Italia

Quello strumento capestro che impone, in caso di eccesso d’indebitamento (ed è proprio il caso dell’Italia che, già oggi, segna un rapporto debito/pil, del 135% ben più del doppio, quindi, del 60% previsto dal trattato di Maastrcht) nella migliore delle ipotesi, con la riduzione del rapporto del 3,75%, all’anno o, peggio ancora, un sforbiciata, nel caso di ristrutturazione, di oltre il 50% del valore nominale, perché con il solo 50% il rapporto debito/pil resterebbe ancora al di sopra del 60% statuito. In entrambi i casi, insostenibile. Significherebbe mettere a rischio il nostro sistema bancario. Potrebbe, infatti, provocare un calo dei prezzi dei Btp e, conseguentemente, del patrimonio delle banche che ne detengono circa il 27%. Certo, uno scenario inquietante. Da questa Europa, purtroppo, c’è da attendersi di tutto.

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Il Mes: uno strumento capestro per il nostro Paese

Ovviamente, mi auguro di sbagliare e che alla fine il mio possa dimostrarsi soltanto un retropensiero e che l’Europa si sia resa conto che la sua presenza sulla scena politica internazionale ha un senso nella misura in cui sa essere comunità dei popoli e non solo della moneta. Avvinghiata a parametri finanziari. Per arricchire i poteri forti e ridurre sempre più in brache di tela la gente comune. «Chi ha orecchie per intendere, intenda». Ma ce l’hanno davvero: Conte, Gualtieri & C? Spero di si, ne va del futuro del Paese e di noi tutti.

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